Osservatorio ESG

Con cadenza settimanale il socio Andrea Gasperini presenterà le novità in materia di sostenibilità ambientale e di governance

La Commissione Europea indica la roadmap per la finanza sostenibile

L’High-Level Expert Group on Sustainable Finance della Commissione Europea dopo sei mesi di intensivo lavoro ha riassunto i primi risultati nella sua Relazione intermedia, pubblicata il 13 luglio 2017, “Financing a Sustainable European Economy” di seguito riassunta.

La finanza sostenibile si pone due obiettivi tassativi. 

  • Il primo obiettivo è quello di migliorare il contributo della finanza verso una crescita sostenibile e inclusiva resa possibile, in particolare, finanziando le esigenze a lungo termine delle società per l’innovazione e le infrastrutture accelerando la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio ed un utilizzo efficiente delle risorse.
  • Il secondo obiettivo è quello di rafforzare la stabilità finanziaria migliorando la valutazione e la gestione dei rischi materiali a lungo termine e quello dei driver immateriali dai quali dipende la creazione del valore, inclusi quelli legati ai fattori ambientali, sociali e la governance (ESG).

Il progresso della finanza sostenibile non inizia con la finanza stessa ma il primo passo è quello di definire il modello economico di sostenibilità desiderato e punti centrali di quello dell’Unione Europea sono: un’economia a basse emissioni di carbonio, l’efficienza in termini di utilizzo delle risorse e un sempre maggiore incremento dell’economia circolare caratterizzata da una elevata occupazione, l’innovazione tecnologica e la crescita sostenibile.

Il secondo passo consiste nel valutare come deve cambiare la finanza per spostare l’economia verso il modello desiderato. Ciò implica un adattamento delle politiche e del regolamento finanziario, nonché una modifiche nelle pratiche, le norme e i comportamenti del mercato finanziario. 

Per guidare questo secondo passo, la Commissione Europea ha istituito il 22 Dicembre 2016 un Gruppo di Esperti il cui compito è dedicato all’analisi della finanza sostenibile con l’obiettivo di guidare verso un sistema finanziario sostenibile che promuove la sostenibilità negli sviluppi economici, sociali e ambientali attraverso raccomandazioni su come sostenere la “solidità” nel quadro della politica regolamentare e finanziaria dell’Unione Europea e su come mobilitare i flussi di capitali verso investimenti e finanziamenti sostenibili.

Il 13 Luglio 2017 il Gruppo di Esperti, dopo aver completato in sei mesi la prima fase di incontri, ha sintetizzato i risultati del lavoro fatto in un Interim Report e si è posto l’obiettivo di presentare la Relazione conclusiva entro la fine del mese di dicembre 2017. La relazione intermedia delinea le aree chiave dove i responsabili politici europei potrebbero ulteriormente allineare le pratiche finanziarie con gli obiettivi di politica sostenibile. 

L’Interim Report è strutturato nei seguenti sei capitoli:

  • Il capitolo I è introduttivo.
  • Il capitolo II fornisce una visione complessiva di un sistema finanziario sostenibile, descrive le principali barriere che dovranno essere affrontate per realizzarlo, i fattori critici di successo e le opportunità di miglioramento.
  • Il capitolo III esplora quindi le modalità per integrare la sostenibilità nel quadro della politica di regolamentazione finanziaria dell’UE, ed affronta tematiche quali la disclosure, l’accounting, il dovere fiduciario, il reporting aziendale e i benchmark.
  • Il capitolo IV si concentra su una descrizione di tutti coloro che partecipano al mercato (banche, società di assicurazioni, fondi pensione e gestori di patrimoni) e i market facilitators (incluse le agenzie di rating e le borse valori).
  • Il capitolo V descrive quali iniziative consentono di muovere maggiori flussi di capitale verso la sostenibilità, sia in termini di finanza pubblica che privata. Inoltre affronta la questione delle tassonomie di sostenibilità e degli standard.
  • Il capitolo VI presenta una iniziale serie di raccomandazioni e aree da prendere in considerazione.

 

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 31 Luglio 2017

CONSOB: AVVIATA LA CONSULTAZIONE CON IL MERCATO SULLE INFORMAZIONI NON FINANZIARIE

Il 21 Luglio 2017 la Consob ha pubblicato sul proprio sito il documento di consultazione pubblica denominato “Disposizioni attuative del d.lgs. n. 254 del 30 dicembre 2016, relativo alla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario - Avviata la consultazione con il mercato” che si compone di un’ampia premessa e di sei disposizioni regolamentari poste in consultazione e i pareri dovranno essere inviati entro la data del 22 settembre 2017.

DESCRIZIONE E ANALISI DI IMPATTO PRELIMINARE DELLE DISPOSIZIONI REGOLAMENTARI POSTE IN CONSULTAZIONE

Al fine di assolvere ai compiti attribuiti alla Consob in materia di informativa non finanziaria, il legislatore nel D.Lgs. 254/2016 di cui ne è stata data informazione da Aiaf nell’Osservatorio ESG del 12 Gennaio 2017 “Intangibles e clima entrano in bilancio. In vigore anche in Italia la Direttiva UE sulle informazioni non finanziarie” all’articolo 9 ha provveduto a definire i necessari poteri di vigilanza ed ha inoltre attribuito alla Consob il potere di richiedere, “in caso di dichiarazione incompleta o non conforme agli articoli 3 e 4” che siano pubblicate “le necessarie modifiche o integrazioni e fissarne il termine per l’adeguamento”, al fine di ristabilire la correttezza e la completezza delle informazioni non finanziarie.

All’articolo 9 viene infine indicato il potere della Consob di disciplinare i principi di comportamento e le modalità di svolgimento dell’incarico di verifica della conformità delle informazioni da parte dei revisori.

D.Lgs. 254/2016 Art. 9 - Poteri e coordinamento tra le Autorità

  • 1. La Consob disciplina con regolamento (sentite Banca d’Italia e IVASS per i profili di competenza relativi ai soggetti da esse vigilati):

a.1) le modalità di trasmissione diretta alla Consob della dichiarazione di carattere non finanziario da parte degli Enti di Interesse Pubblico Rilevanti (EIPR) (art. 2) e dei soggetti che abbiano redatto su base volontaria dichiarazioni individuali o consolidate non finanziarie (art 7);

a.2) le eventuali ulteriori modalità di pubblicazione della dichiarazione di carattere non finanziario rispetto a quelle indicate all’art. 5 del decreto (pubblicazione nel registro delle imprese) nonché delle necessarie informazioni modificative o integrative della dichiarazione in parola che sono richieste dalla Consob (ai sensi del comma 2 dell’art. 9) in caso di dichiarazione incompleta o non conforme;

b) le modalità e i termini per il controllo effettuato dalla Consob sulle dichiarazioni di carattere non finanziario, anche con riferimento ai poteri conferiti ai sensi del comma 3, lettera b) dell’art. 9;

c) i principi di comportamento e le modalità di svolgimento dell’incarico di verifica della conformità delle informazioni da parte dei revisori.

  • 2. In caso di dichiarazione incompleta o non conforme agli articoli 3 e 4, la Consob richiede ai soggetti di cui agli articoli 2 e 7 le necessarie modifiche o integrazioni fissa il termine per l’adeguamento. 
  • 3. La Consob può altresì esercitare:

a) nei confronti dei revisori incaricati dei compiti di cui all’articolo 3, comma 10, i poteri di cui all’articolo 22, comma 2, del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39;

b)limitatamente all’assolvimento dei compiti di cui al presente decreto legislativo, i poteri di cui all’articolo 115, comma 1, lettere.   a),   b)   e   c),   del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, nei confronti degli enti di cui all’articolo 2 del presente decreto e dei soggetti diversi che pubblichino informazioni non  finanziarie ai sensi dell’articolo 7 del presente decreto nonché dei componenti dei loro organi sociali

6. LE DISPOSIZIONI REGOLAMENTARI POSTE IN CONSULTAZIONE

Art. 1 (Definizioni)

Dichiarazione non finanziaria, Emittenti quotati, Revisore incaricato, Decreto e Regolamento emittenti.

Art. 2 (Pubblicazione delle dichiarazioni non finanziarie)

  • 1. Entro gli stessi termini previsti per la pubblicazione sul registro delle imprese, i soggetti di cui all’articolo 2 e all’articolo 7 del decreto pubblicano la dichiarazione non finanziaria e le eventuali modifiche o integrazioni alla stessa apportate, anche ai sensi di quanto previsto dall’articolo 9, comma 2, del decreto medesimo.

Art. 3 (Informazioni da fornire alla Consob)

  • 1. I soggetti indicati nell’articolo 2, comma 1, lettera c), trasmettono alla Consob, secondo le modalità dalla stessa indicate sul proprio sito internet, la dichiarazione non finanziaria entro quindici giorni decorrenti dalla pubblicazione sul registro delle imprese di cui all’articolo 5 del decreto.
  • 2. Fermi restando gli obblighi di comunicazione previsti da altre norme di legge, l’organo di controllo delle società che redigono la dichiarazione non finanziaria trasmette senza indugio alla Consob gli accertamenti relativi alle violazioni delle disposizioni previste dal decreto riscontrate nell’esercizio delle funzioni di cui all’articolo 3, comma 7, del medesimo decreto.
  • 3. La Consob pubblica annualmente sul proprio sito internet l’elenco dei soggetti che redigono la dichiarazione non finanziaria ai sensi dell’articolo 2 e dell’articolo 7 del decreto.

Art. 4 (Compiti del soggetto incaricato della revisione legale del bilancio)

Il soggetto incaricato della revisione legale del bilancio riferisce in una apposita sezione della relazione di revisione sul bilancio dell’avvenuta approvazione da parte dell’organo di gestione della dichiarazione non finanziaria.

Art. 5 (Relazione sulla dichiarazione di carattere non finanziario)

  • 1. Il revisore incaricato rilascia un’apposita relazione, indirizzata all’organo di gestione indicando ai sensi del comma 1, lettera g) che, sulla base del lavoro svolto, non sono pervenuti all’attenzione del revisore incaricato elementi che facciano ritenere che la dichiarazione non finanziaria non sia stata redatta, in tutti gli aspetti significativi, in conformità a quanto richiesto dagli articoli 3 e 4 del decreto e dallo standard di rendicontazione o dalla metodologia di rendicontazione autonoma utilizzata.
  • 2. In alternativa a quanto previsto dal comma 1, lettera g), l’organo di gestione che redige la dichiarazione non finanziaria può richiedere al revisore incaricato di attestare che, a giudizio del revisore, la dichiarazione non finanziaria è stata redatta, in tutti gli aspetti significativi, in conformità a quanto richiesto dagli articoli 3 e 4 del decreto e dallo standard di rendicontazione o dalla metodologia di rendicontazione autonoma utilizzata.
  • 3. Nel caso in cui il revisore esprima un’attestazione con rilievi, un’attestazione negativa o rilasci una dichiarazione di impossibilità di esprimere un’attestazione, la relazione deve illustrare analiticamente i motivi delle conclusioni.

Art. 6 (Criteri per l’esame, da parte della Consob, dell’informazione non finanziaria)

  • 1. Fermo restando l’esercizio dei poteri di cui all’articolo 9, commi 2 e 3, del decreto, la Consob effettua il controllo sulle dichiarazioni non finanziarie su base campionaria.
  • 2. L’insieme dei soggetti le cui dichiarazioni non finanziarie verranno sottoposte a controllo è determinato annualmente sulla base di parametri, stabiliti con apposita delibera,
  • 3. Al fine di consentire che un soggetto, anche in assenza degli elementi di cui al comma 2, possa essere selezionato per il controllo, la delibera ivi indicata stabilisce i criteri sulla base dei quali una quota dei soggetti le cui dichiarazioni non finanziarie verranno sottoposte a controllo è determinata sulla base di un approccio fondato sulla selezione casuale e sulla rotazione.
  • 4. La verifica che le dichiarazioni non finanziarie sono conformi agli articoli 3 e 4 del decreto è effettuata coerentemente con gli orientamenti formulati dalla Commissione europea ai sensi dell’articolo 2 della direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014.

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 24 Luglio 2017

CLIMA, LA TASK FORCE DEL FSB FA BENE ALLA FINANZA

Per aiutare a identificare le informazioni richieste dagli investitori, dai finanziatori e dagli insurance underwriters necessarie per valutare adeguatamente i rischi e le opportunità legate al clima, il Financial Stability Board ha istituito un gruppo di lavoro denominato Task Force on Climate-related Financial Disclosures (Task Force) il cui compito è quello di promuovere una comunicazione finanziaria volontaria e coerente con il clima che consente di comprendere i rischi materiali e permette ai soggetti interessati di meglio valutare la concentrazione degli assets legati al carbonio nel settore finanziario e l’esposizione del sistema finanziario ai rischi inerenti il clima. Aiaf ha dato comunicazione della costituzione ed attività della Task Force del FSB nell’Osservatorio ESG del 23 Gennaio 2017 - Cambiamenti climatici: Le regole del Financial Stability Board.

La Task Force del FSB ha pubblicato il 29 Giugno 2017 il suo Rapporto finale “Recommendations of the Task Force on Climate-related Financial Disclosures”, che è focalizzato sull’analisi degli impatti finanziari dei rischi e delle opportunità climatiche sulle organizzazioni anziché sull’impatto delle attività di una organizzazione sull’ambiente. Tale Rapporto ha ricevuto il sostegno di oltre 100 aziende che operano a livello mondiale in numerosi settori industriali.

 Tavola 1: Climate-Related Risks, Opportunities, and Financial Impact

 

Gli elementi principali delle Raccomandazioni

Posizionamento della comunicazione

La Task Force raccomanda che le organizzazioni forniscano informazioni finanziarie legate al clima nei loro documenti finanziarie annuali pubblici.

Principio della materialità

  • Le raccomandazioni relative alle informazioni inerenti la Strategia, le Metriche ed i Target devono essere soggette ad una valutazione di materialità;
  • Le raccomandazioni relative alle informazioni inerenti la Governance e le attività di Risk Management devono essere comunicate in quanto molti investitori vogliono intuire il contesto di governance e di gestione dei rischi in cui si ottengono i risultati finanziari e operativi delle organizzazioni.

Scenario Analysis

  • La Task Force incoraggia la comunicazione di informazioni di lungo termine attraverso una analisi di scenario, in quanto ritenuto uno strumento utile per considerare e migliorare la resilienza e la flessibilità dei piani strategici;
  • Molti investitori vogliono comprendere come le strategie delle organizzazioni sono resilienti ai rischi legati al clima;
  • La raccomandazione di comunicazioni relative alla Strategia e la sua gestione richiede alle organizzazioni di descriverne la resilienza, tenendo conto di diversi scenari di clima, incluso quello limite di incremento di 2° della CO2 o inferiore.

Potenziali benefici che derivano dall’implementazione delle Raccomandazioni:

  • facilitare l’accesso al capitale aumentando la fiducia degli investitori e dei creditori che i rischi inerenti il clima sono adeguatamente monitorati e gestiti;
  • soddisfare in modo più efficace le attuali richieste di divulgazione di informazioni materiali nei documenti finanziari;
  • aumentare la consapevolezza e la comprensione dei rischi e delle opportunità legate al clima all’interno dell’azienda con conseguente migliore gestione dei rischi ed una pianificazione strategica più informata;
  • affrontare in modo proattivo la crescente domanda da parte degli investitori di informazioni relative al clima, cosa che potrebbe in ultima analisi ridurre il numero di queste richieste.

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 17 Luglio 2017

A2A, LO SVILUPPO SOSTENIBILE SOTTO LA MADONNINA

Il 3 Luglio 2017 la società A2A ha presentato a Milano il suo primo Bilancio di Sostenibilità Territoriale del Gruppo A2A per il territorio di Milano elaborato in linea con i principi ad i contenuti proposti dalle Sustainability Reporting Guidelines – versione G4 del GRI e dal supplemento Utility del Settore Elettrico – G4 Sector Disclosures.

Hanno partecipato all’evento importanti personalità istituzionali ed aziendali e di seguito viene presentata una sintesi degli interventi che sono stati fatti. 

Benvenuto

  • Marco Granelli, Assessore a Mobilità ed Ambiente del Comune di Milano

A2A dimostra di avere cura del suo territorio e questo è un importante segnale di differenza per la competitività dei territori e di aggregazione delle risposte innovative in quanto è necessario creare un rapporto di fiducia con la comunità. Dimostra la volontà di investire in maniera maggiore, condividere un percorso e rendere la città più competitiva.

Presentazioni

Moderatore: Franca Roiatti, Giornalista

  • Giovanni Valotti, Presidente A2A - Il Bilancio di Sostenibilità di Milano 2016

Quattro sono alcuni obiettivi al 2030 della politica di Sostenibilità sui quali concentra la sua attenzione A2A distinti in Economia Circolare (gestire in modo sostenibile i rifiuti durante il ciclo di vita), processo di decarbonizzazione (contribuire al raggiungimento degli obiettivi nazionali e comunitari di riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra), reti e servizi sempre più smart (accrescere l’affidabilità delle reti mediante l’innovazione tecnologica) e people innovation (contribuire attivamente al benessere delle comunità e al miglioramento delle condizioni di lavoro).
Dall’anno 2014 la sostenibilità è un valore per A2A alla base di tutte le decisioni che consentono all’impresa ben gestita di produrre valore e rendimenti che soddisfano le esigenze di business e le richieste da parte degli stakeholder.
La politica di sostenibilità di A2A viene indicata con precisi numeri e tra gli obiettivi annuali del management almeno uno è di sostenibilità integrato nell’operatività dell’azienda.
In modo trasparente si mettono a disposizione i dati ed il rendiconto già recepisce con un anno di anticipo gli obblighi legali previsti del D.Lgs. 254/2016 sulle informazioni di carattere non finanziario.

Responsabilità economica per A2A significa sviluppare e mantenere elevata la propria capacità di fare business, creando nuove sinergie e valore aggiunto da condividere con la comunità, i dipendenti e i fornitori.

Responsabilità sociale si distingue in cinque categorie:

  • Clienti - A2A è presente sul territorio della provincia di Milano con numerosi servizi, dalla vendita di elettricità, gas e calore alla gestione del ciclo dei rifiuti.
  • Persone - formazione, coinvolgimento e valorizzazione delle risorse umane sono per A2A fattori chiave per la crescita del Gruppo e la soddisfazione dei dipendenti.
  • Istituzioni e comunità - il rapporto e il confronto con la politica pubblica e le comunità in cui opera A2A hanno un ruolo fondamentale per le attività del Gruppo.
  • Banco dell’energia - le situazioni di disagio sociale possono essere invisibili, ma hanno pesanti conseguenze nella vita di molte persone; per chi è in difficoltà economica, anche procurarsi beni e servizi essenziali, come luce e gas, può diventare un problema. Banco dell’energia Onlus, promosso da A2A e dalle Fondazioni AEM e ASM, è un ente senza scopo di lucro, nato con l’obiettivo di supportare coloro che si trovano in situazioni di vulnerabilità economica e sociale in un percorso di recupero a 360 gradi, anche attraverso la distribuzione di beni di prima necessità o con il pagamento di spese urgenti, come le bollette di luce e gas (di qualunque operatore energetico).
  • Fondazione AEM - nel corso del 2016 Fondazione AEM ha proseguito le proprie attività nel territorio milanese in linea con gli indirizzi definiti per il triennio 2015-2018: educazione ambientale, tutela e valorizzazione del patrimonio storico di Aem, ricerca, formazione specialistica e liberalità.

Responsabilità ambientale il Gruppo A2A, consapevole di quanto il suo business sia interconnesso con l’ambiente, ha adottato nel tempo un approccio integrato alla Governance ambientale, un modello che ha migliorato i sistemi di gestione esistenti, favorendo una linea d’azione responsabile, che garantisca il minor impatto possibile delle attività ed il minor consumo di risorse naturali.

  • Valerio Camerano, Amministratore Delegato A2A - I progetti di A2A nati dal ForumAscolto Milano: una città smart.

Le città hanno una responsabilità enorme rispetto al futuro dell’umanità, non a caso l’Onu, nella sua Agenda di Sviluppo Sostenibile al 2030, ha dedicato proprio alle metropoli uno specifico obiettivo (SDG 11): rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili e A2A presta attenzione a:

  • Reti efficienti e resilienti - Le reti efficienti e resilienti sono un requisito fondamentale per una città smart
  • Servizi smart – nel 2016 Milano è entrata nel mondo delle città intelligenti con A2A Smart City e Smart City Lab, struttura di ricerca e sviluppo per la realizzazione di tecnologie digitali innovative da applicare ai servizi territoriali di pubblica utilità.
  • Efficienza energetica e decarbonizzazione - Milano nel 2015 si è data, attraverso il PAES (Piano di Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima) adottato dall’Amministrazione Comunale, lo sfidante obiettivo di ridurre del 20% le sue emissioni carboniche totali rispetto ai livelli del 2005. Una riduzione che dovrebbe toccare il 40% nel 2030.
  • Economica Circolare - Milano è la metropoli europea più virtuosa, in termini di raccolta differenziata, insieme a Vienna. Il servizio di raccolta dei rifiuti urbani a Milano si basa storicamente sul sistema porta a porta.
  • Mobilità sostenibile - In una città delle dimensioni di Milano, la mobilità è una leva fondamentale per migliorare la qualità dell’ambiente e della vita e persino per lo sviluppo economico. Mobilità elettrica e car/bike sharing sono state le iniziative di maggior successo nell’evoluzione sostenibile della mobilità a Milano. A2A, attraverso il progetto E-moving, ha sviluppato negli ultimi anni know-how tecnologico, gestionale e una rete di 150 punti di ricarica gestiti in Lombardia.
  • Innovazione sociale - Una città smart è anche una città aperta al confronto interno e internazionale, all’innovazione, alla partecipazione degli stakeholder alle decisioni. 

Dal progetto del ForumAscolto sono state invece selezionate quattro idee che A2A trasformerà in progetti concreti che rispecchiano le richieste e le istanze degli stakeholder di seguito indicate: 

  1. Smart Mobility - promuovere un piano di azioni su Milano per sviluppare un sistema di mobilità sempre più intelligente e sostenibile, che comprenda anche una app attraverso la quale monitorare lo stato di avanzamento dei cantieri stradali aperti dal Gruppo, e lo sviluppo di una flotta aziendale elettrica e di una rete di ricarica.
  2. Illuminazione Pubblica e Municipi - Promuovere la riqualificazione delle periferie, partendo dalla riprogettazione dell’illuminazione pubblica di alcuni edifici e/o aree comuni di particolare interesse.
  3. Decoro Urbano - promuovere un programma di azioni su Milano volto a sensibilizzare i proprietari dei cani sul tema delle deiezioni canine, che comprenda anche la «mappa» delle colonnine dei sacchetti sparse per la città.
  4. Ridurre lo spreco alimentare - promuovere un programma di azioni sul territorio di Milano per ridurre lo spreco alimentare, recuperando il cibo invenduto nei mercati scoperti, nella grande distribuzione e nella ristorazione collettiva, coinvolgendo gli attori più significativi.

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 10 luglio 2017

L'INDIPENDENTE È GARANTE ANCHE DELL'INFORMAZIONE NON FINANZIARIA

Presso la sede di UBI Banca a Milano si è tenuto il giorno 28 Giugno 2017 il convegno Ned-UBI Banca “L’informativa non finanziaria ex D.lgs. 254 del 30 dicembre 2016. Quale nuova leadership per gli amministratori indipendenti?” Hanno partecipato all’evento importanti personalità istituzionali, accademiche e aziendali e di seguito viene presentata una sintesi degli interventi che sono stati fatti.

Apertura dei lavori: Saluto e introduzione dei lavori

  • Letizia MorattiPresidente Consiglio di Gestione UBI Banca

E’ in atto un trend in ambito di sostenibilità ed informazioni non finanziarie alla cui base vi sono iniziative internazionali di engagement quali i 17 SDGs dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e gli standard del GRI che rafforzano la reportistica sulla sostenibilità, obiettivi e regolamentazioni più stringenti quali il D.Lgs. 254/2016 in attuazione della direttiva europea 2014/95/UE e il quadro per il clima e l’energia 2030 e forme giuridiche innovative quali quelle delle Benefit Corporation.
Tale trend è confermato anche da una crescita dei volumi della finanza sostenibile attraverso la nascita di prodotti SRI compliance che consentono rendimenti in linea con quello di altre asset class. Aumenta la disponibilità di informazioni ad impatto, l’interesse da parte dei Millenials i movimenti ed organizzazioni della società civile nei confronti dell’economia circolare e le scelte dei consumatori che non solo prestano attenzione al rapporto tra qualità e prezzo ma anche alla sostenibilità. Sulle tematiche della sostenibilità l’Italia rispetto agli altri paesi ha ancora un gap che deve essere colmato.
Il D.Lgs. 254/2016 deve essere inteso come uno strumento normativo che, attraverso un obbligo di rendicontazione, si pone come obiettivo quello di spingere le aziende a integrare la sostenibilità nelle scelte strategiche di business e le tematiche rilevanti che viene richiesto di trattare sono quelle normalmente considerate dagli analisti/investitori che adottano criteri di analisi di responsabilità sociale / sostenibilità.
Con riferimento ai temi ambientali UBI Banca presta elevata attenzione alle emissioni dei gas serra e agli impatti diretti ed indiretti, tra i temi sociali si considerano quelli delle disuguaglianze, l’occupazione, l’immigrazione & welfare, la formazioni e le competenze, tra i temi di gestione del personale vi è quello della parità di genere, tra i temi dei diritti umani quello della violazione e la non discriminazione e viene considerata la lotta alla corruzione attiva e passiva.
Su tutte queste tematiche è importante generare una cultura aziendale diffusa e solo la consapevolezza nelle società e nelle imprese consente di ottenere dei risultati per un mondo migliore senza evidenti disuguaglianze.

Slide presentate - L’informativa non finanziaria ex D.Lgs. 254 del 30 dicembre 2016

  • Paola Schwizer, Presidente Nedcommunity

Il tema della sostenibilità è centrale sul tavolo dei CdA e quelle società che da anni già producono un bilancio di sostenibilità possono fare da guida per tutte le altre e al centro vi è un cambiamento che è auspicato anche dai mercati.
Gli amministratori indipendenti devono essere garanti dell’informativa in chiave strategica che non deve essere vissuta come una richiesta di compliance ma deve essere valutato il rapporto tra rischio e rendimento e le opportune azioni.
Mancano i KPI di controllo della sostenibilità.
E’ necessario creare le interrelazioni evitando un approccio per silos ma è necessaria l’integrazione nel business anche delle informazioni non finanziarie che devono essere controllabili, l’approccio deve essere forward looking e la definizione del lungo periodo dipende dalla specifica area tematica che viene considerata.
Un miglioramento della qualità dell’informativa viene apprezzato dai mercati e genera extra-rendimenti ed è infine necessario accettare dei cambiamenti nella governance aziendale in quanto sono richieste competenze specifiche e una nuova modalità di approccio a questi temi all’interno del Board aziendale.

Tavola rotonda: con il D.Lgs. 254/2016 la sostenibilità entra in bilancio

Moderatore: Paolo Mazzanti, Askanews

  • Gian Paolo Ruggiero, Ministero dell’Economia e delle Finanze Dipartimento del Tesoro Direzione Sistema Bancario e Finanziario - Affari Legali.

Nel realizzare il recepimento in Italia della direttiva 2014/95/UE si è prestata attenzione a contemperare le diverse esigenze emerse anche nell’ambito delle due consultazioni pubbliche quali quella di mantenere con equilibrio l’aderenza al dettato della Direttiva e, nel contempo, valutare l’introduzione di istituti specifici per l’ordinamento nazionale quando ciò possa costituire un valore aggiunto per il paese evitando di aggravare i costi di compliance per le PMI e al contempo indirizzarle verso la rendicontazione non finanziaria attraverso meccanismi volontari.
E’ stata concessa una flessibilità circa l’adozione degli standard rendicontazione, ivi inclusi i KPIs pur facendo riferimento agli standard esistenti promossi da autorevoli organismi internazionali e sovranazionali; è stato ritenuto prematuro individuare a livello nazionale un unico standard ammissibile (per quanto avrebbe favorito la comparabilità). Comunque, la discrezionalità è corredata da opportuni presidi.
Altrettanto un approccio flessibile è stato concesso per la scelta della collocazione dell’informativa non finanziaria, a condizione che vi sia concomitanza nei tempi tra pubblicazione delle dichiarazioni di carattere non finanziario e i tradizionali documenti di bilancio;
E’ previsto un impianto sanzionatorio rigoroso, proporzionale e dissuasivo con l’assegnazione alla Consob della responsabilità di irrogare le sanzioni con un procedimento in linea con quanto già previsto dal TUF.

Slide presentate - Dalla Direttiva Europea 2014/95/UE al Decreto legislativo 30 dicembre 2016: il percorso e le scelte effettuate

  • Guglielmina Onofri, Consob

La Consob ha avviato una serie di consultazioni con tutti i soggetti coinvolti dalla nuova normativa al fine di individuare i punti di maggiore criticità e ritiene positiva l’elevata attenzione che sta suscitando tale normativa.
Uno dei temi fondamentali è la consapevolezza che questo è un approccio che deve essere inserito nella definizione della strategia aziendale e l’analisi dei rischi e l’introduzione deve essere graduale tenuto conto delle difficoltà.Deve essere prestata attenzione alle modalità con le quali vengono prodotte queste informazioni che devono essere concise, possono essere comunicate nella relazione sulla gestione piuttosto che attraverso documenti separati e la Consob non può incidere più di tanto sulla flessibilità che non deve comunque sminuire la rilevanza della Dichiarazione di carattere non finanziario.
La Consob ha la facoltà di chiedere di integrare le informazioni che sono state fornite, domandare come sono state elaborate e verificare i processi ed eventualmente erogare le sanzioni.   

  • Sara LovisoloBorsa Italiana

Il London Stock Exchange Group ha presentato nel mese di febbraio 2017 una guida per il reporting delle informazioni ESG dove l’obiettivo delle informazioni di carattere non finanziario è quello di far emergere la strategia aziendale superando i meri aspetti contabili.E’ fondamentale che le aziende prestino attenzione agli obblighi normativi ma altrettanto devono rispondere alle richieste poste da parte degli investitori.E’ necessario un allineamento agli standard globali e quindi una armonizzazione che consente una comparabilità evitando forme di comunicazione più originali. Tema di assoluto interesse è quello della materialità in quanto non è sufficiente solo prevedere una lista di indicatori ma questi devono essere utili per gli investitori. Il reporting non deve essere un lusso ma deve essere rispettata una proporzionalità anche per le small cap. Infine vengono considerati anche diversi strumenti quali quelli dei green bond.
L’Italia è molto avanti nella comunicazione dei dati ESG per quanto più debole sulla governance.
E’ necessario una continua evoluzione del trend di convergenza dei modelli di reporting e la sostenibilità in quanto stimola le società quotate ad essere sempre più trasparenti e questo è un beneficio anche per la competitività del mercato.

Slide presentate - La guida di Borsa Italiana al reporting ESG

  • Mario BoellaAssirevi
  • Simone Chelini, Assogestioni

Le informazioni di carattere non finanziario hanno un impatto assolutamente finanziario e dove viene meno la sostenibilità si manifestano i problemi. Se l’impresa danneggia l’ecosistema in cui opera è essa stessa che non ha un futuro ed i temi ESG devono essere recepiti anche dal punto di vista culturale.

  • Margherita Bianchini, Assonime 

Il D.Lgs. 254/2016 ha generato un cambiamento significativo e si è arrivati a parlare di questi temi partendo da quello dei rischi, la comunicazione di informazioni non finanziarie sta diventando obbligatoria e questo comporta che l’organizzazione integri nell’attività del Board aziendale questi temi con la strategia e valuti attentamente gli impatti ed è quindi necessaria una revisione delle procedure.
Tra gli aspetti ritenuti di maggior rilievo vi è la scelta della flessibilità come comunicare le informazioni di carattere non finanziario e le imprese che sono più avanti possono essere di esempio di best practice per le altre, rilevante è il tema della materialità e dell’approccio comply or explain in quanto spinge le organizzazioni a guardare al loro interno.
Cambia il ruolo dei Comitati che si occupano di sostenibilità che devono mettere a disposizione del Board anche informazioni di carattere non finanziario sulle quali deve deliberare in quanto non è una funzione delegabile.

  • Fulvio Rossi, CSR Manager Network

Il reporting di sostenibilità è una delle attività principali di cui devono occuparsi le organizzazioni in quanto fa bene alle imprese. Predisporre un reporting di sostenibilità consente alle organizzazioni di accrescere la consapevolezza su questi temi e il D.Lgs. 254/2016 deve essere considerato un elemento scatenante.
Spesso si cerca di produrre un numero di indicatori maggiormente elevato prendendo acriticamente spunto da quelli standard del GRI ritenuti essere di interesse comune e compito del lettore del bilancio è comprendere quali sono quelli più significativi.
Si ritiene che il GRI enfatizza la rilevanza delle informazioni ambientali e sociali per gli stakeholder mentre IIRC per la creazione del valore.
Nel rapporto tra volontarietà ed obbligo un problema è quello della tempistica nella raccolta dei dati ed è quindi necessario intervenire sui processi. Non necessariamente il perimetro di comunicazione dei dati è coincidente e la frammentazione delle informazioni non è ritenuta l’ideale tuttavia spesso si hanno esempi in cui è necessaria per evitare una duplicazione.Importante è l’attenzione alla materialità, tema centrale per comprendere la rilevanza delle informazioni, per definire che cosa includere nella dichiarazione di carattere non finanziario e devono essere considerati i processi che hanno portato a definire determinate informazioni.Con riferimento al tempo bisogna definire se “oggi” piuttosto che un “orizzonte temporale strategico”.  

Il commitment del Board

Patrizia Giangualano 

  • 1. Intervista il presidente di A2A Giovanni Valotti

Obiettivo di A2A è meno finanza e più territorio.
Importante è il posizionamento strategico dell’impresa dove la sostenibilità è ritenuta un fattore strategico e competitivo apprezzata anche da molti fondi etici.A2A ha preso spunto dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per definire la sua politica di sostenibilità al 2030 che considera i temi dell’economica circolare, il processo di decarbonizzazione, smartness nelle reti e nei servizi e people innovation.
Grande sforzo è fatto per individuare gli indicatori dove la politica di sostenibilità deve avere degli obiettivi precisi ed essere considerata nella definizione degli MBO.
Necessario è il coinvolgimento del management aziendale attraverso una serie di incontri ed un approccio di lungo termine nel corso del quale monitorare la sostenibilità.
Il modello di A2A è articolato sulla base degli standard del GRI e di IIRC per la definizione di dati che devono avere la caratteristica di essere certificabili.
Anche il bilancio di sostenibilità di A2A è un report integrato con il territorio in cui A2A opera e per questo sono stati promossi dei forum multistakeholder per la definizione di progetti in ogni singolo territorio.
Il vertice aziendale deve essere realmente committed e si è costituito quindi un Comitato di territorio e sostenibilità il cui compito è quello di portare a conoscenza dell’azienda i vari progetti creando una cultura condivisa sulla sostenibilità.
Tra le varie iniziative vi è quella della Banco dell’energia Onlus il cui compito è quello donare energia e gas di fare una raccolta di fondi da destinare ai nuovi poveri, persone che spesso non si rivolgono per un aiuto ai tradizionali servizi sociali e finiscono in una situazione di povertà cronica. 

  • 2. Analizza i risultati della ricerca Nedcommunity con Livia Piermattei del Comitato Scientifico

Presentazione della ricerca “Integrated Thinking e Governance nei Board – risultati della survey Amministratori e sindaci”.
Le aziende che operano con una reale visione di lungo termine hanno costantemente sovraperformato i loro competitors dal 2001 al 2014 con riferimento ai principali indicatori finanziari.
Per quanto riguarda in particolare la nuova normativa sulle informazioni non-fnancial dalla ricerca condotta da Nedcommunity emergono ancora dei punti di miglioramento ad esempio con riferimento all’indicazione che solo il 51% dei CdA è stato informato in merito all’introduzione delle direttiva 2014/95/UE e tra questi il 68% ritiene che tale norma non modifica in modo significativo il ruolo del CdA.   

Slide presentate - Risultati della Survey “Amministratori e Sindaci” 

Tavola rotonda: esperienze a confronto

 Moderatore: Luca Testoni, Etica News

  • Antonia Di Bella, Assicurazioni Generali – Interpump

I rischi devono essere considerati all’interno della società e devono poi guidare alla materialità indicando quali informazioni devono essere riportate nella Dichiarazione non finanziaria, necessario è il collegamento tra la strategia e lo sviluppo dei prodotti assicurativi, importante è la qualità delle informazioni che devono essere raccolte, il processo di acquisizione anche da parte delle società controllate.
Deve essere migliorata la gestione dei rischi ed è quindi necessaria una buona governance e modalità di reporting ed altrettanto importante è l’attività dei revisori.

  • Umberto  Simonelli, Brembo

Punto di partenza è stato il bilancio degli intangibili dell’anno 2001 in quanto gli intangibili sono elementi costitutivi del Business. Uno dei principali temi che sono stati affrontati è quello della corruzione in quanto ha un impatto diretto sul valore del marchio. 

  • Maria PierdicchiLuxottica – Autogrill

Luxottica ha un DNA diffuso sui temi della sostenibilità il cui impegno è partito dalla identificazione dei principali stakeholder e delle loro aspettative ed una mappatura delle attività nelle varie aree di business e geografiche.
La visione di Sostenibilità di Luxottica è fondata su quattro pilastri che corrispondono a specifici impegni, azioni concrete e obiettivi sempre più impegnativi per il Gruppo definiti nella capacità di eccellere a tutti i livelli con una adeguata governance che prevede l’applicazione di un codice etico in tutta la catena della fornitura, il visual well-being, il social equity e la protezione dell’ambiente.

Slide presentate – Luxottica’s Vision of Sustainability

  • Sabrina BrunoSNAM

Snam presta attenzione all’ambiente ed ha costituito un Comitato di Sostenibilità. Un obiettivo che ci si è posti è quello di migliorare il Bilancio Integrato prestando attenzione alle best practice riferite alle tematiche ESG e alla quota del valore di SNAM che viene distribuita a tutti gli stakeholder. Le tematiche di sostenibilità devono essere incluse nel piano strategico dove gli aspetti ambientali sono fondamentali.
Vengono poi presi contatti non solo con gli investitori SRI ma anche con quelli mainstream in quanto il tema della sostenibilità interessa a tutti.

  • Barbara Cominelli, Vodafone Italia – ERG

Da tempo questi temi sono considerati strategici e vengono quindi valutati contestualmente alla definizione della strategia e la comprensione degli impatti che generano.
Con riferimento al D.Lgs. 254/2016 punti di attenzione si ritiene debbano essere quelli della proceduralizzazione della raccolta dei dati, le tempistiche nella comunicazione e l’interdisciplinarietà. 

Chiusura dei lavori

Andrea Moltrasio, Presidente Consiglio di Sorveglianza UBI Banca
Temi di attenzione sono quelli riportati nel Rapporto Brundtland “Il futuro di tutti noi” (1987) su ambiente e sviluppo riferiti all’eco sostenibilità di produrre di più con meno.
Le logiche territoriali che per una banca come UBI riguardano la concessione dei crediti e le modalità di raccolta dei fondi, il collegamento con il mondo istituzionale per la realizzazione dei progetti e la responsabilità sociale non intesa come filantropia ma è necessario vedere i risultati.
La governance comporta uno stretto legame con questi temi e molto importante è il concetto di materialità e quello di comply or explain ed il dialogo con il grande pubblico al fine di raccogliere la loro attenzione sui temi della responsabilità sociale.  

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

  Milanio, 3 luglio 2017

Anche UNIPOL sottoscrive una polizza SRI

Il 15 Giugno 2017 il Gruppo Unipol ha presentato a Milano il suo primo Bilancio Consolidato Integrato 2016 predisposto sulla base dei principi dell’International Integrated Reporting Council (IIRC). Tale documento unisce pertanto, in una visione d’insieme, le informazioni contenute nel tradizionale bilancio consolidato annuale con la comunicazione degli impatti ambientali, sociali e la governance illustrando il modello di business in base all’analisi dei sei capitali e la capacità di creare valore. Nella predisposizione del Bilancio Integrato sono stati considerati, su base volontaria, gli ambiti di rendicontazione previsti dal Decreto Legislativo 254 del 30 dicembre 2016, recante attuazione della Direttiva 2014/95/UE, in tema di disclosure di informazioni non economico-finanziarie.

Hanno partecipato all’evento importanti personalità istituzionali, accademiche e aziendali e di seguito viene presentata una sintesi degli interventi che sono stati fatti. 

Introduzione al tema

  •  

    Butch Bacani Programme Leader, UN Environment’s Principles for Sustainable Insurance Initiative

  •  

    Stefano Zambon Professore Ordinario in Economia Aziendale UNIFE, Segretario Generale NIBR
    Dopo venticinque anni di rendicontazione sociale e di sostenibilità il Gruppo Unipol ha fatto una scelta molto importante predisponendo il suo primo Bilancio Integrato in quanto dopo oltre cinquecento anni dalla fine del 1400 con la definizione della partita doppia a cura del monaco francescano Luca Pacioli è ora in atto una progressiva evoluzione dei sistemi di reporting e si sta andando verso il reporting integrato che consente di comprendere perché una impresa crea valore e come viene comunicato. La comunicazione relativa alla strategia e alla governance deve essere sintetica e riflettere una visione futura di lungo termine.
    Il report integrato ha come principali fruitori i fornitori di capitale finanziario e consente di rappresentare quali sono le risorse di input di cui dispone l’impresa, il suo modello di business i prodotti e quindi gli impatti non solo quelli finanziari ma relativi a tutti i capitali.  

Presentazione del Bilancio Consolidato Integrato 2016

  •  

    Carlo Cimbri Amministratore Delegato Gruppo UnipolUnipol presta attenzione non solo ai numeri ma anche a come vengono generati. Viviamo in un mondo complesso ed il rischio è quello di un eccesso di informazioni che nessuno legge quindi lo sforzo che deve essere fatto è quello di rendere semplice e di qualità la comunicazione.La tempestività nell’accountability è molto importate, bisogna costruire una cultura interna all’impresa e pensare ad una rendicontazione più ampia ed importante è la pianificazione, la cultura del rischio nonché la sostenibilità al fine di individuare gli elementi che consentono di far comprendere quali sono i caratteri distintivi rispetto ai competitors. Unipol ha quindi deciso di predisporre il suo primo Bilancio Consolidato Integrato adottando un approccio trasversale, in grado di connettere tra loro obiettivi, attività e capitali che consentono di comprendere l’intero spettro delle ricadute, esterne ed interne, derivanti dai processi decisionali evidenziando la capacità del Gruppo di creare valore nel medio, lungo termine per tutti i propri interlocutori, utilizzando al meglio i diversi capitali.Uno degli asset principali è la reputazione e devono essere quindi presidiati i rischi sia emergenti sia quelli reputazionali prestando attenzione anche a quelli informatici (cyber risks) e al cambiamento climatico stimolando il dibattito per la ricerca di soluzioni.I principali outcome del Bilancio Integrato sono quindi l’aumento di fiducia e di attrattività da parte degli stakeholder, il contributo alla riduzione degli effetti del cambiamento climatico, la soddisfazione dei bisogni di sicurezza e di benessere sociale, il sostegno e promozione tramite le scelte di investimento, di imprese sostenibili e il contributo alla crescita del sistema Paese, supportando lo sviluppo delle PMI e l’incremento di consapevolezza Assicurativa.

 

Tavola Rotonda

Moderatore: Maria Luisa Parmigiani, Sustainability Manager

  •  

    Raffaele Jerusalmi Amministratore Delegato Borsa ItalianaI temi presentati nel corso del convegno sono molto attuali ed è stato ricordato che il 9 Febbraio 2017 il London Stock Exchange Group (LSEG) ha presentato presso la sede di Londra la guida Revealing the full picture – Your guide to ESG reporting focalizzata sulle best practice di reporting volontario dei fattori ambientali, sociali e la Governance (ESG) e il cui obiettivo è quello di raccomandare agli emittenti l’integrazione della sostenibilità nei sistemi di reporting e nella comunicazione agli investitori.In un recente classifica sulla capacità di disclosure la società FTSE Russel ha classificato l’Italia al quarto posto collocata molto bene con riferimento alle tematiche sociali e quelle ambientali mentre più debole risulta il posizionamento per quanto riguarda il tema della governance dove pesa in negativo la valutazione della corruzione.
    Gli investitori sono sempre più attenti a questi temi che stanno diventando un fattore di differenziazione ed il 10 Luglio Borsa Italiana ha promosso il “Sustainability day”.Molte sono le attività di sostenibilità che le aziende fanno le quali tuttavia non sempre ricevono adeguata visibilità esterna e quindi con riferimento alla comunicazione possono essere fatti ancora dei passi in avanti e solo gli investitori possono fare la differenza investendo in business sostenibili.

  •  

    David Lomas Head of BlackRock’s Global Financial Institutions Group
    Temi di attenzione da parte di BlackRock sono le attività di stewardship, gli impatti di lungo termine, la comunicazione sui climate risks e i fattori ESG, il capitale umano e la governance.
    Il Report integrato è fondamentale per aiutare a comprendere la creazione del valore ed in particolare l’attenzione per il tema ESG è al centro di una crescita straordinaria, vengono considerati tutti i dati ESG per singolo titolo.I clienti, tra i quali la generazione dei Millennial è ritenuta molto interessante, sono attenti non solo alle performance dei loro portafogli ma sempre più chiedono quale è il carico di CO2 e quali sono gli impatti ESG e quali sono le possibilità di migliorarli.

  •  

    Franco Biscaretti di Ruffìa Segretario Generale AIAF
    Premesso che né un Report Integrato né un bilancio di Sostenibilità corrispondono alla Dichiarazione di carattere non finanziario richiesta dal D.Lgs. 254/2016 tutte quelle società che da più anni hanno già avviato un percorso di comunicazione ai mercati finanziari delle informazioni sui fattori ambientali, sociali e la governance, identificati con l’acronimo inglese ESG, più delle altre sono ora in grado di affrontare anche questo cambiamento di paradigma imposto dal passaggio da una informativa volontaria ad un obbligo di legge.
    Le società che non dimostrano ancora una elevata sensibilità nei confronti delle informazioni di carattere non finanziario, tenuto conto che lo stesso IIRC riconosce che per la predisposizione di un vero Report Integrato sono necessari almeno tre anni nel corso dei quali le imprese devono anche adottare un processo di reporting integrato e da parte del board aziendale è necessario un approccio per la definizione della strategia denominato di Integrated Thinking la Dichiarazione di carattere non finanziario può essere percepita come una buona opportunità per iniziare questo “journey” verso un vero Report Integrato sia da parte di quelle società che saranno obbligate a presentarla e sia da parte di quelle che vorranno, su base volontaria, redigere e pubblicare una Dichiarazioni non finanziaria conforme che si attiene a quanto disposto dal decreto legislativo.
    In Aiaf abbiamo avviato la costituzione di un gruppo di lavoro dedicato all’analisi delle richieste del D.Lgs. 254/2016 il cui obiettivo è quello di definire un set minimo standardizzato di informazioni di carattere non finanziario ed i relativi indicatori di performance (KPI) che le imprese dovranno comunicare per via della nuova legge ed inserire nella Dichiarazione di carattere non finanziario e verranno richieste dagli analisti finanziari. 

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 19 giugno 2017

Lunedì, 12 Giugno, 2017

IL MONDO ESG IN RIVOLTA CONTRO  CAPITAN TRUMP

Il gruppo di lavoro di Aiaf Mission Intangibles, responsabile Andrea Gasperini, in collaborazione con Federica Doni dell’Università di Milano-Bicocca ed Emanuele Plata Presidente della Fondazione Planet Life Economy Foundation (PLEF) da oltre un anno ha avviato un progetto di ricerca denominato “Disclosure of climate risks and ESG information” i cui risultati sono stati anticipati in data 3 maggio 2017 ad un convegno organizzato presso l’Università di Milano-Bicocca e sono in corso di pubblicazione sul Quaderno Aiaf n. 173.

A tale progetto hanno partecipato oltre quaranta organizzazioni appartenenti all’industria e al settore finanziario, fornitori di indici ESG, investitori a lungo termine quali fondi pensione, compagnie di assicurazione e, più recentemente gli ordini religiosi, think tank, associazioni, asset manager, società di ricerca sui fattori ESG e gli investimenti responsabili. Tra tutte queste, in quanto particolarmente attive sul tema del climate change, abbiamo chiesto alla società inglese Carbon Tracker, alla società americana Fossil Free Indexes e alla società South Pole Group con sede a Zurigo di esprimere il loro parere sulla decisione presa il primo giugno dal Presidente Donald Trump di far uscire l’America dall’accordo sul clima di Parigi 2015 (COP21). 

 

Carbon Tracker è un think tank not-for-profit che si occupa di finanza ed energia. Il nostro obiettivo è quello di assicurare un sistema energetico globale sicuro allineando i mercati finanziari al tema del cambiamento climatico. - www.carbontracker.org

 

Dichiarazione sul ritiro degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi

 “La decisione dell’amministrazione Trump di uscire dall’accordo di Parigi 2015 è un fallimento economico e di leadership di proporzioni colossali che isolerà purtroppo gli USA sul lato sbagliato della storia. Nonostante ciò, il resto del mondo insieme ad aree chiave dell’economia statunitense, come la California, andranno avanti con l’attuazione dell’accordo in ogni caso. La nostra analisi finanziaria mostra senza dubbio che la transizione low carbon è in corso ed è guidata da un’inarrestabile innovazione tecnologica. La generazione di nuove energia da risorse rinnovabili ha superato la produzione di nuova energia da carbone. Negli USA soltanto i posti di lavoro nel settore del solare sono cresciuti del 25% l’anno scorso, più che nei settori del petrolio, carbone e gas”.

Anthony Hobley, CEO Carbon Tracker Initiative

Fossil Free Indexes (FFI) crea strumenti per comprendere e misurare i rischi finanziari connessi al cambiamento climatico. Le nostre classifiche, The Carbon Underground 200TM e The Underground Carbon Underground Tar Sands 20TM, servono da base per prodotti, portafogli, e fondi ESG /SRI per singoli investitori, proprietari di investimenti istituzionali, consulenti di investimento, e asset manager. www.fossilfreeindexes.com

 

 Commento integrale in inglese - Statement on the US withdrawal from the Paris Agreement

 Abbandonare l’Accordo di Parigi: quando la politica scavalca l’economia, la scienza e la ragione

“Il 1° giugno, il presidente Trump ha annunciato la sua intenzione di ritirarsi dall’accordo di Parigi. Ci aspettiamo che le ripercussioni politiche e finanziare di questa decisione saranno negative e notevoli per gli Stati Uniti. Com’è ben noto, l’adesione di 195 firmatari all’accordo di Parigi dimostrò un impegno mondiale senza precedenti per ridurre le emissioni di carbonio nel tentativo di evitare i peggiori effetti climatici del riscaldamento globale. 
Non c'è dubbio che un’inversione statunitense rispetto a Parigi rappresenta un tradimento di quest’impegno, e rallenterà i cambiamenti politici necessari per ridurre le emissioni.  La negazione della crescita delle energie rinnovabili, per non dire nulla del rifiuto di riconoscere i rischi alla sicurezza umana e ambientale che gli eventi climatici estremi pongono, dimostra un’abdicazione della responsabilità e un’ignoranza delle tendenze economiche, della ricerca scientifica e, francamente, della ragione. Possiamo solo supporre che la decisione del Presidente di mantenere questa promessa è motivata puramente dall’ideologia politica. 
Crediamo comunque che gli investitori continueranno a seguire le tendenze economiche, le quali continuano a indicare l’accelerazione della crescita delle fonti energetiche rinnovabili. Nonostante l’elezione di Trump, i grandi investitori continuano ad agire sui rischi climatici. Le strategie variano da investitore a investitore: alcuni scelgono il disinvestimento; altri, come la maggioranza di azionisti di Exxon Mobil ha dimostrato a maggio, preferiscono l’impegno. Qualunque percorso scelgano, Fossil Free Indexes continuerà a sostenere questi investitori, aderendo a un tema semplice: che l’allontanamento dai combustibili fossili è inevitabile, e che il mondo, nonostante l'annuncio di Trump, continuerà il suo percorso verso un futuro di energia pulita”.

Christopher Ito Chief Executive Officer e Lucy Di Rosa Director of Communications Fossil Free Indexes

 Commento integrale in inglese - Leaving the Paris Agreement: When Politics Trump Economics, Science, and Reason

South Pole Group è una società leader di soluzioni e servizi di sostenibilità a livello globale. Per oltre un decennio l’azienda ha fornito soluzioni “climate-friendly” ad un’ampia gamma di organizzazioni pubbliche, private e della società civile. South Pole Group fornisce valore aggiunto ai propri clienti nelle aree chiave della sostenibilità di impresa, della consulenza pubblica, delle filiere produttive sostenibili, della finanza verde, dell'energia rinnovabile e dell'efficienza energetica. Il portafoglio di South Pole Group, pioniere in progetti di riduzione delle emissioni e di energia rinnovabile, è attualmente il più grande disponibile sul mercato. www.thesouthpolegroup.com o @southpolegroup 

 

Il capitano di una nave che sta affondando: Perché la decisione di Trump di uscire dall’accordo di Parigi non scoraggerà il resto del mondo

“L'Accordo di Parigi, risultato di milioni di ore di ardui negoziati, è stato adattato con estrema diligenza al fine di soddisfare le esigenze, spesso contrastanti, dei maggiori paesi ‘’inquinatori’’ come Cina, Stati Uniti ed India. Finalmente è stato approvato e firmato da 195 nazioni in tutto il mondo. Ora, gli Stati Uniti hanno deciso di unirsi agli unici due paesi che non ne fanno parte: Nicaragua e Siria. Vale la pena notare che, mentre il Nicaragua ha deciso di non aderire perché le sue ambizioni erano molto più alte1  e la Siria non ha firmato a causa delle ovvie limitazioni legate al conflitto civile in corso, la decisione di Trump è ben radicata nella sua presunta convinzione per cui il cambiamento climatico è una sorta di grande truffa, ignorando sia i risultati della ricerca scientifica sia il recente trend a livello economico.

Non molte persone vogliono continuare a navigare con Trump

A prima vista, l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi potrebbe essere vista come una catastrofica retro-marcia lungo il percorso di transizione verso un mondo resiliente ai cambiamenti climatici e caratterizzato da una bassa impronta di anidride carbonica. Allo stesso tempo, quanto accaduto sembra aver consolidato l’interesse attorno al cambiamento climatico in vari settori economici e diverse aree geografiche. La decisione di Trump ha chiaramente generato un’enorme quantità di articoli, blog, discussioni, tweets sull'importanza di contrastare il cambiamento climatico in atto. Improvvisamente, il mondo sembra essersi elettrizzato ed eccitato, occupandosi di un argomento che prima del ritiro degli Stati Uniti da Parigi non era necessariamente una notizia di primo piano.

La vigorosa reazione di molti esponenti del mondo della politica e degli affari mette in evidenza come la decisione frenetica di Trump sembri completamente anacronistica, essendo antitetica al consenso scientifico e pubblico che sempre più ritiene il cambiamento climatico come un urgente minaccia di portata globale, Anche alcuni dei più grandi produttori  di gas ad effetto serra del mondo non sono d'accordo con la decisione del Presidente Trump, che ora si trova quindi ad affrontare una certa opposizione che, fino a poco tempo fa, sarebbe stata molto improbabile2. Exxon Mobil Corp. e ConocoPhillips, due dei più grandi produttori di petrolio a livello mondiale, hanno espresso il loro malcontento di lasciare il tavolo dei negoziati3. Le ragioni dietro alla loro netta presa di posizione devono essere ricercate sia nella pressione a cui le più grandi compagnie petrolifere sono soggette da parte dei loro azionisti4 sia nella crescente preoccupazione attorno ai cosiddetti cosiddetti “stranded assets”, o “beni immobilizzati”, che potrebbero influenzare pesantemente i loro profitti. Oltre al settore petrolifero e del gas, Elon Musk di Tesla e Bob Iger della Walt Disney, illustri imprenditori e membri chiave dei consigli di affari della Casa Bianca, hanno annunciato la loro uscita dai gruppi di consulenza a seguito dell'uscita americana dall’accordo di Parigi5. 

Lasciare l’accordo ha anche generato tensioni nella sfera della relazioni internazionali, con molti leader europei, asiatici e anche americani che hanno lanciato dichiarazioni di disapprovazione. L’ex segretario di Stato degli USA John Kerry ha fortemente criticato la decisione di Trump affermando come “il presidente che ha dichiarato di mettere l'America al primo posto ha ora messo l’America in fondo all’agenda6”. Grande dissenso è stato manifestato anche a livello sub-nazionale, dove i vari Stati americani e le città hanno ribadito il loro impegno a proteggere il clima, l’ambiente e i loro cittadini7. Per esempio, mentre Trump, non lasciandosi scappare l’ennesima occasione di sottolineare come le sue intenzioni siano guidate esclusivamente da interessi domestici, ha respinto la natura “estranea” dell'accordo affermando di servire “i cittadini di Pittsburgh, non di Parigi”, il sindaco di Pittsburgh ha confermato la sua volontà di onorare l'accordo di Parigi8.

Inoltre, l’opinione pubblica americana sembra in gran parte opporsi alla decisione di abbandonare l'accordo di Parigi. Recenti sondaggi hanno mostrato come, in tutti i 50 Stati, la maggior parte dei cittadini americani - tra i quali molti elettori di Trump possono essere identificati - sostengono di gran lunga la partecipazione statunitense all'accordo sul clima9.

La maggior parte dei Leader mondiali hanno allineato la loro direzione di crociera verso un mondo low-carbon

Nel complesso, sembra chiaramente che Trump e la sua decisione di estromettere gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi non siano in grado di ostacolare né la crescente consapevolezza attorno al cambiamento climatico come minaccia di portata mondiale né gli sforzi in atto che mirano alla decarbonizzazione dei mercati e dei settori produttivi e a rendere le società resilienti agli stimoli climatici.

I governi vogliono meglio comprendere l’esposizione delle rispettive economie ai rischi e agli impatti climatici e iniziano a rendersi conto del fatto che il loro merito creditizio è influenzato dal cambiamento climatico10. Con i mercati e le aziende che cercano di svincolarsi dai combustibili fossili, gli investitori sono sempre più consapevoli che investire in progetti, società e paesi richiede di integrare le considerazioni relative al cambiamento climatico nel processo decisionale degli investimenti basandosi su dati esaustivi e robuste metodologie nonché assicurando adeguati livelli di trasparenza per tutte le parti interessate11. Prominenti attori del settore tecnologico, sottolineando come la decisione di Trump sia dannosa sia per l'ambiente sia per la crescita economica, hanno confermato che continueranno il percorso verso, tra l'altro, la transizione dei loro centri di elaborazione dati ad alta intensità energetica verso l’utilizzo di energia rinnovabile al 100%12. Se, da un lato, la decisione di Trump può temporaneamente rallentare l’inevitabile transizione verso un mondo low-carbon, i cosiddetti smart business sono sempre più consapevoli delle tendenze economiche che continuano ad indicare una forte crescita delle fonti di energia rinnovabili13.

Il cambiamento climatico rappresenta un problema per qualsiasi categoria di reddito e per ogni settore dell’economia, e pertanto azioni organiche sono richieste da tutte le parti interessate. In particolare gli attori non-governativi hanno il potenziale di massimizzare gli sforzi istituzionali catalizzando e sfruttando investimenti, soluzioni produttive e tecnologiche e sostegno pubblico strumentali per questo obiettivo condiviso di salvaguardia del pianeta e della società. Riportando le parole dell’ex presidente Barack Obama, la leadership americana che ha permesso l’entrata in vigore dell’accordo di Parigi è stata resa possibile “dall'innovazione privata e dagli investimenti pubblici in industrie chiave come l’eolico ed il solare14”. Stati, città ed imprese possono oggi riempire una parte del vuoto di leadership e consentire un cambio di marcia nell’ambizione climatica. A testimonianza di ciò, l'ex sindaco di New York City Mike Bloomberg ha recentemente destinato 15 milioni di dollari al fine di assicurare che gli Stati Uniti possano adempiere all’accordo di Parigi15.

Riassumendo, Donald J. Trump potrebbe aver catalizzato la più grande campagna climatica nella storia e South Pole Group, come azienda leader nella sostenibilità e nella lotta al cambiamento climatico, sarà in prima linea in questa campagna. Continueremo a sviluppare le nostre competenze per aiutare altri pionieri a navigare in questo spazio climatico sempre più complesso e ad accogliere nuovi avventurosi lungo questo emozionante viaggio”.

Patrizio Trapletti - Analyst, Finance Team South Pole Group

1.  http://www.climatechangenews.com/2015/11/30/nicaragua-to-defy-un-in-climate-pledge-refusal/

2.  http://www.cnbc.com/2017/06/01/big-businesses-disapprove-of-trumps-decision-to-walk-away-from-paris-accord.html

3.  https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-05-31/exxon-conoco-back-paris-climate-deal-as-trump-weighs-pact-exit

4.  http://www.independent.co.uk/news/world/americas/us-politics/trump-paris-agreement-climate-change-oil-companies-shell-bp-exxon-urge-president-stay-in-a7745666.html

5.  https://www.ft.com/content/71a43384-4707-11e7-8d27-59b4dd6296b8

6.  http://www.npr.org/2017/06/02/531173457/john-kerry-weighs-in-on-the-u-s-withdrawing-from-climate-agreement

7.  https://electrek.co/2017/06/01/in-response-to-us-pulling-out-of-paris-agreement-us-states-step-in-to-commit-to-protecting-the-environment-and-their-citizens/

8.  https://www.vox.com/policy-and-politics/2017/6/1/15726656/pittsburgh-mayor-trump-paris

9.  http://climatecommunication.yale.edu/publications/paris_agreement_by_state/

10. In this regard, please see: Global Footprint Network and South Pole Group (December 2016), Carbon Disclosure and Climate Risk In Sovereign Bonds   http://www.footprintnetwork.org/content/documents/2016-Carbon_Sovereign_Bonds.pdf

11. Please see: IGCC and AIGCC (April 2017), Transparency in Transition - A Guide to Investor Disclosure on Climate Change http://www.thesouthpolegroup.com/news/transparency-in-transition

12. http://uk.businessinsider.com/google-facebook-tech-companies-react-trump-paris-accord-withdrawal-2017-6/?r=US&IR=T/#google-ceo-sundar-pichai-1

13. http://blog.thesouthpolegroup.com/navigating-the-twists-and-turns-towards-a-low-carbon-economy/

14. http://www.washingtonexaminer.com/obama-says-trump-joins-a-small-handful-of-nations-that-reject-the-future-by-withdrawing-from-paris-agreement/article/2624718

15. https://www.bloomberg.org/press/releases/bloomberg-philanthropies-commits-15-million-fill-budget-gap-left-trumps-revoking-us-support-un-climate-treaty/

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”
Milano, 12 giugno 2017

DIECI IDEE SOCIAL RESPONSIBLE ALLL'OMBRA DELLA LANTERNA

Presso la sede di Palazzo della Meridiana si è tenuto il giorno 26 Maggio 2017 per il terzo anno nella città di Genova, grazie alla partnership con ETIClab, un incontro del Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale, il più importante evento in Italia dedicato alla responsabilità d’impresa, denominato L’Arte della Sostenibilità. Nel corso della riunione plenaria sono stati presentati dieci casi ed esperienze di buone pratiche del territorio genovese con moderatore Daniela Congiu, presidente di Mixura Corporate Equity Markets, e di seguito viene presentata una sintesi degli interventi che sono stati fatti.

Apertura dei lavori: Benvenuto, Introduzione e Saluto delle istituzioni

  • Paolo Bassetti, Presidente ETIClab 
  • Rossella Sobrero, Il Salone della CSR e dell’innovazione sociale
    Cultura ed arte sono importanti ma il concept dell’evento è la bellezza di fare bene affrontando le sfide che sono state poste dalle Nazioni Unite con l’Agenda 2030. Il Salone della Csr si è posto l’obiettivo di organizzare 8 tappe in Italia per presentare i principi della sostenibilità con il format di dieci testimoni che in dieci minuti e dieci slide a disposizione presentano le loro buone pratiche.
    Per molte imprese la CSR è entrata nella strategia e il cambiamento è evidente tuttavia non basta solo fare bene ma importante è l’urgenza.
  • Giovanni Mondini, Presidente Confindustria Genova
    Con piacere viene evidenziata una elevata partecipazione da parte dei giovani ed una loro attenzione ai temi della sostenibilità. L’obiettivo è quello della creazione del profitto che viene impiegato in investimenti e nell’economia e quindi è una spinta per la crescita.
  • Beppe Costa, Camera di Commercio di Genova
    Fondamentale è l’integrazione con il territorio e forte è l’impegno della Camera di Commercio di Genova per far comprendere l’importanza della sostenibilità. Non si tratta solo di sostenibilità ambientale ma è anche etica e i comportamenti orientati al territorio.
  • Rossana Revello, Presidente Gruppo tecnico RSI Area Politiche industriali Confindustria
    Su iniziativa del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia si è verificata una importante svolta e la RSI è stata inserita all’interno del dialogo della politica industriale in quanto elemento di competitività per le imprese che devono aumentare gli investimenti in attività intangibili. Andare verso una economia sostenibile non è una scelta ma è un dovere ed una responsabilità nei confronti delle generazioni future.
    Con riferimento agli obiettivi posti dalla Nazioni Unite nell’Agenda 2030 l’attenzione di Confindustria è focalizzata su SDG numero 8 “Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti”, su SDG numero 9 “Costruire infrastrutture resilienti e promuovere l’innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile” e particolare enfasi viene data al SDG numero 10 “Ridurre l’ineguaglianza all'interno di e fra le nazioni” con la finalità di stimolare politiche di governo su questi temi in modo da fare ordine sui temi che sono di reale interesse per le imprese e creare opportunità di networking e di benchmarking. L’obiettivo è quello di dare un futuro alle imprese.

Dieci al cubo 10 temi per dieci testimoni

Daniela Congiu, moderatrice della tavola rotonda, indica l’importanza dei valori condivisi che hanno un impatto sul territorio relativi alla responsabilità sociale d’impresa che prestano attenzione sia agli aspetti sociali sia a quelli ambientali e alle nuove tecnologie digitali.

  • Cultura e sviluppo locale con Luca Borzani, Fondazione Palazzo Ducale
    Palazzo Ducale di Genova si affaccia su due piazze si pone l’obiettivo di fare cultura e di misurarsi sempre con il cambiamento e consentire a tutti di comprenderlo. Questa è una responsabilità che Palazzo Ducale ha nei confronti della città di Genova per stimolare una crescita economica, verso la comunità per il patrimonio artistico e la conoscenza e nei confronti dei valori che costituiscono il vivere civile.
    Obiettivo è quello di valorizzare le eccellenze del territorio senza cadere nei localismi attraverso una pluralità di linguaggi che sono essenziali per uno sviluppo della cultura. 
  • Responsabilità sociale di territorio con Paola Carbone, Camera di Commercio di Genova
    Importante è la responsabilità sociale verso il territorio e la Camera di Commercio di Genova è in prima linea per contribuire a creare percorsi di sviluppo economico, smart, innovativi, sostenibili ed inclusivi. Attenzione viene posta alla responsabilità sociale, economica ed ambientale per creare smart community guardando al futuro con percorsi di valorizzazione delle imprese socialmente responsabili.
    Importante è la trasparenza e i nuovi modelli di rendicontazione non-financial dalla strategia al reporting ed i progetti di economia circolare.
  • Green Delivery Area con Giorgia Notari, Eco Bike Courier
    Eco bike courier si definisce un laboratorio che rende possibile la consegna di beni nei centri urbani ed è nata nell’anno 2011 con l’obiettivo della mobilità sostenibile creando migliori condizioni di lavoro. Rende possibile il trasporto all’ultimo miglio che deve essere leggero e smart attraverso una informatizzazione dei processi e la certificazione delle emissioni di CO2 che vengono evitate e viene quindi a creare un servizio di green delivery. Obiettivo è quello di avviare un dialogo con le aziende e creare un network per la definizione di standard di mercato.
  • Economia circolare con Stefania Lallai, Costa Crociere
    Presenta l’esperienza dell’economia circolare indicando che deve essere fatto sempre di più con meno risorse per la creazione del valore.
  • Spreco alimentare con Marco Malfatto, Progetto RICIBO
    Parla dello spreco di beni alimentari nel territorio di Genova e Ricibo è un progetto di rete ed un accordo di collaborazione dove fondamentale è la regia del Comune. Il principale spreco è nei cestini di casa con l’8% ed una stima di spese pari a 6,7 Euro per famiglia. Per monitorare e mitigare lo spreco importante è l’innovazione tecnologica.
  • Innovazione Sostenibile con Sonia Sandei, ENEL
    Per Enel la sostenibilità è integrata con l’innovazione ed è stato avviato un progetto Futur-E che si pone l’obiettivo della diminuzione dei siti delle centrali elettriche che sono oggetto di una riqualifica attraverso nuove idee di business rivolte alla sostenibilità economica, sociale ed ambientale. E’ un progetto di economia circolare: verso nuove forme di energia che hanno un elevato impatto sulla riduzione delle emissioni della CO2.
    Enel si è inoltre posta l’obiettivo di creare un network di sostenibilità sul territorio e ha raggiunto un accordo con l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) per creare innovazioni nel campo della sostenibilità attraverso l’utilizzo della robotica.
  • Innovazione sociale con Alessandra Grasso, Consorzio Agorà
    Nuove idee e tecnologia per servizi alle persone. Tra questi vi è “Start Refugees” che si propone di dare una risposta ai bisogni emergenti e proporre soluzioni lavorative per i richiedenti piccoli lavori di manodopera tra i quali anche i rifugiati, per favorire l’integrazione nel lavoro e individuare delle qualità professionali. E’ allo studio la possibilità di far evolvere questo progetto in una Benefit Corporation.
  • Innovazione digitale a impatto sociale con Fabio Marcenaro, Fondazione CEPIM
    Si tratta di una fondazione attiva dall’anno 1974 rivolta alle persone con disabilità cognitiva di origine genetica (sindrome di down) e si cercano soluzioni attraverso l’utilizzo della tecnologia non come protesi sostitutive ma a supporto con l’obiettivo di coordinare i servizi sanitati con le esperienze digitali prima dell’avvio di un progetto.
  • Sharing Economy con Alessio Caldano, Io Consiglio
    Piattaforma web nell’ambito della sharing economy finalizzata ad una economia collaborativa digitale che sfrutta l’economia dell’esperienza degli amici dai quali ottenere consigli veri (positivi ed insindacabili), non vengono inseriti consigli negativi.
  • Welfare aziendale con Selene Marone, Happily
    Servizi di welfare aziendali riferiti a beni e servizi che le aziende mettono a disposizione per il sostegno ed il benessere della generalità dei dipendenti o una specifica categoria. 

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 29 maggio 2017

Finanza verde, così il futuro sarà sostenibile

Il programma dell’UNEP “Inquiry into the Design of a Sustainable Financial System” è stato lanciato a Davos il 23 gennaio 2014 con la finalità di esplorare in che modo il sistema finanziario può essere allineato con lo sviluppo sostenibile; il riferimento specifico è agli aspetti ambientali, l’approccio è fortemente orientato all’analisi delle best practice nazionali e all’individuazione delle opzioni di miglioramento più idonee per le specificità dei singoli paesi. 

Nel febbraio del 2016, l’UNEP e il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare hanno avviato la realizzazione di un Dialogo Nazionale sulla Finanza Sostenibile anche per l’Italia coinvolgendo le istituzioni e i principali soggetti privati dei settori bancario, assicurativo e della gestione del risparmio (investitori), su un programma di attività, con l’obiettivo di redigere un rapporto Paese denominato “Finanziare il Futuro: Rapporto del dialogo nazionale dell’Italia per la finanza sostenibile” sulle potenzialità e sulle opzioni d’intervento, presentato il 6 febbraio 2017 presso la Banca d’Italia. Di seguito vengono indicati in sintesi i principali punti.

  • 1.Finanziare la transizione: il contesto globale
    L’approvazione, nel 2015, degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) dell’ONU e l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici impongono una nuova spinta all’innovazione nel settore finanziario essenziale per un’efficace transizione verso un modello di sviluppo a bassa intensità di carbonio, inclusivo e sostenibile.
    La finanza sostenibile richiede l’integrazione dei fattori ambientali, sociali e di buon governo societario (environmental, social and governance - ESG) in tutti i processi decisionali tipici, con l’obiettivo di aumentare il livello di resilienza della finanza, rafforzare l’allocazione dei capitali finanziari verso gli obiettivi delle politiche e migliorare la trasparenza della rendicontazione.
  • 2.Il panorama della finanza e dello sviluppo sostenibile in Italia
    L’Italia si trova di fronte ad un’opportunità strategica per allineare il proprio sistema finanziario con lo sviluppo sostenibile. Riforme per rendere sostenibile il settore finanziario possono aiutare a identificare nuove aree di crescita, nuove modalità per rafforzare la solidità delle istituzioni finanziarie e nuove idee per servire meglio i clienti a livello domestico e internazionale. Per l’Italia, il ruolo preponderante delle PMI nell’economia rende ancor più importante la trasformazione del sistema finanziario nella direzione della sostenibilità.
  • 3.Priorità cross-cutting: Risk analysis e stress testing
    I fattori ambientali sono una fonte crescente di rischio finanziario che si estende dal livello di progetto al sistema finanziario nel suo complesso.
  • 4.Priorità cross-cutting: Reporting e Disclosure
    Il reporting delle performance ambientali e sociali materiali da parte delle imprese e delle istituzioni finanziarie è essenziale per un’efficace allocazione del capitale per lo sviluppo sostenibile. Sulla base delle pratiche esistenti in Italia e delle esperienze internazionali emergenti, ulteriori progressi possono essere fatti in termini di comunicazione al mercato azionario, reporting aziendale, comunicazione agli investitori e pratiche di corporate governance.
  • 5.Greening il sistema bancario
    L’economia italiana, rappresentata da PMI, dipende prevalentemente dai finanziamenti del settore bancario, incluse le imprese che cercano di espandersi nell’ambito della crescente economia verde.
    L’attuale momentum potrebbe essere portato avanti prestando attenzione a tre priorità: un focus dedicato ai meccanismi innovativi di finanziamento delle le PMI “green”; uno sforzo consolidato per aumentare la finanza rivolta all’efficienza energetica; formare le competenze di professionisti del settore bancario finalizzate a rafforzare la “alfabetizzazione della sostenibilità”.
  • 6.Greening il mercato dei capitali di equity e debito
    I mercati dei capitali in Italia sono relativamente piccoli rispetto alla dimensione complessiva dell’economia, ma si stanno attuando significativi passi in avanti per aumentare il loro ruolo, in particolare per il finanziamento delle PMI.
  • 7.Greening gli investitori istituzionali
    Gli investitori istituzionali italiani - fondi pensione, fondazioni bancarie, assicurazioni e gestori patrimoniali - stanno aumentando il loro impegno con investimenti sostenibili e responsabili.
    Tuttavia, una serie di sfide devono essere ancora affrontate quali la prioritarizzazione nelle policy (mainstreaming), incluso lo short-terminism, le percezioni della materialità, nonché incoerenti dati e definizioni.
  • 8.Greening il settore assicurativo
    Quello assicurativo è il settore finanziario maggiormente esposto ai rischi del cambiamento climatico, ma si trova anche di fronte a nuove opportunità offerte dai mercati della digitalizzazione e la crescita della finanza sostenibile.
  • 9.Attirare il capitale privato con la finanza pubblica
    Il ruolo della Cassa Depositi e Prestiti (CDP) è fondamentale per sostenere i progetti di investimento redditizi legati alle tecnologie innovative, alla protezione dell’ambiente, all’energia pulita e all’efficienza energetica.
  • 10.Misurare i progressi
    Attualmente non esiste un framework che consente di misurare i progressi di un sistema finanziario sostenibile a livello nazionale. Tre sono le dimensioni chiave che devono essere considerate: in primo luogo l’architettura delle regole che disciplinano il sistema finanziario; in secondo luogo il comportamento degli attori del mercato in termini di sostenibilità e terzo una valutazione degli stock e dei flussi finanziari in termini di performance di sostenibilità.
  • 11.Conclusioni e raccomandazioni
    Il Dialogo Nazionale per la Finanza Sostenibile condotto nell’anno 2016 ha individuato una serie di opzioni specifiche per costruire questo momentum in Italia, sintetizzate in quattro aree: frameworks politici; innovazione finanziaria; infrastrutture di mercato e la costruzione della conoscenza.

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 22 maggio 2017

ANCHE I PIR A CACCIA DEL VALORE INTANGIBILE

Presso la sede di Borsa Italiana si è tenuto il giorno 11 Maggio il Mediolanum Business Forum 2017 il cui obiettivo, nel panorama finanziario attuale, sempre più complesso e competitivo, è stato quello di far conoscere tra le nuove soluzioni d’investimento legate all’economia nazionale quelle dei Piani Individuali di Risparmio (PIR). All’incontro hanno partecipato autorevoli nomi del giornalismo, della finanza e dell’imprenditoria italiana con moderatore Leopoldo Gasbarro, giornalista e scrittore, e di seguito viene presentata una sintesi degli interventi che sono stati fatti.

Apertura dei lavori: I Piani Individuali di Risparmio

  • Fabrizio Pagani, Capo della Segreteria tecnica del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
    I PIR sono un meccanismo utile per canalizzare il risparmio degli italiani verso le imprese italiane introdotto con la legge di bilancio del 2017. Le imprese italiane hanno la capacità di innovare e di trovare prodotti e mercati ma hanno due punti deboli uno è la governance e l’altro sono i capitali bisogna quindi far accedere al mercato dei capitali le nostre imprese. Importante è trovare la benzina che è rappresentata dalla liquidità necessaria e per questo sono stati creati i PIR. Una stima di raccolta prudente è stata indicata in Euro 18 mld in cinque anni ma è già previsto di superarla.
    E’ annunciata una automatica defiscalizzazione totale sul capital gain alla condizione di mantenere l’investimento per almeno cinque anni necessari per garantire una stabilità di lungo termine. Il 30% è investibile liberamente ed il 70% in imprese italiane di cui il 30% non già quotate nel FTSE Mib sia in equity sia in bond e quindi è garantita sempre la possibilità di diversificazione.
    Aprendo al proprio capitale una impresa migliora la governance, la trasparenza, i risultati di conto economico e migliora l’occupazione. Si consegue infine un beneficio anche per il sistema economico complessivo. 

Risparmio ed Impresa un circolo virtuoso

  • Massimo Doris, Amministratore Delegato di Banca Mediolanum
    Per evitare, in caso di difficoltà, il coinvolgimento dei risparmiatori è stato chiesto alle banche di rafforzarsi con aumenti di capitale e per avere ratios migliori è possibile agire sul numeratore aumentando il capitale proprio della banca o sul denominatore diminuendo i rischi. Sono accadute entrambe le cose, sono diminuite le erogazioni che hanno fatto le banche e si è iniziato a pesare in modo diverso e sempre più attento i rischi. Permane però il problema che a parità di aziende che vanno bene comporta un maggiore assorbimento di capitale prestare del denaro ad una piccola impresa piuttosto che ad una di maggiori dimensioni.
    Mediolanum da sempre investe in tecnologia e al contempo viene sempre garantito il contatto con la persona in quanto anche i millennials continuano a richiedere il contatto umano di chi li accompagna negli investimenti e quindi si investe molto in formazione dei family banker.L’accesso alla banca avviene sempre più attraverso le APP ed il telefonino ma poi resta importante il ruolo del family banker con cui parlare. Si guarda alla sostenibilità della banca per i prossimi venti / trenta anni ed importanti sono i contatti oltre che con i risparmiatori anche con gli imprenditori per spiegare loro le opportunità che derivano dai PIR.   
  • Marco Giorgino, Professore Universitario
    E’ in atto una rivoluzione nel modello distributivo che prevede una progressiva riduzione degli sportelli ed una razionalizzazione come già è avvenuta in Europa e questa è una delle conseguenze del numero di volte in cui un cliente si reca presso uno sportello bancario che si sta riducendo in maniera significativa.
    Oggi non si parla più di integrazione tra i vari canali ma vi è una sostituzione ed è sempre più in aumento, oltre all’internet banking, il mobile banking e l’utilizzo delle APP i clienti stanno quindi modificando le modalità di fruizione dei servizi bancari. La banca mantiene un ruolo molto importante nella vita di tutti noi e gode ancora di fiducia e per affrontare queste sfide imposte dal cambiamento del modello distributivo sono necessari sensibili investimenti che però non saranno possibili per tutti.
    Siamo in una situazione in cui i tassi sono a zero e non è più sostenibile una cultura dell’investimento che generava un rendimento senza dover sopportare dei rischi e al contempo le banche sono in difficoltà ad esercitare la propria attività core che è quella di prestare denaro rispettando le regole. A sfruttare le opportunità dei PIR sono pronte le imprese che hanno saputo dare chiari segnali per la ristrutturazione, l’innovazione e l’internazionalizzazione.
    Anche le imprese devono affrontare una situazione di trasformazione digitale che sarà molto più invasiva di quanto non è stato internet e su questo fronte sono pronte quelle imprese che hanno mantenuto in ordine la loro struttura finanziaria con programmi di investimento di medio/lungo termine. Le imprese devono essere sostenibili nel tempo perché la sostenibilità non è solo ambientale e sociale ma è una sostenibilità che sta nei numeri e i flussi di cassa devono tornare oggi, domani e nel tempo.
  • Alessandro Plateroti, Vice Direttore Il Sole 24 Ore
    Vincerà la banca che ha una tecnologia, i clienti richiedono un servizio sempre più personalizzato ma allo stesso tempo economico. C’è ancora molta incertezza regolatoria e normativa che espone anche a dei rischi e servono quindi delle tutele. Il principale asset delle banche sono i risparmiatori. 
  • Nicola Saldutti, Caporedattore economia Il Corriere della Sera
    Le banche da sempre possono fallire ma ora è cambiato chi paga il conto dell’eventuale fallimento che può essere pagato anche da coloro che hanno posto fiducia al sistema bancario; le banche quindi anche per chi sottoscrive un conto corrente o una obbligazione non sono tutte uguali, d’altra parte il risparmio, tutelato dalla costituzione, è il patrimonio più importante perché anche da questo dipende la crescita delle imprese.
    I PIR ricombinano gli obiettivi da una parte dei risparmiatori che cercano un rendimento più elevato e dall’altra delle imprese che cercano chi investe nei loro progetti per un tempo un po’ più lungo e quindi l’elemento del tempo dei cinque anni è di per sé un valore e i PIR sono uno strumento semplice. La quota contingentata del 30% in imprese non quotata al FTSE Mib deve andare in imprese sane che crescono, sugli scaffali bisogna mettere titoli buoni, gli intermediari devono scegliere per conto dei risparmiatori titoli che hanno prospettive di sviluppo e i risparmiatori contribuiscono così alla crescita del Paese.

L’indagine

  • Fabrizio Fornezza, Presidente di Eumetra Monterosa
    Siamo in presenza ad una discontinuità non solo di offerta ma anche di domanda incentrata sul benessere delle persone e sta cambiando la modalità degli italiani di pensare al denaro non solo in termini di performance ma si è passati a ragionare in termini di felicità e qualità della vita e questo porta a migliorare la relazione con la banca. Si inizia a parlare di narrazioni e quelle più efficaci non sono quelle tecniche ma quelle di Human & Wellnes (30%) incentrate sul tema della progettualità individuale.
    Solo il 20% degli italiani ha già sentito parlare di PIR e quindi bisogna farne aumentare la conoscenza ed il 6% dice di essere molto interessato e bisogna narrare il tema del territorio e dell’italianità. 

Le reazioni dell’industria del risparmio e delle imprese

  • Stefano Volpato, Direttore Rete Commerciale di Banca Mediolanum
    Obiettivo di Mediolanum è quello di trovare valore da portare ai risparmiatori, le imprese italiane sono leader indiscusse in tantissimi ambiti economici quali la moda, il design, l’agroalimentare, la cantieristica navale, la ceramica, il packaging, gli ambiti farmaceutici la meccanica di precisione ed i PIR accendono un faro su questo mondo italiano e consentono di entrare nel dettaglio che era già conosciuto dagli stranieri. La valorizzazione della spesa fatta per acquistare un prodotto con marchio “Made in Italy” assume una connotazione diversa perché consente di far percepire che dentro al prodotto ci sono valori di creatività, genio e qualità riconosciuti in tutto il mondo.I PIR permettono ai risparmiatori di adottare uno strumento che consente a tutti i protagonisti di vincere, i risparmiatori spostano una parte della liquidità improduttiva e cercano di avere dei risultati a lungo termine considerando anche il beneficio della leva fiscale, le aziende italiane sono delle eccellenze assolute in tantissimi ambiti e la stessa crisi ci trova oggi molto più preparati anche lo Stato vince perché si crea una economia fiorente ed infine gli stessi intermediari finanziari possono essere propulsori dell’economia e conseguiranno anche loro un vantaggio economico non trascurabile.
  • Andrea Cabrini, Direttore Class CNBC
    Dei PIR piace l’incentivo fiscale e l’esenzione totale delle tasse di successione, la pianificazione di medio / lungo termine e il valore di poter mettere i propri risparmi a servizio della propria economia. Bisogna allargare il bacino di dove i PIR potranno andare ad investire nel lungo termine. I PIR non devono servire solo per far crescere le imprese che sono già quotate ma devono rivolgersi anche a nuove aziende.
    Tra gli intermediari finanziari c’è chi è già partito, chi si sta attrezzando e chi non è ancora partito e poi c’è chi si muove parallelamente come il mondo assicurativo che sta iniziando a studiare delle polizze, pochi sono quelli che sono scettici nei confronti del prodotto. 
    Attualmente ci sono 18 PIR e per fine anno si dovrebbe arrivare a circa 40 PIR.   
  • Anna Lambiase, Amministratore Delegato IR Top
    IR Top si occupa di accompagnare le piccole imprese in borsa che si quotano al AIM che è un junior market nato otto anni fa, ora sono 79 le società quotate, che accoglie le piccole imprese e l’impatto dei PIR anche su questo mercato è stato significativo e ci sono aziende industriali ma anche quelle del green, del fintech e della tecnologia e tutte quelle che sono innovative. Importante è la quantità e la qualità delle aziende che potranno arrivare sul mercato. 
  • Gianluca Parenti, Partner e Socio fondatore di Intermonte SIM
    L’introduzione dei PIR ha portato una forte attenzione al mercato italiano e l’effetto PIR sulle piccole e medie aziende è stato molto importante. Intermonte SIM stima che la raccolta in cinque anni sarà di 70 miliardi, i traders online non hanno una logica del lungo termine ma il vero risparmio e una risposta ai tassi zero si fa con la pianificazione finanziaria e la scelta di prodotti che in una logica temporale minima di cinque anni possono dare dei buoni rendimenti. Importante è la pianificazione temporale e quella delle scelte familiari.

Italia e aziende

  • Ennio Doris, Presidente di Banca Mediolanum
    Voglio sfatare il pregiudizio che si accusano spesso le imprese familiari italiane di essere il male dell’economia italiana e di essere poco moderne ma l’export e la bilancia commerciale sono in crescita e queste imprese sono la vera forza dell’Italia.
    Input di ottimismo sul pianeta è che stiamo andando in una direzione dove l’energia che si utilizzerà sarà assolutamente pulita. Da due studi attendibili vi sono previsioni che nel 2050 l’energia solare si utilizzerà per il 50% e in altri dieci anni non si utilizzerà più il petrolio e il gas. Ci sarà una seconda fase dello sviluppo economico che disinquinerà e sarà il mercato ad escludere i prodotti delle aziende che inquinano e le aziende intelligenti andranno in questa direzione. 
    Il cambiamento dà opportunità all’imprenditore ma bisogna eliminare gli handicap ed uno di questi è che in Italia non esiste un mercato finanziario efficiente che porta capitale di rischio e finanziamenti a medio/lungo termine alle imprese. L’economia italiana è bancocentrica, l’80% dei finanziamenti all’economia arriva dalle banche e in Italia mancano le società di venture capital che diventano partner delle imprese specializzate per dimensione e per settore molte delle quali in America sono state promosse dalle stesse banche.
    Mediolanum è ora un protagonista del settore e può cambiare la storia del mercato finanziario italiano e bisogna spiegare bene ai clienti l’opportunità che hanno ma non basta raccogliere il denaro bisogna poi saperlo investire creando le occasioni con le imprese e Mediolanum farà un road show in Italia in accordo con le associazioni industriali coinvolgendo le 347 aziende quotate oltre a quelle non quotate creando un team di lavoro. Questi programmi devono essere credibili e le imprese non devono essere legate al passato e perdere di vista il mercato che chiede sempre più qualità ed il rispetto dell’ambiente e le imprese non attente non verranno finanziate mentre verranno finanziate quelle innovative, quelle che sono immerse nei cambiamenti che sono in atto. Il governo ha buttato la palla nel campo del privato e delle banche. 
  • Enrico Bracalente, Amministratore Unico BAG SpA – Nero Giardini
    Ho sempre creduto nel “Made in Italy” sinonimo di garanzia e noi non abbiamo delocalizzato e oggi ci sono gli imprenditori ed i collaboratori che consentono di raggiungere il successo. Molto importante è riuscire a comprendere le esigenze del consumatore finale.
    Abbiamo investito in una scuola per artigiani che devono sostituire quelli che stanno andando in pensione ed è necessario formare dei nuovi tecnici per continuare a dare qualità. Quarantuno sono gli attuali tecnici che frequentano i corsi per dare continuità al settore che stava scomparendo per assenza di ricambio generazionale.  
  • Oscar Farinetti, Fondatore e creatore di Eataly
    In Italia c’è un microclima unico al mondo e una biodiversità che dipende dai venti e per questo siamo diventati biodiversi noi stessi italiani ed abbiamo vantaggi e svantaggi. Un vantaggio è che siamo stati in grado di esprimere un numero di piccole e medie imprese che ha una straordinaria potenzialità ma lo svantaggio è che ce ne siamo dimenticati. Tre problemi sono la digitalizzazione che deve rendere accessibili solo quattro numeri agli imprenditori che si devono invece occupare del marketing; la finanza deve far affluire i capitali non a tutte le PMI ma solo a quelle brave e ci deve essere qualcuno che aiuta a capire quelle che sono brave in modo che si possono dedicare a quello che è il loro mestiere ed infine il terzo problema è quello della burocrazia che serve ma deve essere gestita e deve essere snellita. Risolti questi tre problemi le PMI voleranno.
    La rivoluzione digitale è simile alla scoperta del fuoco e viene utilizzata per distruggere posti di lavoro ma bisogna imparare a domarla e bisogna passare dal target poetico del godere a quello di durare, bisogna lavorare per allontanare il più possibile la fine del mondo. 
    Bisogna prendere il tema della fine del mondo e metterlo al centro del business realizzando prodotti diversi nel rispetto della terra dell’acqua e dell’aria e l’Italia può diventare trainante perché è vissuta come il paese più green al mondo e devono essere finanziate le aziende green che lavorano nel rispetto dell’acqua della terra e dell’aria e gli intermediari finanziari si devono impegnare nel scegliere le aziende giuste.   
  • Nicola Porro, Giornalista e conduttore televisivo
    Gli imprenditori si svegliano la mattina con l’obiettivo di sfidare tutti e quelli italiani hanno un problema in più in quanto si devono scontrare anche con la burocrazia fatta da burocrati, politici, legislatori e controllori che non si rendono conto che la prima difficoltà degli imprenditori è quella di competere ed imprenditori e lavoratori devono stare sullo stesso lato. L’imprenditore conosce il mercato e l’Italia ma ha una pessima considerazione di quella che è la sovrastruttura politica e normativa.  Siamo all’interno della rivoluzione digitale e tutti i parametri stanno cambiando e sta cambiando il mondo per i prossimi 200 anni.

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 15 maggio 2017

ANCHE LE NAZIONI UNITE ADOTTANO IL REPORT INTEGRATO

Carol Adams, docente di Accounting alla Durham University Business School in UK con ampie esperienze in tema di reporting finanziario e non financial e di rischi ambientali, sociali e la governance ha pubblicato l’8 marzo 2017 l’articolo Five steps to aligning the SDGs with the Integrated Reporting Framework” in cui vengono descritti cinque passaggi che facilitano l’individuazione dei rischi e le opportunità per la creazione di valore attraverso un report integrato e il loro contributo ai Sustainable Development Goals (SDGs) dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Step 1: Comprendere l’ambiente esterno 

Le tematiche dello sviluppo sostenibile che vengono affrontate dai SDGs hanno un impatto sulla capacità delle organizzazioni di creare valore per se stesse e per i propri stakeholder. Il framework proposto dall’International Integrated Reporting Council (IIRC) richiede un attento esame delle esternalità che possono aumentare o diminuire il valore creato direttamente o attraverso la qualità delle relazioni con gli stakeholder. Pertanto, la considerazione degli SDGs e le tematiche di sviluppo sostenibile che vengono affrontate devono essere incorporate nella più ampia considerazione dell’ambiente esterno.

Esempi di rilevanti temi ambientali che devono essere identificati nel reporting integrato sono quelli sociali relativi alla popolazione e ai cambiamenti demografici, i diritti umani, la salute, la povertà, i valori collettivi, i sistemi educativi e le sfide ambientali, come quelle imposte dal cambiamento climatico. Questi temi riguardano direttamente un certo numero di SDGs.

Le esternalità possono infine aumentare o diminuire il valore creato da una organizzazione quindi i fornitori di capitali finanziari necessitano di informazioni sulle esternalità materiali per valutare i loro effetti e allocare di conseguenza in modo ottimale le risorse.

Step 2: Identificare le tematiche materiali che influenzano la creazione del valore

Il processo di materialità per la definizione dell’integrated reporting impone l’identificazione, la valutazione e la definizione delle priorità delle tematiche basate sulla loro capacità di influenzare la creazione di valore. Il valore è creato per l’organizzazione e per gli altri stakeholder attraverso l’aumento, la diminuzione e la trasformazione dei capitali. Pertanto, quando le organizzazioni pianificano il loro approccio agli SDGs, dovrebbero identificare, valutare e definire la priorità degli obiettivi di sviluppo sostenibile. 

Step 3: Sviluppare la strategia

Nel definire una propria strategia una organizzazione identifica come intende mitigare o gestire i rischi e massimizzare le opportunità. Le organizzazioni dovrebbero definire i propri obiettivi strategici necessari per realizzare gli SDGs materiali attraverso un piano di allocazione delle risorse nel breve, medio e lungo termine.

Step 4: Integrated thinking e connettività

IIRC invita le organizzazioni a collegare la loro strategia ai cambiamenti che si verificano nell’ambiente esterno, tra cui le aspettative sociali in evoluzione e le limitazioni delle risorse naturali. Inoltre sottolinea l’importanza di rispondere alle esigenze legittime e agli interessi degli stakeholder. I responsabili della governance aziendale devono essere coinvolti e sono responsabili di questo processo. Coloro che sono incaricati della governance dell’organizzazione dovrebbero assicurarsi di:

  • identificare i temi di sviluppo sostenibile, verificare che questi siano incorporati nella strategia e siano definiti adeguati obiettivi e target;
  • verificare che l’organizzazione sviluppi relazioni con e tra gli stakeholder al fine di migliorare il benessere collettivo;
  • verificare che il modello di business dell’organizzazione includa tutti i temi materiali inerenti lo sviluppo sostenibile che influenzano gli input e gli output in termine dei sei capitali;
  • verificare che la strategia dell’organizzazione rifletta le prestazioni passate con riferimento ai SDGs.

La connettività riguarda (tra le altre cose) il collegamento tra strategia e modello aziendale dell’organizzazione con i cambiamenti nel suo ambiente esterno, come gli aumenti o le diminuzioni della rapidità dei cambiamenti tecnologici, l’evoluzione delle aspettative sociali e la scarsità delle risorse. I responsabili della governance sono invitati a riconoscere la loro responsabilità per garantire la correttezza del report integrato e indicare che ne hanno seguito la preparazione e la presentazione.

Step 5: Integrated reporting

Le organizzazioni devono indicare i principali temi dello sviluppo sostenibile che hanno un impatto sugli stakeholder e l’organizzazione ed influenzano la creazione di valore nel breve, medio e lungo termine. Le organizzazioni dovrebbero segnalare il loro contributo agli obiettivi degli SDGs accanto ai loro risultati rispetto ai sei capitali.

Il framework <IR> richiede che le organizzazioni devono considerare come l’ambiente esterno (ed esplicitamente le tematiche sociali e ambientali) influenzano la creazione del valore ed individuano e danno priorità a tali questioni, di impegnarsi con gli stakeholder in questo processo e di sviluppare una strategia che considera i rischi e le opportunità che emergono da quelle ambientali esterne.

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 8 maggio 2017

SI LA FINANZA SOSTENIBILE RENDE DI PIÙ

MSCI ESG Research realizza una ricerca approfondita, una valutazione e un’analisi delle pratiche di business ambientali, sociali e gestionali progettata per fornire approfondimenti critici che possono aiutare gli investitori istituzionali ad individuare i rischi e le opportunità che la ricerca tradizionale potrebbe trascurare. All’analisi dell’integrazione degli aspetti di sostenibilità nei processi d’investimento è stato dedicato l’SRI Breakfast “Why ESG matters?” organizzato dal Forum per la Finanza Sostenibile in data 20 Aprile 2017 presso la propria sede a Milano.  

All’incontro assieme ad MSCI hanno partecipato Eurizon Capital SGR e Alessandra Viscovi e di seguito viene riportata una sintesi degli interventi che sono stati fatti.

Introduzione ai lavori

  • Francesco Bicciato - Segretario Generale del Forum per la Finanza Sostenibile. L’SRI Breakfast è un format proposto dal Forum per la Finanza Sostenibile con l’obiettivo di offrire agli operatori del settore – e, in particolare, alla cosiddetta “comunità SRI” – un momento di approfondimento di taglio operativo riguardo temi specifici dell’analisi ESG, particolarmente innovativi o di forte attualità; è inoltre un’occasione di scambio e di networking.
    Nel corso del secondo appuntamento in programma per il 2017 verranno approfonditi i vantaggi derivanti da una sistematica integrazione dei fattori ESG nei processi di investimento ed in particolare, MSCI ESG Research illustrerà i risultati di uno studio sull’importanza degli aspetti di sostenibilità per l’analisi finanziaria e per la gestione dei rischi. L’efficacia di un’analisi integrata degli aspetti di sostenibilità necessita di dati aggiornati e metodologie di calcolo sempre più evolute: in questo senso lo studio condotto da MSCI rappresenta uno strumento essenziale per incrementare la sensibilità degli operatori finanziari sulla rilevanza dei criteri ESG nei processi d’investimento.

SRI e mercati finanziari: quando l’integrazione dei fattori ESG migliora le performance societarie

  • Gaia Mazzucchelli, Responsabile settore bancario ESG Research MSCI Inc. ha illustrato i risultati dello studio realizzato da MSCI “Capital Markets: companies with stronger board oversight tend to manage more efficiently investors’ money” dove si dimostra che nel biennio 2014-2015, gli operatori che hanno effettuato le proprie scelte di asset allocation integrando considerazioni ESG hanno ottenuto in media un incremento delle masse in gestione del 9,7%, rispetto allo 0,4% rilevato tra gli operatori privi di tale approccio.
    Una strategia ESG può essere realizzata allineando gli investimenti con i valori etici ed applicando una esclusione per settore e/o per prodotti, realizzando oltre ad un ritorno finanziario anche positivi impatti sociali ed ambientali misurabili o incorporando i criteri ESG per creare un ritorno di lungo termine e gestire i rischi ESG.
    Sono stati presentati tre diversi case study per dimostrare come l’analisi ESG può essere utilizzata a complemento dell’analisi fondamentale ed aumenta il valore nel settore finanziario:

1) Controllo effettivo da parte del Board

Over-boarding: rappresenta una preoccupazione in termini di effettiva tutela degli interessi degli azionisti ed è necessaria una verifica del tempo che i dirigenti dedicano alle proprie responsabilità.

Mancanza di adeguata esperienza dei componenti del Board: può compromettere la comprensione del business da parte dei dirigenti e la loro capacità di soddisfare gli interessi degli azionisti.

Integrità e votazioni negative: individuare la possibile deviazione dagli interessi degli azionisti e i potenziali rischi per una gestione efficiente nelle aziende in cui detengono i mandati.

Misurare gli impatti: gli impatti sono stati misurati in termini di profittabilità nel periodo 2011-2015 in cui si è evidenziato che i best performers in termini di board oversights rispetto ai peggiori performers hanno realizzato una profittabilità superiore del 3% ed in termini di financial stability rappresentata dal rapporto tra debito ed equity che è risultato inferiore del 66%. Le aziende che hanno migliori pratiche di governance tendono a gestire in maniera più efficiente i soldi degli investitori (ROE più elevati negli ultimi cinque anni) e hanno avuto un rapporto di leverage inferiore (negli ultimi cinque anni).

2) Impatto della Brexit

MSCI Equity Research ha pubblicato uno studio che ha spiegato le performance del settore britannico dopo Brexit con l’utilizzo di due metriche 1) esposizione economica e 2) sensitività economica. Combinando i dati ESG all’esposizione economica del Regno Unito, sono state individuate aziende con una posizione potenzialmente debole per un improvviso turnover e un cambiamento aziendale che influisce sui dipendenti.

3) Regulatory scrutiny

Slide presentate - ESG in financial markets: why should we care?

Tavola rotonda

  • Cristina Ungureanu - Responsabile Corporate Governance di Eurizon Capital SGR.
    Eurizon Capital è uno dei principali investitori istituzionali in Italia ed in Europa che avendo aderito ai PRI si considera un investitore responsabile attento ai principi di stewardship di Assogestioni e particolare attenzione viene riservata agli aspetti ESG nei confronti degli emittenti e nel processo decisionale. In Eurizon la funzione di Sustainability interagisce con quella di Governance. Stabilendo la direzione strategica dell’azienda, anche in relazione agli aspetti ambientali e sociali, la Corporate Governance è un aspetto fondamentale per favorire la sostenibilità di una società, la creazione di valore per gli investitori e la tutela degli interessi di tutti gli stakeholder.
  • Alessandra Viscovi - Consulente in finanza sostenibile e responsabile Education ALTIS.  Integrazione e dialogo: sono questi i capisaldi della Finanza Sostenibile, nonché le due attività che consentono agli operatori di gestire al meglio i rischi legati agli investimenti. Per una valutazione dei rischi l’integrazione ESG è fondamentale e nell’area della Governance viene posta attenzione al ruolo delle donne all’interno dei CdA, al ruolo dei consiglieri indipendenti e alla separazione tra Presidente ed Amministratore Delegato con ruoli operativi.

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

 

Milano, 26 aprile 2017

SOSTENIBILITÀ, CDA PROMOSSI MA CON RISERVA

La politica e la comunità internazionale hanno alzato il livello di attenzione e di impegno sulle tematiche della sostenibilità in generale e del cambiamento climatico in particolare: il rapporto di UNEP coordinato del Ministero dell’ambiente fa il punto sulle potenzialità e le prospettive di intervento per sostenere lo sviluppo di una finanza sostenibile. Gli investitori dal canto loro mostrano una crescente attenzione alla sostenibilità come criterio rilevante nella selezione degli investimenti e riconoscono la responsabilità sociale d’impresa e la gestione dei rischi come una delle aree di maggior rilevanza nel rapporto tra investitori e società investite e nelle azioni di engagement.

Al livello di attenzione e di consapevolezza su queste tematiche all’interno dei Consigli delle società quotate, ai segnali che arrivano dal mercato e alle sfide che devono essere affrontate è stato dedicato il convegno “La sostenibilità nei CdA italiani alla luce del rapporto UNEP” che il 13 Aprile 2017 Assogestioni ha organizzato a Milano nell’ambito del Salone del Risparmio e di seguito viene riportata una sintesi degli interventi che sono stati fatti da rappresentanti del mondo delle imprese e dei mercati e da due società di gestione sensibili a questi temi.

Apertura lavori

  • Manuela Mazzoleni, Assogestioni. In questo incontro del Salone del Risparmio viene trattato il tema della sostenibilità che sta acquisendo sempre più spazio ed aumenta l’attenzione da parte degli investitori e da parte delle SGR. Lo stesso Stewardship Code riconosce tra le tematiche principali di confronto tra investitori e società investite quello della sostenibilità. Due punti di rilievo sono l’attività di engagement che alcune SGR fanno e lo stesso recente D.Lgs. 254/2016 dedicato alle informazioni di carattere non finanziario che obbliga gli enti di interesse pubblico che hanno avuto nel corso dell’esercizio un numero di dipendenti mediamente superiore a 500 e che, dai risultati dell’ultimo bilancio approvato, risulta hanno superato alcuni parametri fissati dalla direttiva, a comunicare informazioni di carattere non finanziario che possono essere utilizzate dagli investitori per capire, misurare e valutare anche le performance non finanziarie che diventano sempre più importanti.
    Il quadro in cui si svolge questo incontro è il rapporto promosso dall’UNEP in collaborazione con il ministro dell’ambiente denominato “Report of the Italian National Dialogue on Sustainable Finance”.

Rapporto UNEP

  • Davide Dal Maso, Research coordinator UNEP. 
    Finanziare la sostenibilità e le informazioni di contesto per integrare i temi della sostenibilità nelle strategie aziendali. Per la realizzazione del rapporto di UNEP sono stati coinvolti circa un centinaio di esperti nel mondo della finanza e per ogni ambito si è promosso un gruppo di lavoro che ha analizzato come viene trattato il tema della sostenibilità al fine di rendere l’offerta finanziaria sempre più adeguata per una transizione verso la low carbon economy. 
    La novità non è tanto nelle modalità quanto nel ruolo di endorsment esplicito e forte che arriva dal governo Italiano. Oggi c’è la sensazione dell’interesse anche da parte dei decisori pubblici. Questa iniziativa da parte del governo è giustificata anche da una crescita di attenzione a livello internazionale e da una serie di iniziative quali i SDGs delle Nazioni Unite, la conferenza di Adisabeba sulla finanza per lo sviluppo, gli accordi di Parigi 2015 sui cambiamenti climatici e l’Enciclica papale Laudato sì.
    Alcuni organismi di grande rilievo sono state la Task Force del G20 e EU high level group sui temi climatici e quindi c’è una grandissima attenzione sulla finanza sostenibile e quello che serve per indirizzare l’economia nella direzione auspicata sono ingenti risorse che solo in minima parte verranno rese disponibili dalla finanza pubblica e quindi è necessario l’intervento anche da parte della finanza privata.
    Alla realizzazione di questo rapporto hanno collaborato otto gruppi di lavoro su diversi temi ed è stato importante capire quali sono gli impatti e se la finanza pubblica e quella privata stanno andando nella direzione giusta. 
    Il rapporto è stato già presentato a Roma in Febbraio 2017 al ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan e al ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare Gian Luca Galletti. I temi che vengono affrontati sono il quadro regolatorio, con la definizione di incentivi e punizioni, la strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, la riforma della legge quadro che pone i tre pilastri dell’economia circolare, dell’uso razionale dell’energia ed i cambiamenti climatici e la finanza verde.
    Vi deve essere un ridisegno dei sussidi favorevoli all’ambiente eliminando quelli dannosi ed una cooperazione ed impegno dei paesi industrializzati ed importante è il ruolo dei paesi emergenti. Viene trattato il tema dei mercati regolamentati e delle borse ed in particolare Borsa Italiana ha definito delle linee guida volontarie che devono consentire agli investitori di fare delle scelte oculate. Per le PMI è importante il tema della green finance ed è uno dei temi sui quali punta l’Italia.

           

Panel  -  La sensibilità SRI nei Board delle società quotate – Realtà e prospettive

Moderatore Gian Francesco Rizzuti - Febaf

  • Stefano Pareglio - Membro del CdA di A2A, Fondazione Eni Enrico Mattei 
    E’ in atto un cambiamento e business storici stanno entrando in crisi anche se non si sa quanto tempo sarà necessario per una evoluzione. Borsa Italiana con il codice di autodisciplina e Assogestioni che il codice di stewardship già danno indicazione di come si fa engagement e richiedono la capacità di analizzare le scelte di lungo termine come indicato anche dal Financial Stability Board (FSB). Il Board deve indicare agli investitori come la governance tratta questi temi e deve raccontare come vengono monitorati i rischi ed affrontate le opportunità della Sostenibilità. Il Borad deve essere competente sui temi di lungo termine ed il FSB indica la lista dei temi che devono essere oggetto di attenzione e si devono tenere in considerazione gli elementi di contesto e di transizione rilevanti.
  • Francesca Colombo - Responsabile Analisi e Ricerca, Etica SGR
    L’Italia di passi avanti ne ha fatti dopo l’anno 2015 che può essere considerato un anno di svolta in termini di integrazione della Sostenibilità nel business. Etica SGR è un investitore sostenibile e responsabile e il problema dell’Italia è un problema culturale.
    Il motore del cambiamento deve essere il Board che gestisce l’azienda e solo il Board può decidere di integrare la Sostenibilità nel business in quanto non è una attività aggiuntiva che si deve fare e alla quale si deve pensare, Etica SGR da sempre fa attività di engagement intesa come un potentissimo mezzo per stimolare le aziende al cambiamento con obiettivi di lungo termine per spronarle a fare meglio e per parlare con gli stakeholder dell’impresa.
    Talvolta si ricevono risposte che dimostrano che neanche il Board sa che già buone pratiche sono presenti in aziende. L’engagement può portare le imprese ad essere più responsabili, competitive e quindi più redditizie. 
    C’è una distinzione tra imprese estere ed italiane. Le imprese estere sono più abituate a parlare con gli investitori e sopportano maggiori pressioni da parte dei governi. In Italia ce ne sono meno ed il mercato Italiano fatto prevalentemente di PMI è un po’ stagnante.
    Cosa vuol dire integrare la sostenibilità nel business? Ci si spaventa dei costi che devo essere affrontati. Ci devono essere degli stimoli come i PIR di recente introduzione ed i green bonds anche per le PMI.
    Nel rapporto UNEP uno dei principali ostacoli è data dalla mancanza di consapevolezza da parte del management dell’importanza dell’integrazione della sostenibilità e la focalizzazione è spesso posta sul breve periodo. Molto importante è il recente studio “Seize the change. Integrare la sostenibilità nel core business” della società EY in collaborazione con DNW GL dove viene enfatizzato che la Sostenibilità deve interessare gli investitori per stimolare anche i Board aziendali ad occuparsene. Gli investitori devono fare di più e in Italia si sta facendo poco ed occorre fare di più con un proprio modello e le aziende sono diventate più consapevoli anche nell’introdurre indicatori sociali e nel legarli alla remunerazione.     
     
  • Gianluca Manca - Responsabile Sostenibilità, Eurizon Capitale SGR
    C’è domanda parte del pubblico, c’è consapevolezza che la sostenibilità non è solo un tema accademico. I CEO hanno capito che se ne devono occupare e molte cose le stanno facendo anche se l’integrazione completa è ancora in divenire. Vi è un rinnovato interesse su questi temi anche da parte dei media e questo stimola la consapevolezza culturale di che siede nei Board aziendali. Sono in divenire anche per gli interessi da parti dei clienti. Le società stanno aumentando il numero di risorse umane che si occupano di questo tema. 
  • Livia Gasperi - Head of Listed Companies Supervision, Borsa Italiana
    Borsa italiana osserva gli emittenti e gli investitori e io mi sono letta le 150 pagine di rapporto dell’UNEP che tocca tutti gli aspetti dai quali emerge che la sostenibilità dopo 20 anni è ancora agli inizi anche se tanta strada è stata fatta ma molta deve essere ancora fatta. Poi è un problema terminologico, moltissimi sono gli acronimi ma vi deve essere un unico termine che è quello della Sostenibilità e bisogna capire i concetti.
    Il termine Sostenibilità mette d’accordo tutti e come Borsa Italiana viene considerato coincidente con l’acronimo ESG. Un aspetto fondamentale è che la charity non rientra ed è stata un incidente di percorso e la Sostenibilità non è una funzione riparatoria ma è portare dentro il business la consapevolezza che è parte del DNA della società.
    Partendo dal codice civile all’articolo 2247 viene definito che obiettivo delle società di capitali è quello di svolgere una attività economica producendo un profitto che deve essere ripartito. La vita delle società non è di breve termine. Bisogna rideclinare la Sostenibilità come creazione del valore per gli azionisti come si dice nel codice di autodisciplina, ed indirettamente anche per tutti gli altri stakeholder in una ottica di medio/lungo periodo ed i Board devono far proprio la cultura della Sostenibilità e la cultura dello sviluppo sostenibile inteso come rispetto dei diritti umani, del lavoro, dell’ambiante, della legalità e il rigetto della corruzione come già indicato dal Global Compact. Tutto questo devono essere approvato in piani che rispettano questi valori che se non considerati possono comportare elevati danni. Il Board deve fare una scelta di abbandonare il breve termine. Il Board deve prestare una rinnovata attenzione ai rischi e alle opportunità che derivano dai megatrend quali il cambiamento climatico, l’invecchiamento della popolazione e le nuove tecnologie, oltre ai rischi ci sono però anche gigantesche opportunità che devono essere considerate. Bisogna essere in grado di illustrare questi temi poiché quello che non si riesce ad illustrare non viene percepito.
    Con le nuova linee guida del LSEG “Revealing the full picture – Your guide to ESG reporting” si stimola un dialogo sempre più stretto tra investitori ed emittenti per far comprendere agli emittenti quali sono le richieste degli investitori in merito ai fattori ambientali, sociali e la governance (ESG) che devono essere strategici e stare nei piani, devono inoltre essere materiali e raccontare ciò che è rivelante attraverso uno standard che deve essere scelto. Otto sono i principi delle linee guida del LSEG e bisogna decidere come comunicare la Sostenibilità se dentro il bilancio, separato o in un bilancio integrato, in particolare gli investitori amano la full picture e la vera novità non sono tanto gli ESG quanto invece il piano strategico è il futuro ossia what next?   

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

GLOBAL REPORTING, LA MAPPA DELLE INFORMAZIONI ESG

Il Global Reporting Initiative (GRI) nel documento “Making headway in Europe” evidenzia come le aziende possono utilizzare le linee guida G4 per raccogliere le informazioni che vengono richieste dalla Direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 ottobre 2014 recante modifica alla direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda la comunicazione di informazioni di carattere non finanziario e di informazioni sulla diversità da parte di talune imprese e di taluni gruppi di grandi dimensioni.

Il GRI indica che le linee guida G4 già includono tutti gli aspetti contemplati dalla direttiva europea e possono essere quindi considerate da parte delle aziende uno strumento utile nella fase di impostazione della dichiarazione non finanziaria e due sono i temi principali condivisi tra la direttiva europea e le linee guida G4.

  • Il primo è il concetto della materialità. La direttiva impone alle imprese di “fornire adeguate informazioni in relazione a tematiche che si distinguono essere le più idonee per comprendere i principali rischi dai quali possono derivare gravi impatti, insieme a quelli che già si sono materializzati”.
    Le organizzazioni sono quindi incoraggiate a comunicare esclusivamente informazioni su temi ritenuti fondamentali al fine di raggiungere gli obiettivi dell’organizzazione per la sostenibilità e a gestire i suoi impatti sull’ambiente e sulla società.
    Il concetto di materialità consente di individuare le tematiche della sostenibilità che vengono trattate dalle linee guida G4 e sono indicate con il termine “Aspects” le quali hanno una rilevanza tale da dover essere comunicate e riflettono i più significativi impatti economici, ambientali e sociali dell’organizzazione; o di fatto sono tali da influenzare le valutazioni e le decisioni degli stakeholder.
  • Un altro importante tema condiviso è la consapevolezza degli impatti diretti ed indiretti. “Il rigore di tali impatti deve essere giudicato in base alla loro importanza. I rischi di effetti negativi possono derivare da proprie attività di impresa o possono essere imputabili alle sue operazioni, ai suoi prodotti, servizi e relazioni commerciali, inclusa la sua catena di fornitura e subappalto”.

Seguendo le modalità di collegamento indicate dal GRI tra le linee guida G4 con la richiesta di informazioni indicate dalla Direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo viene di seguito ipotizzato il legame con quelle richieste dal D.Lgs. 254/2016 presentato nell’Osservatorio ESG di Aiaf del 12 Gennaio 2017.  

 

La Dichiarazione di carattere non finanziario in merito a cinque differenti ambiti tematici di applicazione deve contenere almeno la seguente tipologia di informazioni:

 

 

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 10 aprile 2017

ANCHE L'UNICEF PUNTA SULLA FINANZA INNOVATIVA ESG

UNICEF Italia ritiene che gli investitori, attraverso la promozione di strategie di investimento responsabile, possano promuovere e supportare lo sviluppo di comportamenti virtuosi da parte delle aziende generando un impatto positivo per la tutela dei diritti dei bambini e degli adolescenti in tutto il mondo.
Alla Finanza Innovativa è stato riservato l’SRI Breakfast “L’UNICEF e la finanza innovativa: investire nei bambini per garantire un ritorno sociale” organizzato dal Forum per La Finanza Sostenibile in data 28 Marzo 2017 presso la propria sede a Milano. 
All’incontro assieme ad Unicef hanno partecipato UBI Pramerica SGR e ECPI Group e di seguito viene riportata una sintesi degli interventi che sono stati fatti.

Saluti istituzionali

  • Maurizio Agazzi - Presidente del Forum per la Finanza Sostenibile. E’ facile avere un atteggiamento empatico nel nostro paese e prestare attenzione ai diritti dei minori ed è importante continuare un dialogo con una proposta di investimento che promuove le buone pratiche e contestualmente genera un rendimento positivo e non solo le iniziative di charity, la finanza deve essere sostenibile ed è quindi interessante considerare anche opportunità di investimento innovative.
    La finanza etica da un approccio di esclusione negativa si sta ora orientando verso un approccio che limita i rischi e consente di cogliere delle opportunità. L’esclusione è comunque una sconfitta ed in ambito climatico si parla di disinvestimento e di decarbonizzazione.
    La liquidabilità di un investimento è un tema che deve essere affrontato comunque in un orizzonte temporale di lungo termine.

Quando le performance finanziarie incontrano quelle sociali

  • Arianna De Leo - Responsabile Filantropia Strategica Unicef Italia. Il trend del mondo SRI è in crescita e deve uscire dalla nicchia e diventare mainstream.
    Da settanta anni Unicef guarda il mondo con gli occhi di un bambino per capire quali sono i suoi bisogni e dare migliori risposte. Il suo track record è misurato dai contributi che vengono dati in oltre centonovanta paesi e territori nei quali viene promossa la tutela dei diritti dei minori con la costruzione di scuole, ospedali e l’attenzione ai minori non accompagnati.
    Con riferimento alla tutela dei diritti dei minori le attività di Unicef sono finalizzata a garantire ad ogni bambino la salute, l’educazione, la protezione, le pari opportunità e l’ambiente e tutto questo genera la forza del brand di Unicef.
    I fondi raccolti da Unicef derivano da privati mentre i contributi dati dai governi non sono obbligatori e vengono destinati per il 92% direttamente a finanziare i progetti e per l’8% a sostenere i costi di struttura.
    Tre indicatori ritenuti fondamentali da parte di Unicef sono quelli che riguardano:
  • Povertà: il trend è in diminuzione e un programma di cash transfer realizzato a Panama ha consentito di ridurre del 16% il lavoro minorile tra i bambini autoctoni ed ha fatto registrare un aumento dell’8% dell’iscrizione alla scuola degli stessi. Aumentando l’istruzione si promuove un impatto positivo per la società in tutti i settori.
  • Istruzione: A livello globale il numero di bambini in età scolare (primaria) fuori dal circuito scolastico è diminuito, passando da 106 milioni nel 1999 a 58 milioni nel 2012. L’istruzione non si perde ed è il modo migliore per aumentare il numero dei bambini che frequentano una scuola e si hanno degli impatti importanti anche per l’economica con standard di qualità dell’istruzione ed un adeguato numero di insegnanti. Secondo stime di Unicef nei paesi a reddito medio-basso se tutti i bambini/e nati/e oggi potessero essere istruiti a un livello base di lettura, scrittura e calcolo, si assisterebbe, nel corso della loro vita, a un aumento del PIL di 13 volte.
  • Riduzione della mortalità infantile: Sta diminuendo e l’arresto della crescita a causa della malnutrizione è associato a una riduzione dell’1,4% della produttività

Alleandosi con il modo della finanza Unicef ritiene che questi risultati si possono moltiplicare e quindi il suo sforzo è quello di fare sistema con altri soggetti attraverso alleanze e partenariati.
Il quadro di riferimento degli investimenti SRI definito da Unicef include la Convention on the Right of the Child,  i Sustainable Development Goals (SDGs) delle Nazioni Unite, i Principle for Responsible Investment (PRI), il Children’s Right and Business Atlas realizzato in collaborazione con il Global Child Forum ed il Children’s Rights and Business Principles.
Gli investimenti SRI sono in costante crescita, il tema piace ed esistono già molti studi che testimoniano anche performance positive per gli investimenti responsabili e con riferimento al tema della finanza innovativa sono stati presentati tre casi:

  1. Eleva Fundation, riceve il 9,9% dei profitti da Eleva Capital – investment manager – e, in collaborazione con Unicef UK, seleziona i progetti di investimento all’interno del Children’s Emergency Fund e del Portfolio Projects e ne valuta l’impatto.
  2. Power of nutrition, società di investitori che sostiene programmi ad alto impatto nei paesi maggiormente colpiti da situazioni di crisi alimentare. Membri del board: UBS, World Bank, Unicef, il Dipartimento per lo Sviluppo Internazionale del Regno Unito.
  3. The Bridge Fund, è uno strumento innovativo di impact investment creato per rispondere alle lacune temporanee tra l’impegno di un donatore e le necessità di disponibilità economica dell’Unicef in caso di emergenza. Dalla sua creazione, nel 2013, il Fondo ha effettuato 27 transazioni per un totale di 108 milioni di dollari.

La finanza innovativa per Unicef: Per l’Unicef la Finanza innovativa ha come obiettivo la creazione di nuovi modelli di finanziamento per lo sviluppo (come investimenti responsabili, green e cool bond, fondi di emergenza) per garantire il rispetto e la tutela dei diritti dei minori e rappresenta un possibile strumento per generare nuovi meccanismi di raccolta fondi per sostenere i programmi a livello internazionale ma anche una sfida nella relazione con il mondo finanziario con l’obiettivo di creare partnership che siano sempre più win-win e orientate al risultato misurandone l’impatto.Si riescono a mobilitare maggiori risorse senza chiedere ulteriori donazioni e tra i prodotti realizzati vi è quello di UBI banca UBI SICAV SOCIAL 4 FUTURE a supporto del progetto Youth and Innovation (Libano) che ha generato un SROI pari al 2,50%.
La società ECPI Group, con il supporto tecnico dell’Unicef, ha invece costruito l’indice ECPI Children’s Rights Leaders Index che è un prodotto finanziario che coniuga diverse strategie di investimenti: best in class, esclusioni, inclusioni, convenzioni internazionali e investimenti tematici.
Slide presentate - L’UNICEF e la finanza innovativa. Investire nei bambini per garantire un ritorno sociale

Tavola rotonda

Moderatore: Francesco Bicciato, Segretario Generale Forum per la Finanza Sostenibili

  • Marco Passafiume Alfieri. Vice-Direttore Generale UBI Pramerica SGR. Social 4 Future è un prodotto in cui una gestione sociale viene abbinata con una iniziativa concreta, la società e l’ambiente sono considerati come uno stakeholder e per misurare i risultati si utilizza l’indicatore del Social Return on Investment ( SROI). Agli investitori interessa non perdere e dimostrano una maggiore resilienza senza dover rinunciare alle performance, la diversificazione occupa un posto molto importante. Si deve investire in competenze interne dedicate a nuovi parametri ESG.

I fondi comuni di investimento aperti investono solo in società quotate ed hanno una serie di attività e comportamenti che rispettano i parametri ESG e devono essere liquidabili al contrario dei fondi chiusi che non hanno un obbligo di liquidità.

  • Michele Calcaterra Borri. Amministratore Delegato ECPI Group. ECPI è un index providers che costruisce indici ESG tematici. Per il tema dell’infanzia è stato verificato che esiste un universo investibile che rispetta i requisiti minimi della diversificazione di un portafoglio, le aziende oggetto di investimento devono rispettare elevati parametri ESG e con le loro attività generare impatti positivi che rispettano i criteri di Unicef.
    Un rating ESG è una attività di risk management volta alla riduzione dei rischi e porta a benefici per gli investitori in quanto esclude molte società che possono essere a rischio di default. Gli asset manager si informano e vogliono capire meglio anche gli aspetti ambientali, sociali e la corporate governance.

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 3 Aprile 2017

ANCHE LE PMI AFFRONTANO L'ESAME SOSTENIBILITA'

Sono 134 le società quotate sul listino principale della Borsa di Milano analizzate dallo “Studio sulle Non Financial Information delle società quotate” realizzato dal Dipartimento di Scienze dell’Economia dell’Università del Salento, presentato a Roma in data 24 Marzo 2017 all’evento “CSR Made in Italy – Norme, dati ed opportunità” promosso dall’Osservatorio Socialis in seguito alla delibera del D.Lgs. 254/2016, che richiede agli Enti di Interesse Pubblico (EIP) ed i Gruppi di grandi dimensioni di comunicare informazioni di carattere non finanziario e sulla diversità (Osservatorio ESG 12/01/2017). Si tratta della legge di recepimento della Direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo che obbliga gli EIP a comunicare informazioni non finanziarie relative ai temi ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani e alla lotta contro la corruzione attiva e passiva.  Di seguito viene riportata una sintesi degli interventi che sono stati fatti.

Saluti istituzionali

  • Roberto Orsi, Direttore dell’Osservatorio Socialis. Da oltre venti anni l’Osservatorio Socialis ha iniziato ad occuparsi del tema della CSR quando ancora si parlava di Filantropia e si prestava attenzione ai dipendenti, al risparmio delle risorse e all’energia e anche su questi temi, alla luce del D.Lgs. 254/2016, ora le aziende sono chiamate a rendicontare. Importante è, quindi, lo studio realizzato dall’Università del Salento che rappresenta una base per giudicare come la CSR viene interpretata in Italia.  

Studio sulle Non Financial Information delle società quotate

  • Andrea Venturelli, Dipartimento di Scienze dell’Economia Università del Salento. La ricerca è nata quando si parlava di Direttiva europea 2014/95/UE ed il governo italiano era impegnato nella sua traduzione in Italia ed ha considerato i bilanci dell’anno 2015 delle società oggetto della norma, con esclusione di banche, assicurazioni e multinazionali, con la finalità di verificare il livello già raggiunto di conformità alla nuova regolamentazione. Con riferimento ad ogni singolo settore oggetto di analisi per l’interpretazione dei dati bisogna fare attenzione alla diversa numerosità delle aziende che vi partecipano. 
    Il livello di discrezionalità è molto elevato ed altrettanto difficile è individuare una standardizzazione delle informazioni per quanto è in atto una costante evoluzione anche grazie a molte iniziative tra le quali le più rilevanti sono ritenute essere quelle del LSEG (Borsa Italiana) che ha recentemente pubblicato il documento “Revealing the full picture – Your guide to the ESG reporting” delle Nazioni Unite con i 17 Sustainable Develpment Goals, la riformulazione degli standard GRI dal 2018, e la collaborazione tra GRI ed IIRC (CLGir 2017). Il contesto è estremamente dinamico ed il D.Lgs. 254/2016 deve essere inteso come una grande opportunità dove attenzione è stata posta per non gravare le aziende di eccessivi oneri.
    Dal punto di vista metodologico si è fatto riferimento alle indicazioni date dalla commissione “Sostenibilità e corporate reporting” del CNDCEC che ha pubblicato il 15 giugno 2016 il documento “Direttiva 2014/95/UE sulla disclosure non finanziaria e sulla diversità nella composizione degli organi di amministrazione, gestione e controllo”. 
    Per la misurazione del “Non Financial Score” sono stati considerati 5 differenti aspetti riconducibili alle dinamiche relative alla sostenibilità aziendale di seguito indicati:
  1. business model aziendale, ovvero l’analisi delle informazioni relative al rapporto tra l’azienda e gli stakeholder;
  2. politica adottata dall’azienda in tema di sostenibilità;
  3. rischi non finanziari ed eventuali strategie adottate per farne fronte;
  4. Key Performance Indicators;
  5. politica in tema di diversità.
  Dalla ricerca è emerso che l’informativa migliore è quella relativa alla descrizione del modello di business mentre l’informativa peggiore riguarda invece la descrizione della politica in tema di diversità (di genere, di età, culturale, ecc…), le politiche vengono individuate ma raramente sono misurate nel corso del tempo ed è assente una cultura di risk management nel campo della sostenibilità.

Tra gli standard più utilizzati figura quello del GRI mentre per quanto riguarda i settori andando ai punteggi complessivi al primo posto si posiziona il settore oil and gas con un non financial score del 68%. Molto distanziato è il settore Consumer services al 46%, il settore telecomunicazioni con il 41%, quindi health care e consumer goods entrambi con un punteggio pari a 41%. A seguire il settore industrials (38%). Chiude la classifica il settore basic materials con il 25%.

Prospettive future sono quelle di ampliare il campione delle aziende oggetto di analisi includendo anche le banche e le compagnie di assicurazione, monitorare negli anni il trend ed effettuare un controllo con altri contesti diversi da quello italiano. 

Tavola rotonda

Moderatore: Marco Barbieri giornalista economico

  • Tiziana Pompei, Vice Segretario Generale UnionCamere. Obiettivo importante è la comparabilità dei dati e le grandi aziende dimostrano già un certo grado di consapevolezza per quanto c’è ancora molto da fare. Queste informazioni sono importanti per tutti e quindi anche per le PMI e il merito del D.Lgs. 254/2016 è stato quello di aver tenuta alta l’attenzione su questi temi e di mettere un po’ di ordine anche se si poteva fare uno sforzo maggiore per diffondere di più l’informativa non finanziaria e dare quindi delle indicazioni concrete e trovare una modalità di assistenza anche per le piccole realtà aiutandole a mettere in campo dei comportamenti responsabili che spesso sono adottati in modo inconsapevole ed è importante creare questa coscienza e le grandi aziende potrebbero essere responsabilizzate a ricoprire questo ruolo coinvolgendo tutta la filiera produttiva.
    La dichiarazione di carattere non finanziario deve essere allegata al bilancio e quindi anche le informazioni non finanziarie devono essere depositate presso il registro delle imprese che diventa uno strumento utile per gli investitori per acquisire informazioni sui temi della responsabilità sociale. Un dubbio vi è se l’approccio volontario non sarebbe stato preferibile a quello obbligatorio.
     
  • Mauro Bellofiore, Responsabile Ufficio Analisi di Impatto della Regolamentazione CONSOB. La Consob si sta attivando per rispondere adeguatamente al suo ruolo di controllo richiesto dal legislatore e si sta formando una propria cultura per poter giudicare la bontà e la conformità dell’informativa non finanziaria. Non si tratta di tematiche completamente nuove in quanto già i codici di autodisciplina per le società quotate alla Borsa Valori danno un indirizzo. La normativa comporta sia obblighi che opportunità e se da una parte può essere vista come un impegno dall’altro un ampliamento dell’informativa agevola gli investitori nella valutazione delle società.
    Gli stessi consumatori sono favoriti in quanto sempre più prestano attenzione nella scelta dei prodotti agli impatti ambientali e sociali causati delle aziende, alle politiche del personale che attirano soggetti più qualificati e quindi il nuovo D.Lgs. 254/2016 comporta anche dei vantaggi.
    Ampio spazio si è lasciato nella scelta degli standard internazionali e alle modalità di controllo e di approfondimento e quindi i primi bilanci costituiranno un test anche per la Consob stessa per valutare l’approfondimento delle tematiche non finanziarie.
    All’articolo 1.g) «metodologia autonoma di rendicontazione»: viene indicata la possibilità di adottare da parte delle aziende ulteriori principi, criteri ed indicatori di prestazione, autonomamente individuati ed integrativi rispetto a quelli previsti dagli standard di rendicontazione adottati, che risulti funzionale ad adempiere agli obblighi di informativa non finanziaria previsti dal decreto legislativo e dalla direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo. Vi è quindi la possibilità di estrarre singole parti da vari standard.
    Importante è la diffusione delle informazioni anche tra i consumatori e non solo a favore degli investitori e a tal fine rilevante è il ruolo degli organi di stampa.
    Una dei punti più delicati è l’articolo 3.8 il quale indica che nella dichiarazione di carattere non finanziario possono essere omesse, in casi eccezionali, informazioni concernenti sviluppi imminenti ed operazioni in corso di negoziazione, qualora la loro divulgazione possa compromettere gravemente la posizione commerciale dell’impresa poiché in questo caso nella dichiarazione deve essere indicato con precisione che ci si è avvalsi di questa facoltà e le imprese potrebbero essere scoraggiate ad adempiervi.
     
  • Marcella Mallen, Presidente di Prioritalia. Con riferimento al ruolo dei manager il D.Lgs. 254/2016 rappresenta un punto di non ritorno in quanto impone il passaggio da una CSR reputazionale ad una CSR strategica e quindi questa è ritenuta essere una buona norma.
    Il contesto italiano è molto dinamico sul tema della sostenibilità con riferimento ad esempio ai SDGs delle Nazioni Unite e all’attività di ASviS riferite al Goal 12 che incoraggia le imprese a dare informazioni di sostenibilità nelle loro relazioni periodiche. Negativamente viene giudicata la scarsa attenzione dedicata al tema della governance.
    L’Italia con riferimento agli impatti sui sistemi manageriali non parte ultima e le grandi aziende già adottano buone politiche e metodologie mentre significativi limiti sono riscontrabili per le PMI che costituiscono l’ossatura portante del nostro paese e difficilmente saranno in grado di sostenere i costi di una reportistica integrata ma attraverso il rapporto di fornitura potrebbero essere coinvolte dalle grandi aziende.
    Le PMI potrebbero essere incentivate ad una informativa volontaria fornendo queste informazioni in forma aggregata partecipando alle reti ed i distretti. Il Decreto Legislativo non coinvolge solo le grandi e quindi dal punto di vista culturale sulla sostenibilità è importante.
    Con riferimento ai consumatori si osserva che sono disposti a pagare un differenziale di prezzo alle aziende che dimostrano di avere un modello di business sostenibile.
    Per le grandi aziende vi sono ancora ambiti di miglioramento ma la grande sfida è quella di individuare ed adottare indicatori che siano comparabili, tracciabili e standardizzati.
     
  • Lorenzo Magrassi, Fondazione Nazionale Commercialisti. Il bilancio è uno strumento di trasparenza e comunicazione e dovrebbe essere pubblicato sul sito internet della società così come lo fanno le società Benefit poiché poter avere conoscenza anche delle informazioni di carattere non finanziario è una grande opportunità per investitori e consumatori.
    Il D.Lgs. 254/2016 stimola a monetizzare le esternalità negative attraverso una riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra, dell’inquinamento atmosferico, del consumo dell’acqua e tutto questo comporta un impatto positivo sulla salute. Questa rendicontazione dovrebbe prestare attenzione alle iniziative di “impact investing” e si dovrebbero incoraggiare anche gli investimenti sostenibili e responsabili che non hanno finalità speculative.
    Dal punto di vista tecnico importanti sono gli standard che dovrebbero essere già quelli accettati e riconosciuti a livello internazionale senza concedere spazio all’adozione di autonome metodologie.
     
  • Paola Nicoletti, Ricercatrice Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (INAPP). La CSR Made in Italy è rappresentata da politiche di fornitura e dal welfare aziendale ed in questo campo il ruolo della formazione è strategico. La CSR non deve essere intesa solo dal punto di vista tecnico come evolute competenze dei dipendenti ma deve essere più ampia e vi deve essere un impegno educativo, una cultura d’impresa ed una responsabilità sociale. Necessaria è la formazione continua a prescindere dalle dimensioni aziendali in quanto le aziende sono luoghi formativi e sono richieste attività di formazione anche per le PMI molte delle quali già le fanno in modo inconsapevole e possono essere agevolate dalle richieste informative imposte dal D.Lgs. 254/2016 per rendere visibili molti dati che spesso sfuggono all’attenzione.
    C’è molto da fare per la crescita delle competenze manageriali che aiutano la diffusione di pratiche di CSR e a far emergere i comportamenti socialmente responsabili delle PMI che già lo sono anche se difettano di visibilità.
  • Chiara Scuvera, Commissione Attività produttive, Commercio e Turismo Camera dei Deputati. Vi deve essere un contributo della volontà politica ad interfacciarsi con i ricercatori attraverso eventi come quello dell’Osservatorio Socialis. Vi è una soddisfazione ad essere tra i paesi che per primi hanno recepito la Direttiva 2014/95/UE.
    Le imprese più forti che hanno un obbligo a fornire informazioni di carattere non finanziario hanno la responsabilità di coinvolgere i soggetti più deboli che vi vogliono aderire in forma volontaria e questa legge non deve essere intesa solo come un impegno burocratico che non trascina le PMI e lo sforzo politico deve essere quello di diffondere una conoscenza delle opportunità. Importanti sono i contributi, ad esempio, delle associazioni, degli imprenditori, dei consumatori e delle organizzazioni che si occupano dei diritti umani su questi temi cui è necessario dare una visibilità pubblica.
    Migliorabile è la comunicazione di informazioni sulla diversità e la diffusione della CSR non solo tra gli addetti ai lavori. 

Conclusioni

  • Roberto Orsi, Direttore Osservatorio Socialis. Il D.Lgs. 254/2016 obbliga tutti a prestare maggiore attenzione ai temi della sostenibilità e migliorare le informazioni a favore dei consumatori premia le imprese socialmente responsabili. Sul rispetto dei contenuti del decreto da parte delle imprese destinatarie l’Osservatorio Socialis ha quindi intenzione di avviare un monitoraggio permanente, la pubblicazione annuale dei risultati e la classifica nominativa certo che questo serve al paese che così ha maggiori possibilità di sviluppo. A chiusura dell’evento l’Osservatorio Socialis ha presentato il “Vademecum CSR”: le azioni imprescindibili per far seguire alle parole i fatti: “informare e sostenere i dipendenti, essere coerenti alla linea della CSR, condividere a tutti i livelli, ascoltare i consumatori, comunicare ciò che si fa”.   

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 27 marzo 2017

Ambiente, Società e Lavoro: ecco cosa i Grandi devono dire

Il 25 gennaio 2017 è entrato in vigore il D.Lgs. 254/2016, che richiede agli Enti di Interesse Pubblico (EIP) ed i Gruppi di grandi dimensioni di comunicare informazioni di carattere non finanziario e sulla diversità (Osservatorio ESG 12/01/2017). Si tratta della legge di recepimento della direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo sulle cosiddette Non Financial Information.

A Milano in data 10 Marzo 2017 ASSOSEFAssolombarda Confindustria Milano, Monza e Brianza e NIBR hanno organizzato il convegno D.Lgs. n. 254/2016 Non Financial Information - Prime riflessioni il cui obiettivo è stato quello di presentare ed elaborare i commenti e le considerazioni sul provvedimento da parte di un panel di autorevoli relatori portatori di visioni differenti ed informare su come il mondo delle imprese sta inserendo l’applicazione delle Non Financial Information all’interno dei suoi schemi culturali e dei suoi modelli operativi e quindi sulle prospettive che si aprono per il futuro. Di seguito viene riportata una sintesi degli interventi che sono stati fatti.

Saluti istituzionali

  • Vittorio Biondi Direttore Competitività territoriale, Ambiente ed Energia ASSOLOMBARDA. Informazioni qualificate e tempestive tra imprese e interlocutori esterni non possono essere solo quelle richieste dal Codice Civile ma devono essere molto più ampie. La responsabilità delle imprese di creare valore comporta anche la capacità di comunicare in modo sistematico informazioni di carattere non finanziario che devono essere utili ed utilizzabili.
    Gli obblighi previsti dal D.Lgs. 254/2016 riguardano attualmente solo un numero circoscritto di aziende ma potrebbero gradualmente estendersi anche ad imprese con dimensioni minori e tra le tematiche sfidanti che devono essere trattate in modo integrato vi sono quelle ambientali, il clima ed i rapporti con i mercati finanziari.
     
  • Marco Fedeli Presidente ASSOSEF, GBES Green Business Executive School e Managing Director GLOBIZ. Il D.Lgs. 254/2016 è una legge piuttosto interessante in quanto si passa da una fase volontaristica ad una fase regolamentata prevalentemente rivolta al mondo bancario e assicurativo e alle imprese di maggiori dimensioni tuttavia è un fatto ineludibile anche il progressivo coinvolgimento di imprese di minori dimensioni.
    Le buone pratiche di responsabilità sociale hanno imposto al legislatore di dare una regolamentazione anche a questi temi ma le società italiane sono pronte ad ottemperare a questi obblighi? 
    Secondo una recente ricerca condotta su un campione di 134 società con un numero di dipendenti mediamente superiore a 500 quotate alla Borsa Valori di Milano denominata “Ricerca su Bilanci di Sostenibilità e recepimento Direttiva 2014/95/UE” coordinata dal professor Andrea Venturelli del Dipartimento di Scienze dell’Economia dell’Università del Salento solo il 40% delle imprese del campione analizzato è sufficientemente attrezzato ed è quindi necessaria una accelerazione per le altre imprese che dovranno adeguarsi nel corso dell’anno 2017 al contenuto della direttiva. 
    La legge pone in primo piano tematiche quali quelle del confronto delle performance e lascia una certa libertà nella scelta degli standard da adottare, prevede una serie di sanzioni e controlli che sono demandati alla Consob ed incoraggia le imprese ad utilizzare forme di rendicontazione volontaria. Importante è una interazione con il D.Lgs 231/2001, le disposizioni sulla qualità, le esistenti forme di reporting, tra istituzioni e i Sustainable Development Goals (SDGs) delle Nazioni Unite.
    Obiettivo della legge è quello di richiedere una comunicazione trasparente alle imprese anche sui temi ambientali e sociali ed importante è il concetto di creazione del valore per il quale è necessario un sistema di rendicontazione integrato.

Interventi della CONSOB e del MEF

  • Silvana Anchino Responsabile dell’Ufficio Vigilanza Istituzionale Emittenti CONSOB. Due aspetti degni di rilievo sono l’articolo 7  “Dichiarazioni volontarie di carattere non finanziario conformi” che consente alle imprese che non rientrano negli obblighi legislativi comunque di presentare volontariamente una dichiarazione di carattere non finanziario conforme e l’articolo 8 “Sanzioni” il quale prevede che eventuali sanzioni variabili da Euro 50.000,00= ad Euro 150.000,00=, ridotte della metà, si applicano anche agli amministratori e ai componenti dell’organo di controllo se è depositata presso il registro delle imprese una dichiarazione individuale o consolidata di carattere non finanziario di cui è attestata la conformità ai sensi dell’articolo 7 contenente fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero ovvero nella quale risultano omessi fatti materiali rilevanti.
    L’articolo 9 “Poteri e coordinamento tra le Autorità” riprende i poteri che già la Consob ha ex articolo 115 “Comunicazioni alla Consob” disciplinati dal Testo Unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria e verrà quindi avviata una consultazione pubblica per tradurre in pratica questi poteri con riferimento anche agli obblighi di comunicazione di informazioni di carattere non finanziario ed è prevista la necessità di un confronto con Banca d’Italia e l’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni (IVASS).
    Con riferimento alle stime e valutazioni che sono state fatte in bilancio la Consob può chiedere degli incontri con le società per comprendere anche gli aspetti di governance ed ha un potere ispettivo al quale farà ricorso solo in casi di mancata collaborazione ed i temi affrontati sono molto complessi. In caso di dichiarazione incompleta e non conforme la Consob può richiedere le necessarie modifiche o integrazioni, fissare il termine per l’adeguamento ed in caso di mancato adattamento si applicano le sanzioni indicate all’articolo 8.
    Le informazioni verranno acquisite tramite il registro delle imprese, il sito internet ed un flusso informativo più strutturato che dovrà essere inviato alla Consob e verrà disciplinato prestando attenzione a ridurre al minimo ulteriori oneri a carico delle imprese.
    Punto centrale è il ruolo delle società di revisione che devono esprimere un giudizio sulla conformità delle informazioni e all’articolo 9.c è prevista l’attività di disciplina da parte della Consob dei principi di comportamento e le modalità di svolgimento dell’incarico di verifica della conformità delle informazioni da parte dei revisori ed anche in questo caso si potrebbe attivare la richiesta di un flusso informativo.
     
  • Gian Paolo Ruggiero Dirigente Ufficio IV Direzione IV dipartimento del tesoro Ministero dell’Economia e delle Finanze che ha coordinato entrambe le consultazioni pubbliche che sono state fatte dal MEF nell’anno 2016. Il D.Lgs. 254/2016 deve essere considerato come una grande opportunità ed è un errore interpretarlo come un semplice adempimento burocratico ed amministrativo che comporta ulteriori oneri a carico delle imprese in quanto è concessa anche una certa flessibilità di rendicontazione nella scelta degli standard cui fare riferimento.
    E’ nello stesso interesse delle imprese seguire la disciplina del D.Lgs 254/2016 e comunicare opportunità e rischi non sempre facilmente apprezzabili dal punto di vista finanziario ma che possono avere significativi impatti sul medio / lungo termine. 
    In Italia spesso si usano le leggi per promuovere le buone pratiche e l’adozione di comportamenti desiderabili e corretti, le leggi consentono tuttavia di definire solo le cornici ed eventualmente le sanzioni. Le buone pratiche devono emergere in modo spontaneo in quanto è nell’interesse di chi comunica dire che cosa ha fatto e il D.Lgs. 254/2016 aiuta ad innalzare la reputazione e non deve essere visto come un aggravio di ulteriori oneri amministrativi.
    Con riferimento al ruolo delle società di revisione è stata fatta una scelta coraggiosa da parte del legislatore per garantire che le informazioni siano credibili ed affidabili ad esempio per dati come le emissioni di carbonio le società di revisione possono attestare che i dati sono coerenti e la metodologia di determinazione è affidabile ma non garantire al 100% la veridicità del dato stesso.
    In assenza di uno standard di rendicontazione è difficile la comparabilità delle dichiarazioni di carattere non finanziario delle imprese e la stessa scelta da parte delle imprese di uno standard è una condizione necessaria ma non sufficiente, spesso i diversi standard utilizzati sono in competizione fra di loro alcuni sono molto più articolati e specifici di altri ed è attesa quindi una loro evoluzione e le imprese faranno una scelta individuando quello ritenuto migliore per le loro esigenze.
    Le imprese devono rendicontare solo le informazioni rilevanti per la loro attività che consentono di comprendere quale è il loro modello di business.
    Con riferimento all’articolo 7 il legislatore ha lasciato la facoltà alle imprese che non rientrano negli obblighi di fornire comunque informazioni di carattere non finanziario in modo volontario e solo in determinate situazioni possono derogare all’attività di controllo che deve comunque assicurare che la rendicontazione è fatta in modo corretto e non è uno spot pubblicitario.

Tavola rotonda

Moderatore: Paolo Mazzanti, Direttore ASKNEWS

  • Patrizia Michela Giangualano Membro del Consiglio di Sorveglianza di UBIBANCA. Le performance aziendali legata agli impatti ambientali e alle relazioni con la società sono diventate un’importante misura della capacità nel loro complesso di operare in modo efficace.
    La sostenibilità del business ha un impatto sulla redditività e le tematiche devono essere trattate in modo strutturato ed i dati devono essere rilevati mediante processi e metodologie ben definite. Qualunque norma aiuta a riflettere e a confrontarsi ed importante è il ruolo del vertice aziendale che deve porre attenzione anche ai segnali che arrivano dalla base. 
    L’informativa non finanziaria, anche alla luce della nuova normativa, deve essere considerata un elemento integrativo delle informazioni strategiche e finanziarie al fine di valutare un’azienda e comprenderne le prospettive future. 
    Non è più possibile lavorare in Silos e le performance aziendali sono sempre più legate agli impatti ambientali e sociali e le informazioni minime richieste all’articolo 3 “Dichiarazione individuale di carattere non finanziario” del D.Lgs. 254/2016 sono qualificanti ai fini della sostenibilità del proprio business e quindi della redditività e tutte le informazioni di carattere non finanziario devono essere integrate con le altre informazioni che vengono comunicate all’esterno.
    Slide presentate: - Opportunità o complicati adempimenti? Stato dell’arte e prospettive applicative

  • Alessandro Bielli e Ruggiero Colonna Romano Ufficio Finanza d’Impresa – Area Credito e Finanza e Unità Ambiente Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza. Sono stati presentati Risk Tool e Bancopass che sono un insieme di strumenti e servizi gratuiti che Assolombarda mette a disposizione e consentono di gestire meglio lo sviluppo delle azienda e la relazione con le banche e altri finanziatori mediante la redazione di un documento in cui viene presenta la storia dell’azienda, le sue qualità e le sue prospettive adottando un linguaggio che risulta omogeneo e facilmente comprensibile a tutti gli stakeholder.
    Slide presentate Alessandro Bielli: - Identificare i rischi ambientali con il RiskTool Assolombarda
    Slide presentate Ruggiero Colonna Romano: - Bancopass

  • Piermario Barzaghi Responsabile Gruppo di ricerca Assurance Non Financial Information ASSIREVI. Assirevi ha svolto un ruolo di collaborazione attivo con il MEF e viene precisato che 1) la dichiarazione di carattere non finanziario non è il bilancio di sostenibilità 2) la dichiarazione di carattere non finanziario integrata con il Bilancio Finanziario non rappresenta il bilancio di sostenibilità.
    Il revisore esprime un giudizio di conformità sulle informazioni di carattere non finanziario che devono essere altrettanto rigorose quanto quelle finanziarie ed il rischio reputazionale è molto elevato, i temi che devono essere affrontati sono molto delicati ed importante è avere una grande sensibilità ma in azienda chi è competente a fornire queste informazioni? 
    Il dirigente preposto potrebbe avere queste competenze ed è fondamentale stabilire chi ha la responsabilità interna e definire le politiche aziendali con riferimento agli ambiti di applicazione del D.Lgs. 254/2016.
    Con riferimento alla tempistica per acquisire i dati sulle informazioni di carattere non finanziario è necessario vi sia un processo interno in azienda che supporta le decisioni aziendali.
    Importante è la comparabilità dei dati e la definizione delle politiche aziendali.
    Benchmark fra le informazioni di carattere non finanziario comunicate da aziende che operano in settori diversi sono impossibili da fare e forse è più agevole per le aziende che operano nel settore bancario ed energy.  
     
  • Manuela Baudana Responsabile CSR A2A. A2A - la più grande multiutility in italiana che eroga servizi pubblici essenziali nei settori energia, ambiente, smart city, reti, calore e servizi e acqua - presta attenzione agli strumenti per la rendicontazione degli impatti ambientali e sociali fin dall’anno 2008.
    Il Consiglio di Amministrazione di A2A ha deliberato nel novembre 2015 l’avvio di un programma di sviluppo delle attività di Corporate Social Responsibility in linea con le migliori pratiche internazionali. Tra gli obiettivi principali del programma è prevista l’elaborazione di una Politica di Sostenibilità del Gruppo e la definizione di un Piano di Sostenibilità, che prevede obiettivi quantificabili in un orizzonte temporale coerente con il Piano Industriale, fino all’anno 2020. Questi due strumenti sono sviluppati partendo dai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) al 2030 delle Nazioni Unite che rispondono in modo adeguato alle esigenze più stringenti verso un futuro improntato sui principi di equità, inclusione e crescita nei limiti delle risorse del Pianeta e i cui contenuti sono stati declinati nei quattro macro trend che caratterizzano il settore: Economia Circolare, Processo di decarbonizzazione, Smartness nelle reti ed i servizi e People Innovation.
    Nell’anno 2016 vi è stata una evoluzione dal Bilancio di Sostenibilità al Report Integrato attraverso miglioramenti di metodo (integrazione, connettività, materialità e sinteticità) e di merito (Business model, performance, perimetro, strategie e prospettive). 
    Si evidenzia un disallineamento con il perimetro di rendicontazione imposto dal D.Lgs. 254/2016 ed è quindi prevista la predisposizione di un Report Integrato conforme al framework di IIRC e dei documenti supplementari che vengono utilizzati per coprire le linee guida GRI G4.
    Slide presentate: -  Creazione di Valore e informazioni non finanziarie: Quali prospettive?

  • Sebastiano Saralli Amministratore Unico Willchip International. La società Willchip International, produce buste autoadesive per documenti, nel suo bilancio spiega la soddisfazione dei clienti e dei fornitori e la disponibilità degli istituti di credito a concedere finanziamenti. La rendicontazione delle informazioni di carattere non finanziario è vista come una opportunità.
     
  • Laura Girella Regional Lead Italy IIRC. Ha descritto il framework internazionale <IR> di IIRC secondo il quale la Direttiva sulle non-financial information e la sua adozione rappresentano un’importante tessera del mosaico del nuovo corporate reporting, costituisce più di un obbligo di comunicazione e dovrebbe consentire ed incoraggiare le imprese a rivalutare il rapporto tra strategia aziendale, risorse e relazioni con gli stakeholders.
    Tra le principali iniziative “non-finanziarie” a livello internazionale vengono citate quelle di WICI (Wici Intangibles Reporting Framework – WIRF), il CDSB (EU Non-Financial Reporting Directive – how companies make the most out of it), il GRI (Forging path to integrated reporting), CLGir 2017, LSEG (ESG Reporting Guidelines) ed importante è trovare una convergenza tra tutte queste iniziative funzionale a dare un contributo agli SDGs.
    Slide presentate: - Report Integrato e D.Lgs. n. 254/2016: alcuni aggiornamenti in chiave internazionale

  • Sara Lovisolo Group Sustainability Manager London Stock Exchange Group. Le linee guida del LSEG “Your guide to ESG reporting” hanno la finalità di individuare i benefici attribuibili ai vari sistemi di reporting con una vision focalizzata sugli investitori e di spiegare le varie tematiche ESG (Osservatorio ESG 13/2/2017). Tali linee guida rimandano alla Task force on climate related fincial disclosure (TCFD) del Financial Stability Board (FSB) per quanto riguarda la comunicazione delle informazioni sul clima.
    Con riferimento alle informazioni di carattere non finanziario importante è la comparabilità nel tempo e tra le diverse società e si deve fare riferimento a standard rilevanti che vengono indicati nella guida. Altrettanto importante è il tema della materialità e vengono indicate otto priorità di reporting tra le quali particolare attenzione deve essere posta alla terza dove viene indicato che i dati devono essere “investment grade” ossia devono essere completi, coerenti, attendibili, comparabili e trasparenti; la quarta riferita ai Global Frameworks dove gli emittenti, anche quelli più esperti, devono affrontare la sfida di individuare gli indicatori e gli standard ritenuti maggiormente rilevanti dagli investitori e la sesta riferita ai Regolamenti e la Comunicazione agli investitori. 
    Slide presentate: - Le linee guida di Borsa Italiana al reporting ESG volontario

Conclusioni

  • Stefano Zambon Segretario Generale NIBR, Global Chairman WICI e professore ordinario di Economia Aziendale presso l’Università di Ferrara. Le informazioni di carattere non finanziario non sono solo quelle di sostenibilità e si va verso una convergenza tra i modelli di reporting.
    Anche in termini di governance complessiva queste informazioni non sono banali alcune aziende sono già molto rodate e non sarà un problema comunicare anche questo tipo di informazioni ma per altre che non hanno una adeguata cultura sarà molto impegnativo e quella che sembra una nuova informazione diventa in realtà un importante fattore di cambiamento gestionale e di governance complessiva.
    Con riferimento ai destinatari del D.Lgs. 254/2016 temi ai quali deve essere prestata attenzione sono un atteggiamento interno o esterno, il modello di riferimento è quello proposto dal GRI piuttosto che quello di IIRC? l’identificazione dei KPIs e la definizione del perimetro di rendicontazione che non è semplicemente quello del bilancio consolidato, l’integrazione con altri modelli direzionali (qualità, controllo e remunerazione manageriale), la necessità da parte del Board di governare anche tematiche ESG e non finanziarie, ed in termini di governance devono essere istituiti comitati specifici per la supervisione e gestione della sostenibilità.
    Viene richiamato il legame esplicito che vi è con gli obblighi previsti dal D.Lgs. 231/2001 con particolare riferimento al modello organizzativo (reati ambientali), secondo vari standard / framework di riferimento (GRI, ISO, <IR>, …) le informazioni possono essere allargate alla filiera e all’indotto coinvolgendo quindi potenzialmente anche gruppi non-quotati e imprese di piccole-medie dimensioni, connessioni con il rating etico ed il rating d’impresa, considerazioni per il settore pubblico riguardano la richiesta di informazioni inerenti il rispetto ambientale e dei diritti sociali, svariati bandi di gara di appalti pubblici richiedono di presentare da parte delle imprese del Bilancio Sociale.
    Il D.Lgs. 254/2016 non deve essere, quindi, inteso come un ulteriore e gravoso adempimento ma è una legge con finalità educative e deve essere interpretata come un motore di evoluzione utile e positivo.     

Slide presentate: - Qualche considerazione di sintesi e di scenario

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®” 

 

Milano, 20 marzo 2017

LA SOSTENIBILITÀ? ORMAI È CORE BUSINESS

Nell’ambito del continuo confronto con tutti gli operatori che si occupano di Sostenibilità nel settore finanziario, siamo stati invitati dalla dottoressa Rossella Zunino, Responsabile Sustainability Services del Dipartimento FSO (Financial Services Organization) della società EY, con un’esperienza di vent’anni su questi temi, a partecipare, nel nostro ruolo di “osservatori” dei trend e dei fenomeni che riteniamo più interessanti e degni di segnalazione per l’integrazione dei fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) nelle decisioni di investimento responsabile, alla presentazione del primo studio sugli strumenti utilizzabili dalle aziende per integrare la Sostenibilità nei processi di business e, quindi, nelle strategie.

Dallo studio “Seize the change. Integrare la sostenibilità nel core business” realizzato da EY, leader mondiale nei servizi professionali di revisione e organizzazione contabile, assistenza fiscale e legale, transaction e consulenza congiuntamente con l’ente di certificazione DNV GL e con il supporto di GFK Eurisko, emerge che in Italia tra le aziende che hanno partecipato all’indagine il 51% ha adottato una strategia/politica di sostenibilità (il 59% nel mondo) ed il 29% ritiene che nei prossimi tre anni il proprio business sarà molto condizionato dal tema dell’integrazione della sostenibilità (il 35% nel mondo).

Tale indagine è stata realizzata nel mese di giugno 2016 su un campione di 1.524 professionisti di aziende di diversi comparti dei settori primario, secondario e terziario in Europa, Nord America, Centro e Sud America e Asia di cui le aziende italiane facenti parte del campione sono state 193 ed i risultati sono stati presentati il 7 Marzo 2017 al convegno organizzato da EY e DNV GL a Milano presso la sede di EY in via Meravigli n. 7. 

Al convegno sono intervenuti Filippo Bocchi, Direttore CSR, Gruppo Hera, Elena Flor, Responsabile CSR, Intesa Sanpaolo, Loris Pedon, Imprenditore e Direttore Generale del Gruppo Pedon, Luciano Pirovano, International Marketing and CSR Director, Bolton Alimentari, Andrea Valcalda, Head of Sustainability, Enel e per le conclusioni Adriana Spazzoli Imprenditrice del Gruppo Mapei e Presidente Fondazione Sodalitas. Di seguito viene riportata una sintesi degli interventi che sono stati fatti.

 

Saluti istituzionali

  • Riccardo Giovannini, Partner, Team Sustainability di EY. Oggi è consolidata la capacità delle aziende di cogliere e mitigare i rischi della sostenibilità per il business, il 45% delle aziende italiane e globali ha in programma di investire di più nell’integrazione della sostenibilità nei prossimi tre anni evidenziando le potenziali connessioni con l’attività core dell’azienda.
  • Nicola Pivato: Regional Manager Southern Europe & Africa, DNV GL – Business Assurance. Il 40% delle imprese italiane dichiara di integrare la sostenibilità nel proprio core business. Tale percentuale segna il passaggio a una visione della sostenibilità non più come di un’aggiunta alle attività ordinarie, ma come elemento da integrare nelle strategie aziendali, con risvolti nelle prassi quotidiane.

 

Tavola rotonda

Coordinatori: Carlo Cici, Executive Director, Team Sustainability, EY e Valeria Fazio, Sustainability Services Development Manager, DNV GL – Business Assurance si sono avvalsi dell’innovativa metodologia dell’instant pool per interagire con gli oltre cento partecipanti al convegno.

  • Loris Pedon, Il Gruppo Pedon è attivo nelle attività di lavorazione, confezionamento e distribuzione di cereali e legumi secchi. La lenticchia è un prodotto intrinsecamente sostenibile ampiamente diffuso in Italia che ha impatti positivi sull’ambiente. Il Gruppo Pedon pone attenzione all’economia circolare e al packaging sostenibile, alla creazione di valore condiviso cercando di anticipare l’evoluzione della società che ha un impatto sulle tendenze di consumo. Con riferimento alle persone per integrare la sostenibilità nel business è necessaria una buona cultura generale, la capacità di saper lavorare in team, la leadership e il sapere mettersi a disposizione degli altri ed avere una buona capacità relazionale. Obiettivo per l’anno 2017 è quello di migliorare gli standard di rendicontazione per comunicare in modo misurabile quello che è stato fatto continuando ad investire in cultura aziendale.
  • Elena Flor, la visione sociale degli istituti di credito è propria del loro DNA ed ha origine dai rapporti che i clienti avevano con le fondazioni bancarie. Dall’anno 2001 Banca Intesa Sanpaolo pubblica un Rapporto di Sostenibilità (inizialmente bilancio sociale) dove viene evidenziato il ruolo che ricopre la responsabilità sociale integrata con la strategia, la reputazione aziendale e la fiducia dei clienti. Un primo tema emergente per le banche è quello della digitalizzazione di molti servizi che hanno subito una sensibile trasformazione e questo comporta un aumento degli investimenti in ICT nell’interesse dei clienti e per la gestione dei rischi derivanti da frodi informatiche ed un secondo tema emergente è quello energetico che impone anche alle banche di prestare attenzione all’ambiente erogando i finanziamenti in modo responsabile. Nell’anno 2017 verrà posta attenzione alla certificazione del reporting, alla comunicazione e la formazione interna, al welfare aziendale e molto importante è l’attività dell’Innovation Center di Intesa Sanpaolo a Torino di monitoraggio, accelerazione e matching delle più promettenti start-up internazionali e italiane la cui finalità non è quella effettuare erogazioni a fondo perduto ma investimenti con un profilo di rischio più contenuto e l’attesa elevati ritorni.
    Ulteriori impegni sono il rinnovo del codice etico che cambia in relazione all’ambiente esterno e la programmazione di incontri trasversali con le unità di business per portare avanti progetti comuni dove la CSR è un incubatore di idee con una propria funzione interna oltre a quella di reporting e di comunicazione agli investitori.
  • Andrea Valcalda, in Enel la funzione di “Innovation e Sustainability” riporta direttamente all’Amministratore Delegato ed è una leva strategica, coerente con la sua Mission, che consente di attrarre i migliori talenti. Fare un impianto a carbone con una tempistica di otto anni comporta un rischio finanziario che non è più sostenibile e agli investitori deve essere dato un ritorno in tempi molto più brevi. Solo così si ha anche un impatto positivo sugli SDGs e centrale è il tema della creazione del valore condiviso e la valutazione degli impatti sulle comunità locali, la loro crescita e progresso. Importante è valutare il momento in cui integrare la sostenibilità realizzando partnership di lungo termine con le comunità locali. La visione strategica open power stimola l’apertura a collaborazioni con centri di ricerca e start up e la ricerca di nuove partnership.
  • Luciano Pirovano, tra le principali marche del Gruppo Bolton figura quella del Tonno Rio Mare e fin dall’anno 2009 la società ha prestato grande attenzione all’integrazione della sostenibilità nel business, ha adottato politiche di CSR, elabora un report di sostenibilità denominato la Giusta Rotta e tutti i suoi prodotti sono sostenibili.
    Strumento di maggior rilievo per l’integrazione della sostenibilità nel business è il sistema di gestione inteso come “tracciabilità” in quanto ritenuto fondamentale anche per la lotta alla pesca illegale e consente la diffusione di politiche di sostenibilità. Fondamentale è la governance per integrare la sostenibilità nel business e bisogna focalizzare l’attenzione sulla domanda e su cosa chiedono i consumatori. La sostenibilità aiuta l’azienda ad essere conosciuta all’estero. 
  • Filippo Bocchi, il Gruppo Hera, multiutiliy leader nei servizi ambientali, idrici ed energetici, pubblica un bilancio di sostenibilità che riveste un ruolo centrale nell’organizzazione, è uno dei fattori abilitanti per l’integrazione della sostenibilità e deve essere utilizzato per comunicare il modo di essere dell’impresa. Importante è il commitment da parte del Board e la coerenza nel corso degli anni. Con il Bilancio di Sostenibilità Hera comunica agli stakeholder cosa avevamo detto di fare … (obiettivi) cosa abbiamo fatto … (risultati) e cosa faremo …. (target futuri) in un documento sintetico di novanta pagine.
    Si è in presenza di uno scenario in forte evoluzione sia per lo stimolo della Direttiva Europea 2014/95/UE e le richieste da parte dei consumatori che comporta un mutamento del concetto di reporting, dopo anni di teoria ora è arrivato il momento di agire e lo stesso accordo sul clima raggiunto a Parigi nel dicembre 2015 (COP21) ha rappresentato un importante evento in quanto ha reso evidente il problema del cambiamento climatico e la necessità di soddisfare i bisogni sociali inappagati nella direzione della sostenibilità ed il rispetto dell’ambiente attraverso la creazione di un valore condiviso e la capacità di fare business in quanto questa è la richiesta degli investitori.
    Lo Shared Value è un approccio nuovo e può rappresentare una nuova frontiera del reporting inoltre deve essere prestata attenzione al sistema incentivante attraverso una adeguata Balance Scorecard e in Hera il 22% della quota del bonus dei dirigenti è collegato con la sostenibilità.
    Importanti sono le iniziative di partnership tra aziende e terzo settore con la sfida di ridurre i costi e creare nuove fonti di ricavo.     

Instant pool

  • Domanda n. 1: Cosa significa integrare la sostenibilità nel business? – il 46% dei voti (il 56,4% campione EY) sono stati assegnati alla capacità di misurare e monitorare gli impatti ambientali, sociali ed economici del business mentre un punteggio molto basso pari al 4% dei voti (8% campione EY) è stato assegnato al tema della comunicazione non finanziaria, associata al concetto di integrazione.
  • Domanda n. 2: E’ condivisibile questa affermazione - Integrare la sostenibilità nel business significa ripensare e ridefinire la strategia e i processi operativi per affrontare il cambiamento e rispondere ai bisogni e alle aspettative del mercato e della società, con l’obiettivo ultimo di accrescere la competitività e sostenere la redditività duratura – il 59% dei votanti hanno indicato “molto”.
  • Domanda n. 3: La sua azienda investirà nell’integrazione della sostenibilità nei prossimi 3 anni? – il 61% dei voti (il 44,6% campione EY) sono stati assegnati alla risposta “più di oggi” mentre il 26% (il 4,6% campione EY) ha risposto “meno di oggi”.
  • Domanda n. 4: Quanto il tema dell’integrazione della sostenibilità condizionerà il business della sua azienda nei prossimi 3 anni? - il 46% dei voti (il 12,5% campione EY) sono stati assegnati alla risposta “moltissimo” mentre il 22% (il 22,9% campione EY) ha risposto “molto”.

Conclusioni

  • Adriana Spazzoli, in Mapei, azienda leader mondiale nel settore della chimica per l’edilizia, non abbiamo un responsabile della CSR in quanto è integrata in tutte le funzioni aziendali. Le piccole aziende, al contrario di quelle di maggiore dimensione, possono incontrare difficoltà ad entrare nel mondo della sostenibilità e devono considerare tutta la filiera produttiva.

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf  “Mission Intangibles®”

Milano, 13 marzo 2017

INTEGRATED REPORTING, I GRANDI FISSANO LE REGOLE

Recenti ricerche che hanno per oggetto le attuali pratiche di reporting indicano un costante aumento della qualità ed il numero dei report di sostenibilità che vengono prodotti, l’integrazione delle informazioni ambientali, sociali e la governance (ESG) nelle relazioni finanziarie annuali, sia nella forma di report “combinato” (in cui i temi della sostenibilità vengono semplicemente inclusi all’interno della relazione annuale), o report “integrato” (inteso come uno strumento per la comunicazione sintetica di come le organizzazioni attraverso l’impegno ad incrementare, ridurre o trasformare i sei capitali - finanziario, manifatturiero, intellettuale, umano, sociale / relazionale e naturale - ed il proprio modello di business creano valore nel breve, medio e lungo termine). Questo trend è la conseguenza di due principali fattori:

  • l'introduzione da parte dei governi, i regolatori dei mercati finanziari e le Borse Valori di requisiti che stimolano una migliore comunicazione di informazioni sulla sostenibilità in relazione ai cicli annuali di reporting,
  • una crescente attenzione da parte delle società, degli investitori e gli altri stakeholder dei rischi e le opportunità associate a tematiche più ampie quali le sfide ambientali e sociali.

Il Global Reporting Initiative (GRI) in collaborazione con The International Integrated Reporting Council (IIRC), consapevoli della complessità dello scenario del reporting aziendale e della confusione in essere, hanno costituito nell’anno 2015 un gruppo di lavoro congiunto, al quale hanno partecipato primarie aziende come Coca-Cola Hellenic Bottling Company, Solvay’s, Nestlè, Aramex, Roche, Norsk Hydro ASA, DNV-GL, Delta Lloyd, ING Group e Munich Airport, denominato Corporate Leadership Group on integrated reporting (CLGir) per promuovere un allineamento dei Framework, degli standard e dei requisiti necessari per individuare soluzioni pratiche per la definizione di un efficiente sistema di reporting.

Nell’anno 2017 è stato costituito il gruppo di lavoro denominato “The Corporate Leadership Group on Integrated Reporting 2017” (CLGir 2017), che si avvale dell’esperienza maturata dai precedenti gruppi di lavoro 2015-2016, il cui obiettivo è quello di confrontare e studiare come i GRI Sustainability Reporting Standards e l’International < IR > Framework possano essere utilizzati in modo coordinato per valorizzare i sei capitali delle aziende e per semplificare la coesistenza di diversi sistemi di rendicontazione affrontando concrete questioni quali ad esempio:

  • come le aziende possono integrare la sostenibilità nel cuore delle loro attività e la strategia di business facendo leva sui GRI Standards e l’International <IR> Framework,
  • come le aziende possono utilizzare i GRI Standards e l’International <IR> Framework per dimostrare l’Integrated Thinking e comunicare come viene creato il valore  per mezzo di tutte le dimensioni di capitali rilevanti,
  • come le aziende possono identificare e progettare una adeguata informativa in grado evidenziare le performance e la loro strategia,
  • come il report integrato di un’azienda può avere una significativa influenza sulla comprensione e la percezione del business da parte degli investitori.

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 6 marzo 2017

LE TEMATICHE SOCIALI, UNO DEI MOTORI ESG

Sempre più attenzione è riservata alla sostenibilità e agli investimenti responsabili da parte dei mercati finanziari e maggiore è la sensibilità per l’integrazione dei temi ambientali, sociali e la Governance (ESG) nelle decisioni di investimento.

Ai temi sociali è stato dedicato il convegno “Immaginare e costruire il domani per i giovani e il Paese” che il 16 Febbraio 2017 l’Associazione Prioritalia e Manageritalia, in collaborazione con la Fondazione Golinelli, hanno organizzato a Bologna presso l’Opificio Golinelli. 

Al convegno sono intervenute personalità di istituzioni pubbliche e private, imprenditori, manager, ricercatori accademici, giovani di talento e di seguito viene riportata una sintesi di alcuni degli interventi che sono stati fatti.

Saluti istituzionali

  • Marcella Mallen Presidente di Prioritalia. E’ necessario un piano strategico e una visione di lungo termine che consente di perseguire prospettive inedite. Bisogna disegnare progetti di partecipazione al futuro con un approccio pragmatico ed un senso di responsabilità inteso come l’impegno civico di lasciare un paese migliore di quello che si è trovato ed è importante che la classe dirigente e gli imprenditori svolgano un ruolo attivo per uno sviluppo sociale sostenibile, prestando attenzione all’economica circolare con la consapevolezza di grandi valori etici.
  • Mario Mantovani vicepresidente di Manageritalia. Il ruolo dei manager non è solo quello di costruire ma altrettanto importante è anche quello di immaginare e rendere realistico un mondo che ancora non esiste con riferimento ai temi della conoscenza, la salute e la sostenibilità ambientale di un pianeta che deve essere accudito e non solo utilizzato. L’invecchiamento della popolazione è un problema di sostenibilità pensionistica e sono necessari nuovi modelli economici tra i quali non è più sufficiente quello dello scambio che deve essere sostituito dal modello dell’accesso ad un mondo sostenibile. 

Tavola rotonda

Moderatore: Luca De Biase, Giornalista e Scrittore

  • Diva Tommei Startupper italiana, membro del board dei Global Shapers Italia e Ceo di Solenica ha presentato la società di robotica “Solenica” che grazie all’intervento di un accelleratore di idee di San Diego e un processo collaborativo di crowdfunding ha potuto realizzare Caia (ex Lucy) uno strumento che porta il sole in tutti gli angoli bui della casa senza il bisogno dell’utilizzo della corrente elettrica e che si autoalimenta grazie alla presenza di cellule fotovoltaiche.
     
  • Sergio Bertolucci già Direttore della Ricerca del CERN e professore straordinario presso l’Università di Bologna lavora sull’immateriale ed ha parlato del progetto “IdeaSquare” del CERN di Ginevra che riunisce ricercatori, ingegneri, persone provenienti dall’industria e giovani studenti per incoraggiarli a sviluppare nuove idee utili per la società. Si tratta di un modello aperto che consente alle persone di muoversi in un ecosistema regolato dalla fiducia dove le scoperte vengono condivise e messe a disposizione della comunità che ne riconosce la proprietà intellettuale e ne giudica la sostenibilità. In Europa ritiene sia carente l’appetito per l’innovazione ed il rischio.
     
  • Gaela Bernini Head of Scientific and Social Projects at Bracco Foundation. Obiettivo della Fondazione Bracco è quello di far crescere le idee a disposizione di tutti e promuovere progetti che devono avere la caratteristica di essere sostenibili. Bisogna fare rete ed essenziale non è un metodo ma una strategia che consente di mettere a sistema le competenze.
    Ad esempio il progetto “Diventerò” è un’iniziativa pluriennale della Fondazione Bracco per accompagnare i giovani di talento nel loro iter formativo e professionale, promuovendo percorsi innovativi di consolidamento tra il mondo accademico e quello del lavoro con particolare enfasi sullo sviluppo di soft skills tra le quali rientrano il pensiero critico e la consapevolezza del ruolo che si vuole ricoprire nel mondo. 
     
  • Enrico Giovannini Portavoce Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS). Tra i temi sui quali è importante riflettere ha indicato:
    • l’iniziativa Global Shapers Community del World Economic Forum di Davos alla quale partecipano oltre 6.000 giovani con sede in più di 450 città in 170 paesi e territori i quali sono organizzati in una rete di hub dedicati alla creazione di impatti a livello locale. Insieme, formano una potente fonte delle conoscenze di base e delle prospettive dei giovani a livello mondiale.
    • l’Italia non ha una onorificenza per i giovani ed erano di moda i manager e non gli imprenditori, ossia coloro che sono ritenuti essere in grado di cambiare il mondo.
    • esiste il problema dell’evasione fiscale che disincentiva l’innovazione e l’assunzione del Capitale Umano.
    • l’Italia, uno dei paesi soggetto a più elevato rischio di impatti ed un futuro pieno di shocks derivanti del cambiamento climatico, non ha un ministro dedicato al contrario di Dubai.  
    • missione di AsviS, alla quale partecipano oltre centoquaranta organizzazioni, è quella di disegnare un futuro per il mondo entro l’anno 2030 dove i problemi prioritari che devono essere affrontatati sono quelli dell’energia e del cambiamento climatico, la disuguaglianza e la povertà, l’economia circolare l’innovazione e il lavoro, il capitale naturale, il capitale sociale, la cooperazione e lo sviluppo.

Conclusioni

  • Stefano Bonaccini Presidente Regione Emilia-Romagna. Come temi importanti su cui riflettere ha evidenziato quelli dei Big Data ed il climate change che è al centro dello sviluppo economico, la rigenerazione e riqualificazione urbana e ha indicato il nuovo Piano energetico regionale dell’Emilia Romagna definito in accordo con gli obiettivi della transizione verso una economia basata su un sistema di produzione e consumi a basso contenuto di carbonio (Low Carbon Economy).

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 27 febbraio 2017

DAL LONDON STOCK EXCHANGE LA BIBBIA DELLE BEST PRACTICE ESG

Il 9 Febbraio 2017 è stata presentata dal London Stock Exchange Group (LSEG) presso la sede di Londra la guida Revealing the full picture – Your guide to ESG reporting focalizzata sulle best practice di reporting volontario dei fattori ambientali, sociali e la Governance (ESG) e il cui obiettivo è quello di raccomandare agli emittenti l’integrazione della sostenibilità nei sistemi di reporting e nella comunicazione agli investitori.

A tale evento ha partecipato Martin Skancke, Chairman, United Nations-supported Principles for Responsible Investment (PRI) e molti esperti, tra i quali, nel panel degli investitori Russell Picot, Chairman, HSBC Pension Fund and Special Advisor to FSB Task Force on Climate related Financial Disclosures e Lucia Silva, Group Head of Social Responsibility, Generali Assicurazioni e nel panel degli emittenti Graeme Pitkethly, CFO, Unilever plc e Donatella Izzo, SRI Manager, Enel.

Raffaele Jerusalmi, Amministratore Delegato di Borsa Italiana e Director of Capital Markets LSEG ha dichiarato: “… questa guida, pensata per le società emittenti che vogliono cogliere le opportunità degli investimenti che hanno una attenzione ai fattori ambientali, sociali e la governance (ESG), è focalizzata sul miglioramento del dialogo e dei flussi informativi tra emittenti e investitori, che a sua volta genera un beneficio per il mercato nel suo complesso, poiché le best practice ESG sono sempre più rilevanti nella catena degli investimenti tra i quali nel corso degli anni è cresciuta esponenzialmente l’attenzione da parte degli investitori per quelli socialmente responsabili”.

Tale guida si pone gli obiettivi di:

  • rendere le aziende più consapevoli sull’importanza di comunicare informazioni ESG di elevata qualità, e coinvolgere gli investitori sul tema della sostenibilità;
  • stimolare l’interesse per innovative opportunità aperte da questo nuovo paradigma economico;
  • aiutare emittenti ed investitori ad affrontare il complesso panorama del reporting ESG;
  • fornire più ampi flussi di dati ed agevolare il dialogo sui fattori ESG tra emittenti e investitori;
  • sostenere il consolidamento di sistemi di reporting standard a livello mondiale; e
  • consentire agli investitori di prendere decisioni di investimento più consapevoli.

In sintesi tale documento dà una risposta alla richiesta degli investitori di un approccio più coerente alla rendicontazione ESG che rappresenta ora la parte fondamentale di un trasparente processo che è alla base delle decisioni di investimento per creare valore nel lungo termine in maniera sostenibile e responsabile. 

La guida del LSEG tra i framework ritenuti avere nei prossimi decenni un impatto significativo sui sistemi globali di reporting e la comunicazione indica i 17 Sustainable Development Goals (SDGs) delle Nazioni Unite definiti nell’Agenda 2030 per uno Sviluppo Sostenibile e le raccomandazioni della Task Force on Climate-Related Financial Disclosures del Financial Stability Board’s (FSB) ‎di cui abbiamo parlato nell’Osservatorio ESG del 23 Gennaio (http://www.aiaf.it/osservatorio-esg-7).

Sebbene provenienti da direzioni molto diverse, il LSEG specifica che entrambe tali le iniziative possono ricoprire un significativo ruolo nel processo di armonizzazione globale per la misurazione dei fattori ESG a beneficio sia degli emittenti e sia degli investitori.

Il LSEG ha quindi definito otto tematiche fondamentali che devono essere affrontate in un reporting ESG:

  1. Integrazione della sostenibilità nella strategia e nel modello di business
    Gli investitori vogliono comprendere come gli emittenti sono in grado di affrontare i macro trends economici quali il cambiamento climatico, demografico e tecnologico, nonché gli sviluppi politici.
  2. Materialità per gli investitori
    Per comprendere le prospettive a lungo termine di una società, gli investitori concentrano la loro attenzione sui temi che ritengono maggiormente rilevanti o “materiali” per qualsiasi particolare business.
  3. Dati “Investment grade”
    I dati ESG che gli investitori chiedono di utilizzare nei processi decisionali di investimento devono essere completi, coerenti, attendibili, comparabili e trasparenti.
  4. Framework globali
    Gli emittenti, anche quelli più esperti, devono affrontare la sfida di individuare gli indicatori e gli standard ritenuti maggiormente rilevanti dagli investitori.
  5. Strumenti di reporting
    Le aziende possono comunicare le informazioni ESG nel loro Annual Report, attraverso un Report sulla sostenibilità stand-alone o un Report Integrato. Spesso non è chiaro quale di questi strumenti di reporting è più utile per gli investitori.
  6. Regolamenti e comunicazione agli investitori
    Il numero di regolamenti per il reporting ESG è aumentato notevolmente negli ultimi anni ed è un problema sia per gli emittenti e sia per gli investitori se le autorità di regolamentazione in diverse nazioni e paesi richiedono obblighi di reporting e standard differenti.
  7. Green revenue reporting
    Limitate sono le informazioni che attualmente consentono agli investitori di identificare i ricavi e la crescita degli emittenti imputabile a prodotti e servizi “green”.
  8. Debt finance
    Con la crescita del mercato obbligazionario “green”, gli investitori sono interessati anche ad operazioni di finanziamento collegate a specifiche attività e progetti che generano benefici all’ambiente.

ESG: otto priorità di reporting

 

Fonte: Revealing the full picture - Your guide to ESG reporting pg. 6 e 7

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 20 febbraio 2017

ESG à la carte per le pensioni francesi

Direttiva (UE) 2016/2341 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 dicembre 2016

Nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 23 dicembre 2016 è stata pubblicata la Direttiva (UE) 2016/2341 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 dicembre 2016, relativa alle attività e alla vigilanza degli enti pensionistici aziendali o professionali (EPAP)*  che impone ai fondi pensione europei di illustrare tra i principi della politica d’investimento come i fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) sono integrati nelle decisioni finanziarie di investimento e nel sistema di controllo e gestione dei rischi riferiti ai cambiamenti climatici, all’impiego delle risorse, all’ambiente, agli aspetti sociali e quelli connessi al deprezzamento degli attivi dovuto a modifiche normative («attivi non recuperabili») come indicato agli articoli 28.h) e 30.

Articolo 28
Valutazione interna del rischio

h) nei casi in cui nelle decisioni di investimento siano tenuti in conto fattori ambientali, sociali e di governance, una valutazione dei rischi nuovi o emergenti, compresi i rischi relativi ai cambiamenti climatici, all’uso delle risorse e all’ambiente, i rischi sociali e i rischi connessi al deprezzamento degli attivi in conseguenza di modifiche normative.

Articolo 30
Documento illustrante i principi della politica d’investimento

Gli Stati membri provvedono affinché tutti gli EPAP registrati o autorizzati nel loro territorio predispongano e almeno ogni tre anni riesaminino un documento scritto sui principi della politica d’investimento. Tale documento deve essere riesaminato in modo tempestivo dopo qualsiasi mutamento rilevante della politica d’investimento. Gli Stati membri fanno sì che esso illustri almeno materie quali i metodi di misurazione del rischio di investimento, le tecniche di gestione del rischio utilizzate e la ripartizione strategica delle attività in relazione alla natura e alla durata delle prestazioni pensionistiche dovute, nonché il modo in cui la politica d’investimento tiene conto dei fattori ambientali, sociali e di governance. Il documento è reso pubblicamente disponibile.

LOI n° 2015-992 du 17 août 2015 relative à la transition énergétique pour la croissance verte

Più ambiziosa in termini di rendicontazione ambientale è stata la legislazione francese in quanto l’art. 173-VI della LOI n° 2015-992 richiede ai fondi pensione, oltre alle compagnie di assicurazione e agli asset owner, di comunicare nell’Annual Report informazioni utili per comprendere come vengono considerati nelle decisioni di investimento anche gli aspetti sociali, ambientali e di governance (ESG) ed i mezzi impiegati per contribuire alla transizione energetica ed ecologica.

Devono inoltre descrivere l’esposizione ai rischi climatici, inclusa la misurazione delle emissioni di gas a effetto serra (GHG) associate con il proprio portafoglio di investimenti (carbon footprint), nonché indicare l’attenzione prestata alla transizione energetica ed ecologica e il contributo dato al rispetto dell’obiettivo internazionale di limitare il riscaldamento climatico. Tale contributo deve essere apprezzato con riferimento agli obiettivi definiti, a seconda della natura delle loro attività e il tipo di investimenti, coerentemente con la strategia nazionale di basse emissioni di carbonio di cui all'articolo L. 221-1 B del codice dell’ambiente.

Article 173-VI

«  … mentionnent dans leur rapport annuel et mettent à la disposition de leurs souscripteurs une information sur les modalités de prise en compte dans leur politique d'investissement des critères relatifs au respect d'objectifs sociaux, environnementaux et de qualité de gouvernance et sur les moyens mis en œuvre pour contribuer à la transition énergétique et écologique ».

«La prise en compte de l'exposition aux risques climatiques, notamment la mesure des émissions de gaz à effet de serre associées aux actifs détenus, ainsi que la contribution au respect de l'objectif international de limitation du réchauffement climatique et à l'atteinte des objectifs de la transition énergétique et écologique, figurent parmi les informations relevant de la prise en compte d'objectifs environnementaux. Cette contribution est notamment appréciée au regard de cibles indicatives définies, en fonction de la nature de leurs activités et du type de leurs investissements, en cohérence avec la stratégie nationale bas-carbone mentionnée à l'article L. 221-1 B du code de l'environnement. Le cas échéant, les entités mentionnées au troisième alinéa du présent article expliquent les raisons pour lesquelles leur contribution est en deçà de ces cibles indicatives pour le dernier exercice clos».

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

* Institutions for Occupational Retirement Provision II (IORP2)

Milano, 6 febbraio 2017

Esg, in Vaticano il Summit: energia pulita per la casa comune

Si è tenuta a Roma il 27 Gennaio 2017 presso la Sala Pio XI della Pontificia Università Lateranense la Conferenza internazionale Laudato Si’ e Investimenti Cattolici: Energia Pulita per la nostra Casa Comune promossa da FOCSIV – Volontari nel mondo, dalla Commissione Giustizia e Pace JPIC del USG – Unione dei Superiori Generali e del UISG – Unione Internazionale delle Superiori Generali, da GCCM – Movimento Cattolico Mondiale per il Clima, CAFOD – Catholic Agency Development Charity, Trócaire – Irish Charity Working for a Just World e CIDSE.

Esponenti del mondo cattolico e della finanza hanno partecipato a quattro distinti panel in cui sono stati discussi i legami tra operazioni di disinvestimento dai combustibili fossili e reinvestimento responsabile in energia rinnovabile attuate da importanti ordini religiosi che attenti all’appello al cambiamento contenuto nell’enciclica di Papa Francesco Laudato Si’, stanno riconsiderando le strategie finanziarie di investimento del proprio patrimonio scegliendo quei fondi che non includono imprese sorde alla causa di una giusta transizione energetica e non prestano attenzione ai criteri di sostenibilità ambientale, sociale e di governance (ESG).

 

Apertura dei lavori: La sfida, la chiamata all’azione

Moderatrice: Lorna Gold, responsabile policy/advocacy Trocaire

  • Cardinal Peter Turkson, Prefect Dicastery for the Promotion of Integral Human Development. Bisogna perseguire un progressive abbandono dei combustibili fossili in tutta la filiera nel rispetto della dignità, il rispetto dei diritti umani e dell’ambiente. Anche se lentamente è importante muoversi.
  • Christiana Figueres, Convenor, Mission 2020. La transizione verso una economia low carbon deve essere giusta, organica e strutturata. Nell’enciclica papale viene sottolineato il senso dell’urgenza, non presente nell’accordo di COP21 di Parigi 2015, in quanto necessaria per risolvere il problema della povertà estrema. Bisogna investire in fonti di energia rinnovabile spostando gli impieghi dai combustibili fossili, attuare una ricostruzione delle infrastrutture ed offrire nuove opportunità di lavoro. Il tema dei combustibili fossili è un tema sociale e non solo politico. Tutti gli operatori devono condividere il bilanciamento e comprenderne la novità e questa è una sfida del 21° secolo che impone una collaborazione ed azione a fare non quello che è possibile ma quello che è necessario.
 

Le buone ragioni per il disinvestimento dai combustibili fossili e per il reinvestimento in soluzioni climatiche 

  • Cardinal Ribat, Papua New Guinea, President, Federation of Catholic Bishops Conferences of Oceania. Nelle isole dell’Oceania il cambiamento climatico è urgentissimo in quanto è in gioco la dignità delle popolazioni, il clima è un bene comune di tutti e quindi nessuno è esente dall’agire individuando sistemi di sviluppo differenti non più basati sull’anidride carbonica e quanto più tempo si aspetta e tanto più aumentano i costi causati da inondazioni, siccità e acidificazione degli oceani.Tutte le regioni del Pacifico sono minacciate da un aumento del livello del mare e si stanno realizzando dei frangiflutti che però poco servono, i campi stanno andando distrutti e si va verso una sempre maggiore salinizzazione dell’acqua potabile che causa la morte dei bambini ed una soluzione non è quella di spostare in altri territori le persone che sono minacciate.
  • Mark Campanale, Founder Carbon Tracker Initiative. Il problema è il tempo. Le emissioni di gas serra continuano a crescere e si è in presenza di una bolla del carbonio dovuta alla presenza di ampie riserve di proprietà di società quotate in borsa che non sono utilizzabili e devono restare nella terra. E’ in corso un vivace dibattito dell’impatto sui mercati finanziari e società come BP, Exxon, Shell,s e l’OPEC comunicano il messaggio che non c’è alternativa ai loro prodotti. La redditività futura è sempre più in pericolo e nuovi progetti vengono realizzati non con i profitti ma con il ricorso a finanziamenti bancari.  
  • Ellen Dorsey, Executive Director Wallace Global Fund / Divest-Invest Philanthropy. Siamo in presenza di un modello di business che sta regredendo in presenza di stranded asset e la necessità di individuare smart investment. Il processo di disinvestimento dai combustibili fossili deve essere accompagnato da un processo di investimento guidato da una propria missione e gli investimenti devono essere al servizio di programmi di collaborazione che garantiscono nuove opportunità per le comunità locali. Non si chiede solo il disinvestimento ma è necessario un investimento in efficienza energetica e creazione di nuovi posti di lavoro e la transizione energetica deve essere giusta anche nel rispetto degli interessi delle comunità che operano nel settore minerario ed estrattivo, deve consentire di portare l’elettricità a tutti coloro che non ne hanno accesso e per invertire la rotta si devono modificare gli investimenti entro cinque anni.
  • Rev. Fletcher Harper, Executive Director, GreenFaith. Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia incalcolabile per l’uomo e il passaggio dai combustibili fossili verso una energia pulita deve avvenire subito, serve una transizione che sorregga le comunità ed i lavoratori che verranno colpiti. Disinvestire ed Investire è un test per capire la propria fede e bisogna dare un segnale inequivocabile.


Le concrete misure finanziarie adottabili in tema di reinvestimento responsabile

Moderatrice: Sarah Butler Sloss, fondatrice e direttrice di Ashden Team

  • Dan Carson, Senior Investment Analyst, Sustainable Investment, FTSE Russell. I gestori dei mercati finanziari devono comprendere i rischi legati al clima e al carbonio. In una prima fase si evitava da fare investimenti in aziende non degne (pornografia) e non si prestava ancora attenzione alle performance, dopo COP21 non si parla più solo di sostenibilità ma viene evidenziato un nuovo concetto che i rischi devono essere correttamente valutati e sempre più bisogna prestare attenzione al clima. Questo non è un mercato di nicchia ma anche i grandi investitori lo stanno prendendo in considerazione quindi bisogna considerare la correlazione tra rischio ed opportunità.
  • Jochen Wermuth, Senior Found Partner Wermouth Asset Management. E’ necessario verificare l’impatto degli investimenti sull’ambiente.
  • Aldo Bonati, Senior Relationship Management EticaSgr. Sono necessarie maggiori informazioni per prendere decisioni giuste. Nel settore finanziario sono in atto molti cambiamenti ed esistono delle soluzioni per il disinvestimento quali anche l’investimento in azioni.
  • Ian Halstead, Senior Analyst Investment, L&P Services. Disinvestire va bene ma bisogna anche investire e non bisogna parlare di limiti ma di opportunità. Non è vero che non esistono prodotti alternativi all’investimento in carboni fossili e stanno crescendo le opportunità di impact investing nel settore del solare, l’eolico che comportano una maggiore efficienza energetica. Gli investitori non amano le incognite ma vogliono essere ben informati che i nuovi investimenti possono essere redditizi. Il ruolo giocato da alcune importanti istituzioni cattoliche che già hanno imboccato la strada del disinvestimento.

Il ruolo giocato da alcune importanti istituzioni cattoliche che già hanno imboccato la strada del disinvestimento

Moderatore: Neil Thorns, responsabile advocacy e comunicazione CAFOD

  • George Hanley, Trustee University of Dayton. Il disinvestimento è un processo graduale per il quale è stato stimato un lasso temporale di cinque anni e le sfide che devono essere fronteggiate riguardano la stima dei rendimenti dei nuovi investimenti, l’impatto sulle persone più anziane, l’impegno ed il coinvolgimento di tutti. L’Università di Dayton nell’Ohio ha avviato un processo di disinvestimento che ha avuto un impatto anche sulle attività di assunzione di nuovo personale, un cambio del corpo docente e a fronte di una elevata pubblicità esterna quando si è dato l’annuncio dell’avvio del processo di disinvestimento internamente si è resa necessaria una attività di educazione dei componenti della congregazione e l’avvio di un cambiamento culturale.
  • Rev. Henrik Grape, Church of Sweeden of World Council of Churces. Un futuro sostenibile deve avere un visione concentrata sui valori. Tutte le chiese si sono mosse per arginare il cambiamento climatico e togliere carbone e carbonio dagli investimenti ed importante è il reinvestimento a favore dello sviluppo sostenibile. In Svezia anche attraverso il disinvestimento si sono ottenute migliori performance ed è sbagliato procurarsi dei profitti dalla rovina del clima e la fede può ricoprire un importante ruolo.
  • Sr. Susan Vickers, RSM, - VP of Corporate Responsibility, Dignity Health. Il processo di disinvestimento comporta anche una grande opportunità in quanto consente di integrare la sostenibilità ambientale negli obiettivi di investimento, avviare un processo di engagement, affrontare i carbon risks, avviare investimenti in soluzioni climatiche quali le energie rinnovabili e trovare una difesa per il thermal coal. Questo è possibile adottando i criteri ESG.
  • Amy Echeverria, International JPIC Coordinator, Missionary Society of St Columba.
  • Barry J Leidl, Treasurer, Jesuits from English Canada. Deve essere prestata attenzione al valore della giustizia e della pace.
  • John O’Shaughnessy, CFO & CEO, Franciscan Sisters of Mary


Idee e prospettive del movimento Divest

  • Tomas Insua, Executive Director, The Global Catholic Climate Movement.
  • Sr. Sheila Kinsey, FCJM – JPIC Executive Co-Secretary, USG-UISG.
  • Alison Tate, Policy Director International Trade Union Confederation. Non ci sono posti di lavoro in un pianeta morto! E’ importante una giusta transizione e bisogna trasformare l’industria gestendo le conseguenze del cambiamento climatico e deve essere portate avanti un dialogo con i grandi investitori. Gli investimenti devono essere a lungo termine in grado di affrontare la crisi finanziaria globale della diseguaglianza e della disoccupazione. Oltre agli stranded asset si deve affrontare il problema delle stranded comunità e stranded lavoratori. Gli investimenti devono essere pazienti e non speculativi e devono essere impegnati nello sviluppo delle infrastrutture. Si deve affrontare la problematica di una giustizia fiscale e gli investimenti devono essere in aziende etiche con una comunicazione trasparente di dove vengono investiti i patrimoni ed i piani delle aziende per il cambiamento climatico devono essere in linea con gli accordi di Parigi 2015. 
  • Clara Shannon, Interim Director, One for All

Andrea Gasperini

Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

CAMBIAMENTI CLIMATICI, LE REGOLE DEL FINANCIAL STABILITY BOARD

Uno dei più significativi, e forse il più incompreso, dei rischi che le organizzazioni devono oggi affrontare riguarda il cambiamento climatico in quanto è ampiamente riconosciuto che la continua emissione di gas serra causerà un ulteriore riscaldamento del pianeta che potrebbe arrecare conseguenze economiche e sociali dannose per tutti, tuttavia l’esatta tempistica e la gravità degli impatti fisici sono oggi difficili da stimare.

Su richiesta del G20 il Financial Stability Board (FSB) ha promosso la costituzione di un gruppo di lavoro denominato Task Force on climate-Related Financial Disclosures (TCFD) con presidente Michael Bloomberg e al quale partecipano 32 esperti per la definizione delle informazioni che le aziende dovrebbero comunicare nell’ambito di un sistema di reporting principale come l’Annual Report, riferite ai rischi e le opportunità inerenti al cambiamento climatico attualmente in corso al fine di evitare potenziali impatti negativi sulla stabilità finanziaria dei mercati e:

  • consentire ai soggetti interessati di disporre di una migliore informativa ed agevolare le decisioni finanziarie di investimento, di credito e di sottoscrizione di assicurazioni e,
  • migliorare la comprensione e l’analisi dei rischi e le opportunità legate al cambiamento climatico e, nel corso del tempo, contribuire a promuovere una progressiva piuttosto che brusca transazione verso un sistema economico “low carbon”.

Il 14 Dicembre 2016 per indicare alle aziende come comunicare i rischi finanziari e le opportunità legate al clima nel contesto degli obblighi esistenti di informativa la TCFD ha pubblicato il documento “Recommendations of the Task Force on Climate-related Financial Disclosures”.

Tale documento include una serie di raccomandazioni che rientrano in quattro diverse categorie: Governance, Strategia, Risk Management, Metriche e Targets e mirano a supportare coerenti, comparabili, affidabili, chiare ed efficienti comunicazioni che devono essere fatte dalle società finanziarie e non finanziarie.

Per quanto la TCFD è focalizzata su rischi e opportunità materiali inerenti il cambiamento climatico e la transizione verso un'economia low carbon molti dei suoi principi sono applicabili anche ad altre tematiche della sostenibilità. 

Rischi ed opportunità legate al clima e impatti finanziari

Fonte: Recommendations of the Task Force on Climate-related Financial Disclosures (pg.10)

I cambiamenti associati ad una transizione verso un’economia low carbon presentano rischi significativi ma creano anche significative opportunità per un ampio numero di organizzazioni focalizzate sulla mitigazione dei cambiamenti climatici e l’individuazione di soluzioni di adattamento.

Contestualmente la TCFD ha aperto la possibilità di partecipare ad una consultazione pubblica la cui scadenza è fissata il 12 Febbraio 2017 per consentire ai soggetti interessati di esprimere le proprie osservazioni sulle Reccomandations compilando un Report Consultation.

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 23 gennaio 2017

INTANGIBLES E CLIMA ENTRANO IN BILANCIO

In vigore anche in Italia la direttiva Ue sulle informazioni non finanziarie 

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 7 del 10 gennaio 2017, il D.Lgs. 30 dicembre 2016, n. 254 di attuazione della direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 ottobre 2014 recante modifica alla direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda la comunicazione di informazioni di carattere non finanziario e di informazioni sulla diversità da parte di talune imprese e di taluni gruppi di grandi dimensioni (17G00002). Tale provvedimento entrerà in vigore il 25 gennaio 2017 e le disposizioni del presente decreto si applicano, con riferimento alle dichiarazioni e relazioni relative, agli esercizi finanziari aventi inizio a partire dal 1° gennaio 2017.

  • Art.2 Ambito di applicazione

1.Gli enti di interesse pubblico redigono per ogni esercizio finanziario una dichiarazione conforme a quanto previsto dall’articolo 3, qualora abbiano avuto, in media, durante l’esercizio finanziario un numero di dipendenti superiore a cinquecento e, alla data di chiusura del bilancio, abbiano superato almeno uno dei due seguenti limiti dimensionali:

a.totale dello stato patrimoniale: 20.000.000 di euro; 

b.totale dei ricavi netti delle  vendite  e  delle  prestazioni: 40.000.000 di euro; 

2.Gli enti di interesse pubblico che siano società madri di un gruppo di grandi dimensioni redigono per ogni esercizio finanziario una dichiarazione conforme a quanto previsto dall'articolo 4.

  • Art. 3 Dichiarazione individuale di carattere non finanziario

1.La dichiarazione individuale di carattere non finanziario, nella misura necessaria ad assicurare la comprensione dell’attività di impresa, del suo andamento, dei suoi risultati e dell’impatto dalla stessa prodotta, copre i temi ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione attiva e passiva, che sono rilevanti tenuto conto delle attività e delle caratteristiche dell'impresa, descrivendo almeno: 

a.il modello aziendale di gestione ed organizzazione delle attività dell’impresa, ivi inclusi i modelli di organizzazione e di gestione eventualmente adottati ai sensi dell’articolo 6, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, anche con riferimento alla gestione dei suddetti temi;

b.le politiche praticate dall’impresa, comprese quelle di dovuta diligenza, i risultati conseguiti tramite di esse ed i relativi indicatori fondamentali di prestazione di carattere non finanziario;

c.i principali rischi, generati o subiti, connessi ai suddetti temi e che derivano dalle attività dell’impresa, dai suoi prodotti, servizi o rapporti commerciali, incluse, ove rilevanti, le catene di fornitura e subappalto;

2.In merito agli ambiti di cui al comma 1, la dichiarazione di carattere non finanziario contiene almeno informazioni riguardanti: 

a.l’utilizzo di risorse energetiche, distinguendo fra quelle prodotte da fonti rinnovabili e non  rinnovabili, e l’impiego di risorse idriche; 

b.le emissioni di gas ad effetto serra e le emissioni inquinanti in atmosfera; 

c.l’impatto, ove possibile sulla base di ipotesi o scenari realistici anche a medio termine, sull’ambiente nonché sulla salute e la sicurezza, associato ai fattori di rischio di cui al comma 1, lettera c), o ad altri rilevanti fattori di rischio ambientale e sanitario; 

d.aspetti sociali e attinenti alla gestione del personale, incluse le azioni poste in essere per garantire la parità di genere, le misure volte ad attuare le convenzioni di organizzazioni internazionali e sovranazionali in materia, e le modalità con cui è realizzato il dialogo con le parti sociali; 

e.rispetto dei diritti umani, le misure adottate per prevenirne le violazioni, nonché le azioni poste in essere per impedire atteggiamenti ed azioni comunque discriminatori; 

f.lotta contro la corruzione sia attiva sia passiva, con indicazione degli strumenti a tal fine adottati.

  •  Art. 7 Dichiarazioni volontarie di carattere non finanziario conformi

1.I soggetti diversi da quelli ricompresi nell’ambito di applicazione di cui all’articolo 2 che, su base volontaria, redigono e pubblicano dichiarazioni individuali o consolidate non finanziarie e che si attengono a quanto disposto dal presente decreto legislativo, possono apporre su dette dichiarazioni la dicitura di conformità allo stesso.

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 12 gennaio 2017

FIGC, IL PALLONE SCOPRE IL REPORT INTEGRATO

Il 15 novembre 2016 la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) (http://www.figc.it/index.shtml), una delle prime organizzazioni sportive al mondo a dotarsi di tale strumento, ha presentato a Milano la prima edizione del Bilancio Integrato ispirato al principio della sostenibilità che rappresenta l’evoluzione dei precedenti tre Bilanci Sociali e nasce dall’esigenza di comunicare agli stakeholder il valore prodotto con il complesso delle proprie attività e dei suoi programmi strategici di sviluppo.

Il Bilancio Integrato, disponibile al link http://www.figc.it/other/Bilancio_Integrato_2015/Bilancio_Completo_13_09_2016_0800_Lr.pdf,  illustra i principali programmi strategici della Federazione ed il loro potenziamento, con particolare riferimento all’efficienza organizzativa interna, alla sostenibilità e alla trasparenza, nonché alla valorizzazione della dimensione sportiva e giovanile, alle azioni relative al settore del calcio professionistico e dell’impiantistica sportiva, anche attraverso la rivisitazione delle norme e dei regolamenti.

I contenuti del Bilancio Integrato sono stati predisposti adottando come modello di riferimento tecnico-metodologico quello dell’Integrated Reporting <IR> Framework pubblicato nel dicembre 2013 dall’International Integrated Reporting Council (IIRC) e, per continuità con i precedenti Bilanci Sociali, le linee guida del GRI. La struttura del documento è stata definita in funzione del processo di creazione del valore nel breve, medio e lungo termine della FIGC e, conseguentemente, dell’analisi della connettività delle informazioni riferite alle sei forme di capitale economico, produttivo e naturale, umano, intellettuale ed organizzativo, sociale e relazionale di cui dispone che vengono trasformate in output e outcome.

Il modello di business della FIGC

Fonte: FIGC Bilancio Integrato anno 2015

Come indicato dalla stessa FIGC l’integrated journey è appena iniziato e ulteriori considerazioni riferite all’<IR> Framework di IIRC per la seconda edizione potrebbero riguardare, ad esempio, il principio guida 3C “relazioni con gli stakeholder” avviando un processo di stakeholder engagement, 3D “materialità” con la presentazione della matrice di materialità e 3E “sinteticità” limitando alcune sezioni specifiche di un Bilancio Sociale.

Il Bilancio Integrato anno 2015, distinto dal Bilancio di Esercizio al 31 dicembre 2015, non è stato sottoposto ad esame di limited assurance engagement da parte di una società di revisione indipendente e non include la sezione GRI content index presente nei precedenti Bilanci Sociali.

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 9 gennaio 2017

ESG, ARRIVA LA GUIDA VERDE DI PARIBAS

Lunedì, 19 Dicembre 2016 abbiamo segnalato nell’Osservatorio ESG la guida WIRF proposta dal World Intellectual Capital Initiative il cui obiettivo è quello di aiutare le organizzazioni a presentare il proprio modello di business dove il valore è prevalentemente generato da risorse quali la conoscenza, la tecnologia, i brevetti e know-how, la strategia e le procedure, la governance, la qualità del capitale umano, i marchi, la reputazione e le relazioni con i clienti ed i business partners (http://www.aiaf.it/osservatorio-esg-3).      

Segnaliamo questa settimana una seconda guida utile per comprendere anche i fattori Ambientali, Sociali e di Corporate Governance (ESG) disponibile al link 
http://securities.bnpparibas.com/files/live/sites/quintessence/files/Documents/Newsletter/ESGMadeSimpleGuide_English_%255BSCREEN%255D.pdf proposta nel mese di Settembre 2016 da BNP Paribas una delle principali istituzioni finanziarie che ricopre un ruolo chiave nel sostenere gli investimenti responsabili e le pratiche di investimento sostenibile a lungo termine, attiva nel mercato dei green bonds e la definizione dei prodotti richiesti dagli investimenti responsabili.

Attraverso l’analisi dei fattori ESG vengono esaminate le correnti pratiche di business di un’azienda e da questo punto di vista viene misurato il rischio sulla base della gestione ambientale da parte dell’azienda, la sua interazione con le comunità locali, nazionali o regionali in cui opera e la sua corporate governance. Un elenco non esaustivo dei fattori ESG è di seguito descritto.

I tre pilastri dei fattori ESG:

Fonte: BNP Paribas – ESG Made Simple

Anche tale guida può essere di ausilio per meglio interpretare il decreto legislativo, in corso di delibera da parte del Consiglio dei Ministri, di attuazione della Direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo per quanto riguarda la comunicazione delle informazioni di carattere non finanziario attinenti i temi ambientali, sociali, al personale, al rispetto dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione attiva e passiva che sono rilevanti tenuto conto delle attività e delle caratteristiche delle imprese.  

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 27 dicembre 2016

PIU’ VICINO IL DECRETO SUGLI INTANGIBLES. ARRIVA LA GUIDA WICI

Il World Intellectual Capital Assets Initiative (http://www.wici-global.com/) è un network di organizzazioni che operano nel settore pubblico e privato che ha iniziato la propria attività nell’anno 2007 ed è basato su un protocollo d’intesa internazionale finalizzato a definire un nuovo framework per il business reporting, in grado di rappresentare in modo più soddisfacente ed esaustivo le varie dimensioni dei risultati d’impresa, inclusa quella intangibile.

Un recente documento pubblicato dal WICI nel mese di settembre 2016 denominato Wici Intangibles Reporting Framework (http://www.wici-global.com/framework) cristallizza le migliori pratiche e le proposte che sono emerse nel corso degli ultimi venti anni a livello mondiale nel campo del reporting dei beni immateriali e della creazione del valore da parte delle imprese.

Tale Framework può essere di ausilio per meglio interpretare il decreto legislativo, in corso di delibera da parte del Consiglio dei Ministri, di attuazione della Direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo per quanto riguarda la comunicazione delle informazioni di carattere non finanziario attinenti i temi ambientali, sociali, al personale, al rispetto dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione attiva e passiva che sono rilevanti tenuto conto delle attività e delle caratteristiche delle imprese.  

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 19 dicembre 2016

Troppo carbone, la Cina corre con lentezza ai ripari

Carbon Tracker (http://www.carbontracker.org/) è un think tank finanziario indipendente con sede a Londra che fornisce un’analisi approfondita sull’impatto del cambiamento climatico sui mercati dei capitali, gli investimenti in combustibili fossili, una mappatura dei rischi, le opportunità e il percorso verso un futuro a basse emissioni di carbonio.

Successivamente ad una serie di ricerche sul carbone che nel rispetto dei limiti imposti dall’accordo di COP21 a Parigi al surriscaldamento della temperatura a 2°C non potrà essere bruciato e agli stranded assets ha avviato un nuovo dibattito su come allineare il sistema finanziario con una transazione energetica verso future basse emissioni di carbonio.

In una ricerca pubblicata nel mese di Novembre 2016 http://www.carbontracker.org/report/chasing-the-dragon-china-coal-power-plants-stranded-assets-five-year-plan/ Carbon Tracker evidenzia che la Cina sta costruendo più centrali elettriche a carbone di quante necessiti e che è in atto una errata allocazione dei capitali in quanto alla data del mese di luglio 2016 dispone di 895 GW di capacità di energia elettrica da carbone largamente sottoutilizzata e ha 205 GW in costruzione e altri 405 GW in fase di pianificazione. I progetti di impianti in costruzione e pianificati ammontano ad un totale investimento di mezzo trilione di dollari, che rischia di andare perduto.

Il governo cinese è tuttavia consapevole di questa crisi di sovraccapacità e la necessità di interventi politici per tornare ad investimenti di generazione di carbone equilibrati e il responsabile della Agenzia per l’Energia Nazionale (NEA) ha dichiarato in un’intervista rilasciata nel mese di marzo 2016 che il governo sta prendendo le misure necessarie per evitare questo eccesso di capacità a carbone. La questione non è se la Cina agirà con convinzione per affrontare la sua crisi di eccesso di capacità di carbone, ma come e quando.

Carbon Tracker considera quindi in questa ricerca le implicazioni finanziarie e sul clima imputabili alla crisi di sovraccapacità di carbone della Cina nel contesto di limitare l’aumento della temperatura media globale a 2° C.

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 12 dicembre 2016

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China overcapacity crisis infographic1.39 MB

Il settore finanziario sta reagendo ai segnali di rischio imputabili al cambiamento climatico

Secondo una ricerca pubblicata il 22 novembre 2016 dall’organizzazione “The Climate Institute” (http://www.climateinstitute.org.au/) il passaggio alle energie pulite, nonostante la presidenza di Trump, continuerà ed è in crescita la pressione sulle imprese di comunicare sempre più informazioni sulla loro capacità di gestire anche rischi climatici e ridurre i gas ad effetto serra (GHG). Questi fattori comportano inoltre un aumento del rischio per i gestori dei patrimoni, che hanno doveri fiduciari nei confronti dei loro clienti, che venga imputato loro di aver violato questi compiti quanto più si impegnano a finanziare investimenti ad alto carbonio....

http://www.aiaf.it/osservatorio-esg-0

Milano, 1 dicembre 2016

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