Osservatorio ESG

Con cadenza settimanale il socio Andrea Gasperini presenterà le novità in materia di sostenibilità ambientale e di governance

SI LA FINANZA SOSTENIBILE RENDE DI PIÙ

MSCI ESG Research realizza una ricerca approfondita, una valutazione e un’analisi delle pratiche di business ambientali, sociali e gestionali progettata per fornire approfondimenti critici che possono aiutare gli investitori istituzionali ad individuare i rischi e le opportunità che la ricerca tradizionale potrebbe trascurare. All’analisi dell’integrazione degli aspetti di sostenibilità nei processi d’investimento è stato dedicato l’SRI Breakfast “Why ESG matters?” organizzato dal Forum per la Finanza Sostenibile in data 20 Aprile 2017 presso la propria sede a Milano.  

All’incontro assieme ad MSCI hanno partecipato Eurizon Capital SGR e Alessandra Viscovi e di seguito viene riportata una sintesi degli interventi che sono stati fatti.

Introduzione ai lavori

  • Francesco Bicciato - Segretario Generale del Forum per la Finanza Sostenibile. L’SRI Breakfast è un format proposto dal Forum per la Finanza Sostenibile con l’obiettivo di offrire agli operatori del settore – e, in particolare, alla cosiddetta “comunità SRI” – un momento di approfondimento di taglio operativo riguardo temi specifici dell’analisi ESG, particolarmente innovativi o di forte attualità; è inoltre un’occasione di scambio e di networking.
    Nel corso del secondo appuntamento in programma per il 2017 verranno approfonditi i vantaggi derivanti da una sistematica integrazione dei fattori ESG nei processi di investimento ed in particolare, MSCI ESG Research illustrerà i risultati di uno studio sull’importanza degli aspetti di sostenibilità per l’analisi finanziaria e per la gestione dei rischi. L’efficacia di un’analisi integrata degli aspetti di sostenibilità necessita di dati aggiornati e metodologie di calcolo sempre più evolute: in questo senso lo studio condotto da MSCI rappresenta uno strumento essenziale per incrementare la sensibilità degli operatori finanziari sulla rilevanza dei criteri ESG nei processi d’investimento.

SRI e mercati finanziari: quando l’integrazione dei fattori ESG migliora le performance societarie

  • Gaia Mazzucchelli, Responsabile settore bancario ESG Research MSCI Inc. ha illustrato i risultati dello studio realizzato da MSCI “Capital Markets: companies with stronger board oversight tend to manage more efficiently investors’ money” dove si dimostra che nel biennio 2014-2015, gli operatori che hanno effettuato le proprie scelte di asset allocation integrando considerazioni ESG hanno ottenuto in media un incremento delle masse in gestione del 9,7%, rispetto allo 0,4% rilevato tra gli operatori privi di tale approccio.
    Una strategia ESG può essere realizzata allineando gli investimenti con i valori etici ed applicando una esclusione per settore e/o per prodotti, realizzando oltre ad un ritorno finanziario anche positivi impatti sociali ed ambientali misurabili o incorporando i criteri ESG per creare un ritorno di lungo termine e gestire i rischi ESG.
    Sono stati presentati tre diversi case study per dimostrare come l’analisi ESG può essere utilizzata a complemento dell’analisi fondamentale ed aumenta il valore nel settore finanziario:

1) Controllo effettivo da parte del Board

Over-boarding: rappresenta una preoccupazione in termini di effettiva tutela degli interessi degli azionisti ed è necessaria una verifica del tempo che i dirigenti dedicano alle proprie responsabilità.

Mancanza di adeguata esperienza dei componenti del Board: può compromettere la comprensione del business da parte dei dirigenti e la loro capacità di soddisfare gli interessi degli azionisti.

Integrità e votazioni negative: individuare la possibile deviazione dagli interessi degli azionisti e i potenziali rischi per una gestione efficiente nelle aziende in cui detengono i mandati.

Misurare gli impatti: gli impatti sono stati misurati in termini di profittabilità nel periodo 2011-2015 in cui si è evidenziato che i best performers in termini di board oversights rispetto ai peggiori performers hanno realizzato una profittabilità superiore del 3% ed in termini di financial stability rappresentata dal rapporto tra debito ed equity che è risultato inferiore del 66%. Le aziende che hanno migliori pratiche di governance tendono a gestire in maniera più efficiente i soldi degli investitori (ROE più elevati negli ultimi cinque anni) e hanno avuto un rapporto di leverage inferiore (negli ultimi cinque anni).

2) Impatto della Brexit

MSCI Equity Research ha pubblicato uno studio che ha spiegato le performance del settore britannico dopo Brexit con l’utilizzo di due metriche 1) esposizione economica e 2) sensitività economica. Combinando i dati ESG all’esposizione economica del Regno Unito, sono state individuate aziende con una posizione potenzialmente debole per un improvviso turnover e un cambiamento aziendale che influisce sui dipendenti.

3) Regulatory scrutiny

Slide presentate - ESG in financial markets: why should we care?

Tavola rotonda

  • Cristina Ungureanu - Responsabile Corporate Governance di Eurizon Capital SGR.
    Eurizon Capital è uno dei principali investitori istituzionali in Italia ed in Europa che avendo aderito ai PRI si considera un investitore responsabile attento ai principi di stewardship di Assogestioni e particolare attenzione viene riservata agli aspetti ESG nei confronti degli emittenti e nel processo decisionale. In Eurizon la funzione di Sustainability interagisce con quella di Governance. Stabilendo la direzione strategica dell’azienda, anche in relazione agli aspetti ambientali e sociali, la Corporate Governance è un aspetto fondamentale per favorire la sostenibilità di una società, la creazione di valore per gli investitori e la tutela degli interessi di tutti gli stakeholder.
  • Alessandra Viscovi - Consulente in finanza sostenibile e responsabile Education ALTIS.  Integrazione e dialogo: sono questi i capisaldi della Finanza Sostenibile, nonché le due attività che consentono agli operatori di gestire al meglio i rischi legati agli investimenti. Per una valutazione dei rischi l’integrazione ESG è fondamentale e nell’area della Governance viene posta attenzione al ruolo delle donne all’interno dei CdA, al ruolo dei consiglieri indipendenti e alla separazione tra Presidente ed Amministratore Delegato con ruoli operativi.

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

 

Milano, 26 aprile 2017

SOSTENIBILITÀ, CDA PROMOSSI MA CON RISERVA

La politica e la comunità internazionale hanno alzato il livello di attenzione e di impegno sulle tematiche della sostenibilità in generale e del cambiamento climatico in particolare: il rapporto di UNEP coordinato del Ministero dell’ambiente fa il punto sulle potenzialità e le prospettive di intervento per sostenere lo sviluppo di una finanza sostenibile. Gli investitori dal canto loro mostrano una crescente attenzione alla sostenibilità come criterio rilevante nella selezione degli investimenti e riconoscono la responsabilità sociale d’impresa e la gestione dei rischi come una delle aree di maggior rilevanza nel rapporto tra investitori e società investite e nelle azioni di engagement.

Al livello di attenzione e di consapevolezza su queste tematiche all’interno dei Consigli delle società quotate, ai segnali che arrivano dal mercato e alle sfide che devono essere affrontate è stato dedicato il convegno “La sostenibilità nei CdA italiani alla luce del rapporto UNEP” che il 13 Aprile 2017 Assogestioni ha organizzato a Milano nell’ambito del Salone del Risparmio e di seguito viene riportata una sintesi degli interventi che sono stati fatti da rappresentanti del mondo delle imprese e dei mercati e da due società di gestione sensibili a questi temi.

Apertura lavori

  • Manuela Mazzoleni, Assogestioni. In questo incontro del Salone del Risparmio viene trattato il tema della sostenibilità che sta acquisendo sempre più spazio ed aumenta l’attenzione da parte degli investitori e da parte delle SGR. Lo stesso Stewardship Code riconosce tra le tematiche principali di confronto tra investitori e società investite quello della sostenibilità. Due punti di rilievo sono l’attività di engagement che alcune SGR fanno e lo stesso recente D.Lgs. 254/2016 dedicato alle informazioni di carattere non finanziario che obbliga gli enti di interesse pubblico che hanno avuto nel corso dell’esercizio un numero di dipendenti mediamente superiore a 500 e che, dai risultati dell’ultimo bilancio approvato, risulta hanno superato alcuni parametri fissati dalla direttiva, a comunicare informazioni di carattere non finanziario che possono essere utilizzate dagli investitori per capire, misurare e valutare anche le performance non finanziarie che diventano sempre più importanti.
    Il quadro in cui si svolge questo incontro è il rapporto promosso dall’UNEP in collaborazione con il ministro dell’ambiente denominato “Report of the Italian National Dialogue on Sustainable Finance”.

Rapporto UNEP

  • Davide Dal Maso, Research coordinator UNEP. 
    Finanziare la sostenibilità e le informazioni di contesto per integrare i temi della sostenibilità nelle strategie aziendali. Per la realizzazione del rapporto di UNEP sono stati coinvolti circa un centinaio di esperti nel mondo della finanza e per ogni ambito si è promosso un gruppo di lavoro che ha analizzato come viene trattato il tema della sostenibilità al fine di rendere l’offerta finanziaria sempre più adeguata per una transizione verso la low carbon economy. 
    La novità non è tanto nelle modalità quanto nel ruolo di endorsment esplicito e forte che arriva dal governo Italiano. Oggi c’è la sensazione dell’interesse anche da parte dei decisori pubblici. Questa iniziativa da parte del governo è giustificata anche da una crescita di attenzione a livello internazionale e da una serie di iniziative quali i SDGs delle Nazioni Unite, la conferenza di Adisabeba sulla finanza per lo sviluppo, gli accordi di Parigi 2015 sui cambiamenti climatici e l’Enciclica papale Laudato sì.
    Alcuni organismi di grande rilievo sono state la Task Force del G20 e EU high level group sui temi climatici e quindi c’è una grandissima attenzione sulla finanza sostenibile e quello che serve per indirizzare l’economia nella direzione auspicata sono ingenti risorse che solo in minima parte verranno rese disponibili dalla finanza pubblica e quindi è necessario l’intervento anche da parte della finanza privata.
    Alla realizzazione di questo rapporto hanno collaborato otto gruppi di lavoro su diversi temi ed è stato importante capire quali sono gli impatti e se la finanza pubblica e quella privata stanno andando nella direzione giusta. 
    Il rapporto è stato già presentato a Roma in Febbraio 2017 al ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan e al ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare Gian Luca Galletti. I temi che vengono affrontati sono il quadro regolatorio, con la definizione di incentivi e punizioni, la strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, la riforma della legge quadro che pone i tre pilastri dell’economia circolare, dell’uso razionale dell’energia ed i cambiamenti climatici e la finanza verde.
    Vi deve essere un ridisegno dei sussidi favorevoli all’ambiente eliminando quelli dannosi ed una cooperazione ed impegno dei paesi industrializzati ed importante è il ruolo dei paesi emergenti. Viene trattato il tema dei mercati regolamentati e delle borse ed in particolare Borsa Italiana ha definito delle linee guida volontarie che devono consentire agli investitori di fare delle scelte oculate. Per le PMI è importante il tema della green finance ed è uno dei temi sui quali punta l’Italia.

           

Panel  -  La sensibilità SRI nei Board delle società quotate – Realtà e prospettive

Moderatore Gian Francesco Rizzuti - Febaf

  • Stefano Pareglio - Membro del CdA di A2A, Fondazione Eni Enrico Mattei 
    E’ in atto un cambiamento e business storici stanno entrando in crisi anche se non si sa quanto tempo sarà necessario per una evoluzione. Borsa Italiana con il codice di autodisciplina e Assogestioni che il codice di stewardship già danno indicazione di come si fa engagement e richiedono la capacità di analizzare le scelte di lungo termine come indicato anche dal Financial Stability Board (FSB). Il Board deve indicare agli investitori come la governance tratta questi temi e deve raccontare come vengono monitorati i rischi ed affrontate le opportunità della Sostenibilità. Il Borad deve essere competente sui temi di lungo termine ed il FSB indica la lista dei temi che devono essere oggetto di attenzione e si devono tenere in considerazione gli elementi di contesto e di transizione rilevanti.
  • Francesca Colombo - Responsabile Analisi e Ricerca, Etica SGR
    L’Italia di passi avanti ne ha fatti dopo l’anno 2015 che può essere considerato un anno di svolta in termini di integrazione della Sostenibilità nel business. Etica SGR è un investitore sostenibile e responsabile e il problema dell’Italia è un problema culturale.
    Il motore del cambiamento deve essere il Board che gestisce l’azienda e solo il Board può decidere di integrare la Sostenibilità nel business in quanto non è una attività aggiuntiva che si deve fare e alla quale si deve pensare, Etica SGR da sempre fa attività di engagement intesa come un potentissimo mezzo per stimolare le aziende al cambiamento con obiettivi di lungo termine per spronarle a fare meglio e per parlare con gli stakeholder dell’impresa.
    Talvolta si ricevono risposte che dimostrano che neanche il Board sa che già buone pratiche sono presenti in aziende. L’engagement può portare le imprese ad essere più responsabili, competitive e quindi più redditizie. 
    C’è una distinzione tra imprese estere ed italiane. Le imprese estere sono più abituate a parlare con gli investitori e sopportano maggiori pressioni da parte dei governi. In Italia ce ne sono meno ed il mercato Italiano fatto prevalentemente di PMI è un po’ stagnante.
    Cosa vuol dire integrare la sostenibilità nel business? Ci si spaventa dei costi che devo essere affrontati. Ci devono essere degli stimoli come i PIR di recente introduzione ed i green bonds anche per le PMI.
    Nel rapporto UNEP uno dei principali ostacoli è data dalla mancanza di consapevolezza da parte del management dell’importanza dell’integrazione della sostenibilità e la focalizzazione è spesso posta sul breve periodo. Molto importante è il recente studio “Seize the change. Integrare la sostenibilità nel core business” della società EY in collaborazione con DNW GL dove viene enfatizzato che la Sostenibilità deve interessare gli investitori per stimolare anche i Board aziendali ad occuparsene. Gli investitori devono fare di più e in Italia si sta facendo poco ed occorre fare di più con un proprio modello e le aziende sono diventate più consapevoli anche nell’introdurre indicatori sociali e nel legarli alla remunerazione.     
     
  • Gianluca Manca - Responsabile Sostenibilità, Eurizon Capitale SGR
    C’è domanda parte del pubblico, c’è consapevolezza che la sostenibilità non è solo un tema accademico. I CEO hanno capito che se ne devono occupare e molte cose le stanno facendo anche se l’integrazione completa è ancora in divenire. Vi è un rinnovato interesse su questi temi anche da parte dei media e questo stimola la consapevolezza culturale di che siede nei Board aziendali. Sono in divenire anche per gli interessi da parti dei clienti. Le società stanno aumentando il numero di risorse umane che si occupano di questo tema. 
  • Livia Gasperi - Head of Listed Companies Supervision, Borsa Italiana
    Borsa italiana osserva gli emittenti e gli investitori e io mi sono letta le 150 pagine di rapporto dell’UNEP che tocca tutti gli aspetti dai quali emerge che la sostenibilità dopo 20 anni è ancora agli inizi anche se tanta strada è stata fatta ma molta deve essere ancora fatta. Poi è un problema terminologico, moltissimi sono gli acronimi ma vi deve essere un unico termine che è quello della Sostenibilità e bisogna capire i concetti.
    Il termine Sostenibilità mette d’accordo tutti e come Borsa Italiana viene considerato coincidente con l’acronimo ESG. Un aspetto fondamentale è che la charity non rientra ed è stata un incidente di percorso e la Sostenibilità non è una funzione riparatoria ma è portare dentro il business la consapevolezza che è parte del DNA della società.
    Partendo dal codice civile all’articolo 2247 viene definito che obiettivo delle società di capitali è quello di svolgere una attività economica producendo un profitto che deve essere ripartito. La vita delle società non è di breve termine. Bisogna rideclinare la Sostenibilità come creazione del valore per gli azionisti come si dice nel codice di autodisciplina, ed indirettamente anche per tutti gli altri stakeholder in una ottica di medio/lungo periodo ed i Board devono far proprio la cultura della Sostenibilità e la cultura dello sviluppo sostenibile inteso come rispetto dei diritti umani, del lavoro, dell’ambiante, della legalità e il rigetto della corruzione come già indicato dal Global Compact. Tutto questo devono essere approvato in piani che rispettano questi valori che se non considerati possono comportare elevati danni. Il Board deve fare una scelta di abbandonare il breve termine. Il Board deve prestare una rinnovata attenzione ai rischi e alle opportunità che derivano dai megatrend quali il cambiamento climatico, l’invecchiamento della popolazione e le nuove tecnologie, oltre ai rischi ci sono però anche gigantesche opportunità che devono essere considerate. Bisogna essere in grado di illustrare questi temi poiché quello che non si riesce ad illustrare non viene percepito.
    Con le nuova linee guida del LSEG “Revealing the full picture – Your guide to ESG reporting” si stimola un dialogo sempre più stretto tra investitori ed emittenti per far comprendere agli emittenti quali sono le richieste degli investitori in merito ai fattori ambientali, sociali e la governance (ESG) che devono essere strategici e stare nei piani, devono inoltre essere materiali e raccontare ciò che è rivelante attraverso uno standard che deve essere scelto. Otto sono i principi delle linee guida del LSEG e bisogna decidere come comunicare la Sostenibilità se dentro il bilancio, separato o in un bilancio integrato, in particolare gli investitori amano la full picture e la vera novità non sono tanto gli ESG quanto invece il piano strategico è il futuro ossia what next?   

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

GLOBAL REPORTING, LA MAPPA DELLE INFORMAZIONI ESG

Il Global Reporting Initiative (GRI) nel documento “Making headway in Europe” evidenzia come le aziende possono utilizzare le linee guida G4 per raccogliere le informazioni che vengono richieste dalla Direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 ottobre 2014 recante modifica alla direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda la comunicazione di informazioni di carattere non finanziario e di informazioni sulla diversità da parte di talune imprese e di taluni gruppi di grandi dimensioni.

Il GRI indica che le linee guida G4 già includono tutti gli aspetti contemplati dalla direttiva europea e possono essere quindi considerate da parte delle aziende uno strumento utile nella fase di impostazione della dichiarazione non finanziaria e due sono i temi principali condivisi tra la direttiva europea e le linee guida G4.

  • Il primo è il concetto della materialità. La direttiva impone alle imprese di “fornire adeguate informazioni in relazione a tematiche che si distinguono essere le più idonee per comprendere i principali rischi dai quali possono derivare gravi impatti, insieme a quelli che già si sono materializzati”.
    Le organizzazioni sono quindi incoraggiate a comunicare esclusivamente informazioni su temi ritenuti fondamentali al fine di raggiungere gli obiettivi dell’organizzazione per la sostenibilità e a gestire i suoi impatti sull’ambiente e sulla società.
    Il concetto di materialità consente di individuare le tematiche della sostenibilità che vengono trattate dalle linee guida G4 e sono indicate con il termine “Aspects” le quali hanno una rilevanza tale da dover essere comunicate e riflettono i più significativi impatti economici, ambientali e sociali dell’organizzazione; o di fatto sono tali da influenzare le valutazioni e le decisioni degli stakeholder.
  • Un altro importante tema condiviso è la consapevolezza degli impatti diretti ed indiretti. “Il rigore di tali impatti deve essere giudicato in base alla loro importanza. I rischi di effetti negativi possono derivare da proprie attività di impresa o possono essere imputabili alle sue operazioni, ai suoi prodotti, servizi e relazioni commerciali, inclusa la sua catena di fornitura e subappalto”.

Seguendo le modalità di collegamento indicate dal GRI tra le linee guida G4 con la richiesta di informazioni indicate dalla Direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo viene di seguito ipotizzato il legame con quelle richieste dal D.Lgs. 254/2016 presentato nell’Osservatorio ESG di Aiaf del 12 Gennaio 2017.  

 

La Dichiarazione di carattere non finanziario in merito a cinque differenti ambiti tematici di applicazione deve contenere almeno la seguente tipologia di informazioni:

 

 

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 10 aprile 2017

ANCHE L'UNICEF PUNTA SULLA FINANZA INNOVATIVA ESG

UNICEF Italia ritiene che gli investitori, attraverso la promozione di strategie di investimento responsabile, possano promuovere e supportare lo sviluppo di comportamenti virtuosi da parte delle aziende generando un impatto positivo per la tutela dei diritti dei bambini e degli adolescenti in tutto il mondo.
Alla Finanza Innovativa è stato riservato l’SRI Breakfast “L’UNICEF e la finanza innovativa: investire nei bambini per garantire un ritorno sociale” organizzato dal Forum per La Finanza Sostenibile in data 28 Marzo 2017 presso la propria sede a Milano. 
All’incontro assieme ad Unicef hanno partecipato UBI Pramerica SGR e ECPI Group e di seguito viene riportata una sintesi degli interventi che sono stati fatti.

Saluti istituzionali

  • Maurizio Agazzi - Presidente del Forum per la Finanza Sostenibile. E’ facile avere un atteggiamento empatico nel nostro paese e prestare attenzione ai diritti dei minori ed è importante continuare un dialogo con una proposta di investimento che promuove le buone pratiche e contestualmente genera un rendimento positivo e non solo le iniziative di charity, la finanza deve essere sostenibile ed è quindi interessante considerare anche opportunità di investimento innovative.
    La finanza etica da un approccio di esclusione negativa si sta ora orientando verso un approccio che limita i rischi e consente di cogliere delle opportunità. L’esclusione è comunque una sconfitta ed in ambito climatico si parla di disinvestimento e di decarbonizzazione.
    La liquidabilità di un investimento è un tema che deve essere affrontato comunque in un orizzonte temporale di lungo termine.

Quando le performance finanziarie incontrano quelle sociali

  • Arianna De Leo - Responsabile Filantropia Strategica Unicef Italia. Il trend del mondo SRI è in crescita e deve uscire dalla nicchia e diventare mainstream.
    Da settanta anni Unicef guarda il mondo con gli occhi di un bambino per capire quali sono i suoi bisogni e dare migliori risposte. Il suo track record è misurato dai contributi che vengono dati in oltre centonovanta paesi e territori nei quali viene promossa la tutela dei diritti dei minori con la costruzione di scuole, ospedali e l’attenzione ai minori non accompagnati.
    Con riferimento alla tutela dei diritti dei minori le attività di Unicef sono finalizzata a garantire ad ogni bambino la salute, l’educazione, la protezione, le pari opportunità e l’ambiente e tutto questo genera la forza del brand di Unicef.
    I fondi raccolti da Unicef derivano da privati mentre i contributi dati dai governi non sono obbligatori e vengono destinati per il 92% direttamente a finanziare i progetti e per l’8% a sostenere i costi di struttura.
    Tre indicatori ritenuti fondamentali da parte di Unicef sono quelli che riguardano:
  • Povertà: il trend è in diminuzione e un programma di cash transfer realizzato a Panama ha consentito di ridurre del 16% il lavoro minorile tra i bambini autoctoni ed ha fatto registrare un aumento dell’8% dell’iscrizione alla scuola degli stessi. Aumentando l’istruzione si promuove un impatto positivo per la società in tutti i settori.
  • Istruzione: A livello globale il numero di bambini in età scolare (primaria) fuori dal circuito scolastico è diminuito, passando da 106 milioni nel 1999 a 58 milioni nel 2012. L’istruzione non si perde ed è il modo migliore per aumentare il numero dei bambini che frequentano una scuola e si hanno degli impatti importanti anche per l’economica con standard di qualità dell’istruzione ed un adeguato numero di insegnanti. Secondo stime di Unicef nei paesi a reddito medio-basso se tutti i bambini/e nati/e oggi potessero essere istruiti a un livello base di lettura, scrittura e calcolo, si assisterebbe, nel corso della loro vita, a un aumento del PIL di 13 volte.
  • Riduzione della mortalità infantile: Sta diminuendo e l’arresto della crescita a causa della malnutrizione è associato a una riduzione dell’1,4% della produttività

Alleandosi con il modo della finanza Unicef ritiene che questi risultati si possono moltiplicare e quindi il suo sforzo è quello di fare sistema con altri soggetti attraverso alleanze e partenariati.
Il quadro di riferimento degli investimenti SRI definito da Unicef include la Convention on the Right of the Child,  i Sustainable Development Goals (SDGs) delle Nazioni Unite, i Principle for Responsible Investment (PRI), il Children’s Right and Business Atlas realizzato in collaborazione con il Global Child Forum ed il Children’s Rights and Business Principles.
Gli investimenti SRI sono in costante crescita, il tema piace ed esistono già molti studi che testimoniano anche performance positive per gli investimenti responsabili e con riferimento al tema della finanza innovativa sono stati presentati tre casi:

  1. Eleva Fundation, riceve il 9,9% dei profitti da Eleva Capital – investment manager – e, in collaborazione con Unicef UK, seleziona i progetti di investimento all’interno del Children’s Emergency Fund e del Portfolio Projects e ne valuta l’impatto.
  2. Power of nutrition, società di investitori che sostiene programmi ad alto impatto nei paesi maggiormente colpiti da situazioni di crisi alimentare. Membri del board: UBS, World Bank, Unicef, il Dipartimento per lo Sviluppo Internazionale del Regno Unito.
  3. The Bridge Fund, è uno strumento innovativo di impact investment creato per rispondere alle lacune temporanee tra l’impegno di un donatore e le necessità di disponibilità economica dell’Unicef in caso di emergenza. Dalla sua creazione, nel 2013, il Fondo ha effettuato 27 transazioni per un totale di 108 milioni di dollari.

La finanza innovativa per Unicef: Per l’Unicef la Finanza innovativa ha come obiettivo la creazione di nuovi modelli di finanziamento per lo sviluppo (come investimenti responsabili, green e cool bond, fondi di emergenza) per garantire il rispetto e la tutela dei diritti dei minori e rappresenta un possibile strumento per generare nuovi meccanismi di raccolta fondi per sostenere i programmi a livello internazionale ma anche una sfida nella relazione con il mondo finanziario con l’obiettivo di creare partnership che siano sempre più win-win e orientate al risultato misurandone l’impatto.Si riescono a mobilitare maggiori risorse senza chiedere ulteriori donazioni e tra i prodotti realizzati vi è quello di UBI banca UBI SICAV SOCIAL 4 FUTURE a supporto del progetto Youth and Innovation (Libano) che ha generato un SROI pari al 2,50%.
La società ECPI Group, con il supporto tecnico dell’Unicef, ha invece costruito l’indice ECPI Children’s Rights Leaders Index che è un prodotto finanziario che coniuga diverse strategie di investimenti: best in class, esclusioni, inclusioni, convenzioni internazionali e investimenti tematici.
Slide presentate - L’UNICEF e la finanza innovativa. Investire nei bambini per garantire un ritorno sociale

Tavola rotonda

Moderatore: Francesco Bicciato, Segretario Generale Forum per la Finanza Sostenibili

  • Marco Passafiume Alfieri. Vice-Direttore Generale UBI Pramerica SGR. Social 4 Future è un prodotto in cui una gestione sociale viene abbinata con una iniziativa concreta, la società e l’ambiente sono considerati come uno stakeholder e per misurare i risultati si utilizza l’indicatore del Social Return on Investment ( SROI). Agli investitori interessa non perdere e dimostrano una maggiore resilienza senza dover rinunciare alle performance, la diversificazione occupa un posto molto importante. Si deve investire in competenze interne dedicate a nuovi parametri ESG.

I fondi comuni di investimento aperti investono solo in società quotate ed hanno una serie di attività e comportamenti che rispettano i parametri ESG e devono essere liquidabili al contrario dei fondi chiusi che non hanno un obbligo di liquidità.

  • Michele Calcaterra Borri. Amministratore Delegato ECPI Group. ECPI è un index providers che costruisce indici ESG tematici. Per il tema dell’infanzia è stato verificato che esiste un universo investibile che rispetta i requisiti minimi della diversificazione di un portafoglio, le aziende oggetto di investimento devono rispettare elevati parametri ESG e con le loro attività generare impatti positivi che rispettano i criteri di Unicef.
    Un rating ESG è una attività di risk management volta alla riduzione dei rischi e porta a benefici per gli investitori in quanto esclude molte società che possono essere a rischio di default. Gli asset manager si informano e vogliono capire meglio anche gli aspetti ambientali, sociali e la corporate governance.

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 3 Aprile 2017

ANCHE LE PMI AFFRONTANO L'ESAME SOSTENIBILITA'

Sono 134 le società quotate sul listino principale della Borsa di Milano analizzate dallo “Studio sulle Non Financial Information delle società quotate” realizzato dal Dipartimento di Scienze dell’Economia dell’Università del Salento, presentato a Roma in data 24 Marzo 2017 all’evento “CSR Made in Italy – Norme, dati ed opportunità” promosso dall’Osservatorio Socialis in seguito alla delibera del D.Lgs. 254/2016, che richiede agli Enti di Interesse Pubblico (EIP) ed i Gruppi di grandi dimensioni di comunicare informazioni di carattere non finanziario e sulla diversità (Osservatorio ESG 12/01/2017). Si tratta della legge di recepimento della Direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo che obbliga gli EIP a comunicare informazioni non finanziarie relative ai temi ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani e alla lotta contro la corruzione attiva e passiva.  Di seguito viene riportata una sintesi degli interventi che sono stati fatti.

Saluti istituzionali

  • Roberto Orsi, Direttore dell’Osservatorio Socialis. Da oltre venti anni l’Osservatorio Socialis ha iniziato ad occuparsi del tema della CSR quando ancora si parlava di Filantropia e si prestava attenzione ai dipendenti, al risparmio delle risorse e all’energia e anche su questi temi, alla luce del D.Lgs. 254/2016, ora le aziende sono chiamate a rendicontare. Importante è, quindi, lo studio realizzato dall’Università del Salento che rappresenta una base per giudicare come la CSR viene interpretata in Italia.  

Studio sulle Non Financial Information delle società quotate

  • Andrea Venturelli, Dipartimento di Scienze dell’Economia Università del Salento. La ricerca è nata quando si parlava di Direttiva europea 2014/95/UE ed il governo italiano era impegnato nella sua traduzione in Italia ed ha considerato i bilanci dell’anno 2015 delle società oggetto della norma, con esclusione di banche, assicurazioni e multinazionali, con la finalità di verificare il livello già raggiunto di conformità alla nuova regolamentazione. Con riferimento ad ogni singolo settore oggetto di analisi per l’interpretazione dei dati bisogna fare attenzione alla diversa numerosità delle aziende che vi partecipano. 
    Il livello di discrezionalità è molto elevato ed altrettanto difficile è individuare una standardizzazione delle informazioni per quanto è in atto una costante evoluzione anche grazie a molte iniziative tra le quali le più rilevanti sono ritenute essere quelle del LSEG (Borsa Italiana) che ha recentemente pubblicato il documento “Revealing the full picture – Your guide to the ESG reporting” delle Nazioni Unite con i 17 Sustainable Develpment Goals, la riformulazione degli standard GRI dal 2018, e la collaborazione tra GRI ed IIRC (CLGir 2017). Il contesto è estremamente dinamico ed il D.Lgs. 254/2016 deve essere inteso come una grande opportunità dove attenzione è stata posta per non gravare le aziende di eccessivi oneri.
    Dal punto di vista metodologico si è fatto riferimento alle indicazioni date dalla commissione “Sostenibilità e corporate reporting” del CNDCEC che ha pubblicato il 15 giugno 2016 il documento “Direttiva 2014/95/UE sulla disclosure non finanziaria e sulla diversità nella composizione degli organi di amministrazione, gestione e controllo”. 
    Per la misurazione del “Non Financial Score” sono stati considerati 5 differenti aspetti riconducibili alle dinamiche relative alla sostenibilità aziendale di seguito indicati:
  1. business model aziendale, ovvero l’analisi delle informazioni relative al rapporto tra l’azienda e gli stakeholder;
  2. politica adottata dall’azienda in tema di sostenibilità;
  3. rischi non finanziari ed eventuali strategie adottate per farne fronte;
  4. Key Performance Indicators;
  5. politica in tema di diversità.
  Dalla ricerca è emerso che l’informativa migliore è quella relativa alla descrizione del modello di business mentre l’informativa peggiore riguarda invece la descrizione della politica in tema di diversità (di genere, di età, culturale, ecc…), le politiche vengono individuate ma raramente sono misurate nel corso del tempo ed è assente una cultura di risk management nel campo della sostenibilità.

Tra gli standard più utilizzati figura quello del GRI mentre per quanto riguarda i settori andando ai punteggi complessivi al primo posto si posiziona il settore oil and gas con un non financial score del 68%. Molto distanziato è il settore Consumer services al 46%, il settore telecomunicazioni con il 41%, quindi health care e consumer goods entrambi con un punteggio pari a 41%. A seguire il settore industrials (38%). Chiude la classifica il settore basic materials con il 25%.

Prospettive future sono quelle di ampliare il campione delle aziende oggetto di analisi includendo anche le banche e le compagnie di assicurazione, monitorare negli anni il trend ed effettuare un controllo con altri contesti diversi da quello italiano. 

Tavola rotonda

Moderatore: Marco Barbieri giornalista economico

  • Tiziana Pompei, Vice Segretario Generale UnionCamere. Obiettivo importante è la comparabilità dei dati e le grandi aziende dimostrano già un certo grado di consapevolezza per quanto c’è ancora molto da fare. Queste informazioni sono importanti per tutti e quindi anche per le PMI e il merito del D.Lgs. 254/2016 è stato quello di aver tenuta alta l’attenzione su questi temi e di mettere un po’ di ordine anche se si poteva fare uno sforzo maggiore per diffondere di più l’informativa non finanziaria e dare quindi delle indicazioni concrete e trovare una modalità di assistenza anche per le piccole realtà aiutandole a mettere in campo dei comportamenti responsabili che spesso sono adottati in modo inconsapevole ed è importante creare questa coscienza e le grandi aziende potrebbero essere responsabilizzate a ricoprire questo ruolo coinvolgendo tutta la filiera produttiva.
    La dichiarazione di carattere non finanziario deve essere allegata al bilancio e quindi anche le informazioni non finanziarie devono essere depositate presso il registro delle imprese che diventa uno strumento utile per gli investitori per acquisire informazioni sui temi della responsabilità sociale. Un dubbio vi è se l’approccio volontario non sarebbe stato preferibile a quello obbligatorio.
     
  • Mauro Bellofiore, Responsabile Ufficio Analisi di Impatto della Regolamentazione CONSOB. La Consob si sta attivando per rispondere adeguatamente al suo ruolo di controllo richiesto dal legislatore e si sta formando una propria cultura per poter giudicare la bontà e la conformità dell’informativa non finanziaria. Non si tratta di tematiche completamente nuove in quanto già i codici di autodisciplina per le società quotate alla Borsa Valori danno un indirizzo. La normativa comporta sia obblighi che opportunità e se da una parte può essere vista come un impegno dall’altro un ampliamento dell’informativa agevola gli investitori nella valutazione delle società.
    Gli stessi consumatori sono favoriti in quanto sempre più prestano attenzione nella scelta dei prodotti agli impatti ambientali e sociali causati delle aziende, alle politiche del personale che attirano soggetti più qualificati e quindi il nuovo D.Lgs. 254/2016 comporta anche dei vantaggi.
    Ampio spazio si è lasciato nella scelta degli standard internazionali e alle modalità di controllo e di approfondimento e quindi i primi bilanci costituiranno un test anche per la Consob stessa per valutare l’approfondimento delle tematiche non finanziarie.
    All’articolo 1.g) «metodologia autonoma di rendicontazione»: viene indicata la possibilità di adottare da parte delle aziende ulteriori principi, criteri ed indicatori di prestazione, autonomamente individuati ed integrativi rispetto a quelli previsti dagli standard di rendicontazione adottati, che risulti funzionale ad adempiere agli obblighi di informativa non finanziaria previsti dal decreto legislativo e dalla direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo. Vi è quindi la possibilità di estrarre singole parti da vari standard.
    Importante è la diffusione delle informazioni anche tra i consumatori e non solo a favore degli investitori e a tal fine rilevante è il ruolo degli organi di stampa.
    Una dei punti più delicati è l’articolo 3.8 il quale indica che nella dichiarazione di carattere non finanziario possono essere omesse, in casi eccezionali, informazioni concernenti sviluppi imminenti ed operazioni in corso di negoziazione, qualora la loro divulgazione possa compromettere gravemente la posizione commerciale dell’impresa poiché in questo caso nella dichiarazione deve essere indicato con precisione che ci si è avvalsi di questa facoltà e le imprese potrebbero essere scoraggiate ad adempiervi.
     
  • Marcella Mallen, Presidente di Prioritalia. Con riferimento al ruolo dei manager il D.Lgs. 254/2016 rappresenta un punto di non ritorno in quanto impone il passaggio da una CSR reputazionale ad una CSR strategica e quindi questa è ritenuta essere una buona norma.
    Il contesto italiano è molto dinamico sul tema della sostenibilità con riferimento ad esempio ai SDGs delle Nazioni Unite e all’attività di ASviS riferite al Goal 12 che incoraggia le imprese a dare informazioni di sostenibilità nelle loro relazioni periodiche. Negativamente viene giudicata la scarsa attenzione dedicata al tema della governance.
    L’Italia con riferimento agli impatti sui sistemi manageriali non parte ultima e le grandi aziende già adottano buone politiche e metodologie mentre significativi limiti sono riscontrabili per le PMI che costituiscono l’ossatura portante del nostro paese e difficilmente saranno in grado di sostenere i costi di una reportistica integrata ma attraverso il rapporto di fornitura potrebbero essere coinvolte dalle grandi aziende.
    Le PMI potrebbero essere incentivate ad una informativa volontaria fornendo queste informazioni in forma aggregata partecipando alle reti ed i distretti. Il Decreto Legislativo non coinvolge solo le grandi e quindi dal punto di vista culturale sulla sostenibilità è importante.
    Con riferimento ai consumatori si osserva che sono disposti a pagare un differenziale di prezzo alle aziende che dimostrano di avere un modello di business sostenibile.
    Per le grandi aziende vi sono ancora ambiti di miglioramento ma la grande sfida è quella di individuare ed adottare indicatori che siano comparabili, tracciabili e standardizzati.
     
  • Lorenzo Magrassi, Fondazione Nazionale Commercialisti. Il bilancio è uno strumento di trasparenza e comunicazione e dovrebbe essere pubblicato sul sito internet della società così come lo fanno le società Benefit poiché poter avere conoscenza anche delle informazioni di carattere non finanziario è una grande opportunità per investitori e consumatori.
    Il D.Lgs. 254/2016 stimola a monetizzare le esternalità negative attraverso una riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra, dell’inquinamento atmosferico, del consumo dell’acqua e tutto questo comporta un impatto positivo sulla salute. Questa rendicontazione dovrebbe prestare attenzione alle iniziative di “impact investing” e si dovrebbero incoraggiare anche gli investimenti sostenibili e responsabili che non hanno finalità speculative.
    Dal punto di vista tecnico importanti sono gli standard che dovrebbero essere già quelli accettati e riconosciuti a livello internazionale senza concedere spazio all’adozione di autonome metodologie.
     
  • Paola Nicoletti, Ricercatrice Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (INAPP). La CSR Made in Italy è rappresentata da politiche di fornitura e dal welfare aziendale ed in questo campo il ruolo della formazione è strategico. La CSR non deve essere intesa solo dal punto di vista tecnico come evolute competenze dei dipendenti ma deve essere più ampia e vi deve essere un impegno educativo, una cultura d’impresa ed una responsabilità sociale. Necessaria è la formazione continua a prescindere dalle dimensioni aziendali in quanto le aziende sono luoghi formativi e sono richieste attività di formazione anche per le PMI molte delle quali già le fanno in modo inconsapevole e possono essere agevolate dalle richieste informative imposte dal D.Lgs. 254/2016 per rendere visibili molti dati che spesso sfuggono all’attenzione.
    C’è molto da fare per la crescita delle competenze manageriali che aiutano la diffusione di pratiche di CSR e a far emergere i comportamenti socialmente responsabili delle PMI che già lo sono anche se difettano di visibilità.
  • Chiara Scuvera, Commissione Attività produttive, Commercio e Turismo Camera dei Deputati. Vi deve essere un contributo della volontà politica ad interfacciarsi con i ricercatori attraverso eventi come quello dell’Osservatorio Socialis. Vi è una soddisfazione ad essere tra i paesi che per primi hanno recepito la Direttiva 2014/95/UE.
    Le imprese più forti che hanno un obbligo a fornire informazioni di carattere non finanziario hanno la responsabilità di coinvolgere i soggetti più deboli che vi vogliono aderire in forma volontaria e questa legge non deve essere intesa solo come un impegno burocratico che non trascina le PMI e lo sforzo politico deve essere quello di diffondere una conoscenza delle opportunità. Importanti sono i contributi, ad esempio, delle associazioni, degli imprenditori, dei consumatori e delle organizzazioni che si occupano dei diritti umani su questi temi cui è necessario dare una visibilità pubblica.
    Migliorabile è la comunicazione di informazioni sulla diversità e la diffusione della CSR non solo tra gli addetti ai lavori. 

Conclusioni

  • Roberto Orsi, Direttore Osservatorio Socialis. Il D.Lgs. 254/2016 obbliga tutti a prestare maggiore attenzione ai temi della sostenibilità e migliorare le informazioni a favore dei consumatori premia le imprese socialmente responsabili. Sul rispetto dei contenuti del decreto da parte delle imprese destinatarie l’Osservatorio Socialis ha quindi intenzione di avviare un monitoraggio permanente, la pubblicazione annuale dei risultati e la classifica nominativa certo che questo serve al paese che così ha maggiori possibilità di sviluppo. A chiusura dell’evento l’Osservatorio Socialis ha presentato il “Vademecum CSR”: le azioni imprescindibili per far seguire alle parole i fatti: “informare e sostenere i dipendenti, essere coerenti alla linea della CSR, condividere a tutti i livelli, ascoltare i consumatori, comunicare ciò che si fa”.   

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 27 marzo 2017

Ambiente, Società e Lavoro: ecco cosa i Grandi devono dire

Il 25 gennaio 2017 è entrato in vigore il D.Lgs. 254/2016, che richiede agli Enti di Interesse Pubblico (EIP) ed i Gruppi di grandi dimensioni di comunicare informazioni di carattere non finanziario e sulla diversità (Osservatorio ESG 12/01/2017). Si tratta della legge di recepimento della direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo sulle cosiddette Non Financial Information.

A Milano in data 10 Marzo 2017 ASSOSEFAssolombarda Confindustria Milano, Monza e Brianza e NIBR hanno organizzato il convegno D.Lgs. n. 254/2016 Non Financial Information - Prime riflessioni il cui obiettivo è stato quello di presentare ed elaborare i commenti e le considerazioni sul provvedimento da parte di un panel di autorevoli relatori portatori di visioni differenti ed informare su come il mondo delle imprese sta inserendo l’applicazione delle Non Financial Information all’interno dei suoi schemi culturali e dei suoi modelli operativi e quindi sulle prospettive che si aprono per il futuro. Di seguito viene riportata una sintesi degli interventi che sono stati fatti.

Saluti istituzionali

  • Vittorio Biondi Direttore Competitività territoriale, Ambiente ed Energia ASSOLOMBARDA. Informazioni qualificate e tempestive tra imprese e interlocutori esterni non possono essere solo quelle richieste dal Codice Civile ma devono essere molto più ampie. La responsabilità delle imprese di creare valore comporta anche la capacità di comunicare in modo sistematico informazioni di carattere non finanziario che devono essere utili ed utilizzabili.
    Gli obblighi previsti dal D.Lgs. 254/2016 riguardano attualmente solo un numero circoscritto di aziende ma potrebbero gradualmente estendersi anche ad imprese con dimensioni minori e tra le tematiche sfidanti che devono essere trattate in modo integrato vi sono quelle ambientali, il clima ed i rapporti con i mercati finanziari.
     
  • Marco Fedeli Presidente ASSOSEF, GBES Green Business Executive School e Managing Director GLOBIZ. Il D.Lgs. 254/2016 è una legge piuttosto interessante in quanto si passa da una fase volontaristica ad una fase regolamentata prevalentemente rivolta al mondo bancario e assicurativo e alle imprese di maggiori dimensioni tuttavia è un fatto ineludibile anche il progressivo coinvolgimento di imprese di minori dimensioni.
    Le buone pratiche di responsabilità sociale hanno imposto al legislatore di dare una regolamentazione anche a questi temi ma le società italiane sono pronte ad ottemperare a questi obblighi? 
    Secondo una recente ricerca condotta su un campione di 134 società con un numero di dipendenti mediamente superiore a 500 quotate alla Borsa Valori di Milano denominata “Ricerca su Bilanci di Sostenibilità e recepimento Direttiva 2014/95/UE” coordinata dal professor Andrea Venturelli del Dipartimento di Scienze dell’Economia dell’Università del Salento solo il 40% delle imprese del campione analizzato è sufficientemente attrezzato ed è quindi necessaria una accelerazione per le altre imprese che dovranno adeguarsi nel corso dell’anno 2017 al contenuto della direttiva. 
    La legge pone in primo piano tematiche quali quelle del confronto delle performance e lascia una certa libertà nella scelta degli standard da adottare, prevede una serie di sanzioni e controlli che sono demandati alla Consob ed incoraggia le imprese ad utilizzare forme di rendicontazione volontaria. Importante è una interazione con il D.Lgs 231/2001, le disposizioni sulla qualità, le esistenti forme di reporting, tra istituzioni e i Sustainable Development Goals (SDGs) delle Nazioni Unite.
    Obiettivo della legge è quello di richiedere una comunicazione trasparente alle imprese anche sui temi ambientali e sociali ed importante è il concetto di creazione del valore per il quale è necessario un sistema di rendicontazione integrato.

Interventi della CONSOB e del MEF

  • Silvana Anchino Responsabile dell’Ufficio Vigilanza Istituzionale Emittenti CONSOB. Due aspetti degni di rilievo sono l’articolo 7  “Dichiarazioni volontarie di carattere non finanziario conformi” che consente alle imprese che non rientrano negli obblighi legislativi comunque di presentare volontariamente una dichiarazione di carattere non finanziario conforme e l’articolo 8 “Sanzioni” il quale prevede che eventuali sanzioni variabili da Euro 50.000,00= ad Euro 150.000,00=, ridotte della metà, si applicano anche agli amministratori e ai componenti dell’organo di controllo se è depositata presso il registro delle imprese una dichiarazione individuale o consolidata di carattere non finanziario di cui è attestata la conformità ai sensi dell’articolo 7 contenente fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero ovvero nella quale risultano omessi fatti materiali rilevanti.
    L’articolo 9 “Poteri e coordinamento tra le Autorità” riprende i poteri che già la Consob ha ex articolo 115 “Comunicazioni alla Consob” disciplinati dal Testo Unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria e verrà quindi avviata una consultazione pubblica per tradurre in pratica questi poteri con riferimento anche agli obblighi di comunicazione di informazioni di carattere non finanziario ed è prevista la necessità di un confronto con Banca d’Italia e l’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni (IVASS).
    Con riferimento alle stime e valutazioni che sono state fatte in bilancio la Consob può chiedere degli incontri con le società per comprendere anche gli aspetti di governance ed ha un potere ispettivo al quale farà ricorso solo in casi di mancata collaborazione ed i temi affrontati sono molto complessi. In caso di dichiarazione incompleta e non conforme la Consob può richiedere le necessarie modifiche o integrazioni, fissare il termine per l’adeguamento ed in caso di mancato adattamento si applicano le sanzioni indicate all’articolo 8.
    Le informazioni verranno acquisite tramite il registro delle imprese, il sito internet ed un flusso informativo più strutturato che dovrà essere inviato alla Consob e verrà disciplinato prestando attenzione a ridurre al minimo ulteriori oneri a carico delle imprese.
    Punto centrale è il ruolo delle società di revisione che devono esprimere un giudizio sulla conformità delle informazioni e all’articolo 9.c è prevista l’attività di disciplina da parte della Consob dei principi di comportamento e le modalità di svolgimento dell’incarico di verifica della conformità delle informazioni da parte dei revisori ed anche in questo caso si potrebbe attivare la richiesta di un flusso informativo.
     
  • Gian Paolo Ruggiero Dirigente Ufficio IV Direzione IV dipartimento del tesoro Ministero dell’Economia e delle Finanze che ha coordinato entrambe le consultazioni pubbliche che sono state fatte dal MEF nell’anno 2016. Il D.Lgs. 254/2016 deve essere considerato come una grande opportunità ed è un errore interpretarlo come un semplice adempimento burocratico ed amministrativo che comporta ulteriori oneri a carico delle imprese in quanto è concessa anche una certa flessibilità di rendicontazione nella scelta degli standard cui fare riferimento.
    E’ nello stesso interesse delle imprese seguire la disciplina del D.Lgs 254/2016 e comunicare opportunità e rischi non sempre facilmente apprezzabili dal punto di vista finanziario ma che possono avere significativi impatti sul medio / lungo termine. 
    In Italia spesso si usano le leggi per promuovere le buone pratiche e l’adozione di comportamenti desiderabili e corretti, le leggi consentono tuttavia di definire solo le cornici ed eventualmente le sanzioni. Le buone pratiche devono emergere in modo spontaneo in quanto è nell’interesse di chi comunica dire che cosa ha fatto e il D.Lgs. 254/2016 aiuta ad innalzare la reputazione e non deve essere visto come un aggravio di ulteriori oneri amministrativi.
    Con riferimento al ruolo delle società di revisione è stata fatta una scelta coraggiosa da parte del legislatore per garantire che le informazioni siano credibili ed affidabili ad esempio per dati come le emissioni di carbonio le società di revisione possono attestare che i dati sono coerenti e la metodologia di determinazione è affidabile ma non garantire al 100% la veridicità del dato stesso.
    In assenza di uno standard di rendicontazione è difficile la comparabilità delle dichiarazioni di carattere non finanziario delle imprese e la stessa scelta da parte delle imprese di uno standard è una condizione necessaria ma non sufficiente, spesso i diversi standard utilizzati sono in competizione fra di loro alcuni sono molto più articolati e specifici di altri ed è attesa quindi una loro evoluzione e le imprese faranno una scelta individuando quello ritenuto migliore per le loro esigenze.
    Le imprese devono rendicontare solo le informazioni rilevanti per la loro attività che consentono di comprendere quale è il loro modello di business.
    Con riferimento all’articolo 7 il legislatore ha lasciato la facoltà alle imprese che non rientrano negli obblighi di fornire comunque informazioni di carattere non finanziario in modo volontario e solo in determinate situazioni possono derogare all’attività di controllo che deve comunque assicurare che la rendicontazione è fatta in modo corretto e non è uno spot pubblicitario.

Tavola rotonda

Moderatore: Paolo Mazzanti, Direttore ASKNEWS

  • Patrizia Michela Giangualano Membro del Consiglio di Sorveglianza di UBIBANCA. Le performance aziendali legata agli impatti ambientali e alle relazioni con la società sono diventate un’importante misura della capacità nel loro complesso di operare in modo efficace.
    La sostenibilità del business ha un impatto sulla redditività e le tematiche devono essere trattate in modo strutturato ed i dati devono essere rilevati mediante processi e metodologie ben definite. Qualunque norma aiuta a riflettere e a confrontarsi ed importante è il ruolo del vertice aziendale che deve porre attenzione anche ai segnali che arrivano dalla base. 
    L’informativa non finanziaria, anche alla luce della nuova normativa, deve essere considerata un elemento integrativo delle informazioni strategiche e finanziarie al fine di valutare un’azienda e comprenderne le prospettive future. 
    Non è più possibile lavorare in Silos e le performance aziendali sono sempre più legate agli impatti ambientali e sociali e le informazioni minime richieste all’articolo 3 “Dichiarazione individuale di carattere non finanziario” del D.Lgs. 254/2016 sono qualificanti ai fini della sostenibilità del proprio business e quindi della redditività e tutte le informazioni di carattere non finanziario devono essere integrate con le altre informazioni che vengono comunicate all’esterno.
    Slide presentate: - Opportunità o complicati adempimenti? Stato dell’arte e prospettive applicative

  • Alessandro Bielli e Ruggiero Colonna Romano Ufficio Finanza d’Impresa – Area Credito e Finanza e Unità Ambiente Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza. Sono stati presentati Risk Tool e Bancopass che sono un insieme di strumenti e servizi gratuiti che Assolombarda mette a disposizione e consentono di gestire meglio lo sviluppo delle azienda e la relazione con le banche e altri finanziatori mediante la redazione di un documento in cui viene presenta la storia dell’azienda, le sue qualità e le sue prospettive adottando un linguaggio che risulta omogeneo e facilmente comprensibile a tutti gli stakeholder.
    Slide presentate Alessandro Bielli: - Identificare i rischi ambientali con il RiskTool Assolombarda
    Slide presentate Ruggiero Colonna Romano: - Bancopass

  • Piermario Barzaghi Responsabile Gruppo di ricerca Assurance Non Financial Information ASSIREVI. Assirevi ha svolto un ruolo di collaborazione attivo con il MEF e viene precisato che 1) la dichiarazione di carattere non finanziario non è il bilancio di sostenibilità 2) la dichiarazione di carattere non finanziario integrata con il Bilancio Finanziario non rappresenta il bilancio di sostenibilità.
    Il revisore esprime un giudizio di conformità sulle informazioni di carattere non finanziario che devono essere altrettanto rigorose quanto quelle finanziarie ed il rischio reputazionale è molto elevato, i temi che devono essere affrontati sono molto delicati ed importante è avere una grande sensibilità ma in azienda chi è competente a fornire queste informazioni? 
    Il dirigente preposto potrebbe avere queste competenze ed è fondamentale stabilire chi ha la responsabilità interna e definire le politiche aziendali con riferimento agli ambiti di applicazione del D.Lgs. 254/2016.
    Con riferimento alla tempistica per acquisire i dati sulle informazioni di carattere non finanziario è necessario vi sia un processo interno in azienda che supporta le decisioni aziendali.
    Importante è la comparabilità dei dati e la definizione delle politiche aziendali.
    Benchmark fra le informazioni di carattere non finanziario comunicate da aziende che operano in settori diversi sono impossibili da fare e forse è più agevole per le aziende che operano nel settore bancario ed energy.  
     
  • Manuela Baudana Responsabile CSR A2A. A2A - la più grande multiutility in italiana che eroga servizi pubblici essenziali nei settori energia, ambiente, smart city, reti, calore e servizi e acqua - presta attenzione agli strumenti per la rendicontazione degli impatti ambientali e sociali fin dall’anno 2008.
    Il Consiglio di Amministrazione di A2A ha deliberato nel novembre 2015 l’avvio di un programma di sviluppo delle attività di Corporate Social Responsibility in linea con le migliori pratiche internazionali. Tra gli obiettivi principali del programma è prevista l’elaborazione di una Politica di Sostenibilità del Gruppo e la definizione di un Piano di Sostenibilità, che prevede obiettivi quantificabili in un orizzonte temporale coerente con il Piano Industriale, fino all’anno 2020. Questi due strumenti sono sviluppati partendo dai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) al 2030 delle Nazioni Unite che rispondono in modo adeguato alle esigenze più stringenti verso un futuro improntato sui principi di equità, inclusione e crescita nei limiti delle risorse del Pianeta e i cui contenuti sono stati declinati nei quattro macro trend che caratterizzano il settore: Economia Circolare, Processo di decarbonizzazione, Smartness nelle reti ed i servizi e People Innovation.
    Nell’anno 2016 vi è stata una evoluzione dal Bilancio di Sostenibilità al Report Integrato attraverso miglioramenti di metodo (integrazione, connettività, materialità e sinteticità) e di merito (Business model, performance, perimetro, strategie e prospettive). 
    Si evidenzia un disallineamento con il perimetro di rendicontazione imposto dal D.Lgs. 254/2016 ed è quindi prevista la predisposizione di un Report Integrato conforme al framework di IIRC e dei documenti supplementari che vengono utilizzati per coprire le linee guida GRI G4.
    Slide presentate: -  Creazione di Valore e informazioni non finanziarie: Quali prospettive?

  • Sebastiano Saralli Amministratore Unico Willchip International. La società Willchip International, produce buste autoadesive per documenti, nel suo bilancio spiega la soddisfazione dei clienti e dei fornitori e la disponibilità degli istituti di credito a concedere finanziamenti. La rendicontazione delle informazioni di carattere non finanziario è vista come una opportunità.
     
  • Laura Girella Regional Lead Italy IIRC. Ha descritto il framework internazionale <IR> di IIRC secondo il quale la Direttiva sulle non-financial information e la sua adozione rappresentano un’importante tessera del mosaico del nuovo corporate reporting, costituisce più di un obbligo di comunicazione e dovrebbe consentire ed incoraggiare le imprese a rivalutare il rapporto tra strategia aziendale, risorse e relazioni con gli stakeholders.
    Tra le principali iniziative “non-finanziarie” a livello internazionale vengono citate quelle di WICI (Wici Intangibles Reporting Framework – WIRF), il CDSB (EU Non-Financial Reporting Directive – how companies make the most out of it), il GRI (Forging path to integrated reporting), CLGir 2017, LSEG (ESG Reporting Guidelines) ed importante è trovare una convergenza tra tutte queste iniziative funzionale a dare un contributo agli SDGs.
    Slide presentate: - Report Integrato e D.Lgs. n. 254/2016: alcuni aggiornamenti in chiave internazionale

  • Sara Lovisolo Group Sustainability Manager London Stock Exchange Group. Le linee guida del LSEG “Your guide to ESG reporting” hanno la finalità di individuare i benefici attribuibili ai vari sistemi di reporting con una vision focalizzata sugli investitori e di spiegare le varie tematiche ESG (Osservatorio ESG 13/2/2017). Tali linee guida rimandano alla Task force on climate related fincial disclosure (TCFD) del Financial Stability Board (FSB) per quanto riguarda la comunicazione delle informazioni sul clima.
    Con riferimento alle informazioni di carattere non finanziario importante è la comparabilità nel tempo e tra le diverse società e si deve fare riferimento a standard rilevanti che vengono indicati nella guida. Altrettanto importante è il tema della materialità e vengono indicate otto priorità di reporting tra le quali particolare attenzione deve essere posta alla terza dove viene indicato che i dati devono essere “investment grade” ossia devono essere completi, coerenti, attendibili, comparabili e trasparenti; la quarta riferita ai Global Frameworks dove gli emittenti, anche quelli più esperti, devono affrontare la sfida di individuare gli indicatori e gli standard ritenuti maggiormente rilevanti dagli investitori e la sesta riferita ai Regolamenti e la Comunicazione agli investitori. 
    Slide presentate: - Le linee guida di Borsa Italiana al reporting ESG volontario

Conclusioni

  • Stefano Zambon Segretario Generale NIBR, Global Chairman WICI e professore ordinario di Economia Aziendale presso l’Università di Ferrara. Le informazioni di carattere non finanziario non sono solo quelle di sostenibilità e si va verso una convergenza tra i modelli di reporting.
    Anche in termini di governance complessiva queste informazioni non sono banali alcune aziende sono già molto rodate e non sarà un problema comunicare anche questo tipo di informazioni ma per altre che non hanno una adeguata cultura sarà molto impegnativo e quella che sembra una nuova informazione diventa in realtà un importante fattore di cambiamento gestionale e di governance complessiva.
    Con riferimento ai destinatari del D.Lgs. 254/2016 temi ai quali deve essere prestata attenzione sono un atteggiamento interno o esterno, il modello di riferimento è quello proposto dal GRI piuttosto che quello di IIRC? l’identificazione dei KPIs e la definizione del perimetro di rendicontazione che non è semplicemente quello del bilancio consolidato, l’integrazione con altri modelli direzionali (qualità, controllo e remunerazione manageriale), la necessità da parte del Board di governare anche tematiche ESG e non finanziarie, ed in termini di governance devono essere istituiti comitati specifici per la supervisione e gestione della sostenibilità.
    Viene richiamato il legame esplicito che vi è con gli obblighi previsti dal D.Lgs. 231/2001 con particolare riferimento al modello organizzativo (reati ambientali), secondo vari standard / framework di riferimento (GRI, ISO, <IR>, …) le informazioni possono essere allargate alla filiera e all’indotto coinvolgendo quindi potenzialmente anche gruppi non-quotati e imprese di piccole-medie dimensioni, connessioni con il rating etico ed il rating d’impresa, considerazioni per il settore pubblico riguardano la richiesta di informazioni inerenti il rispetto ambientale e dei diritti sociali, svariati bandi di gara di appalti pubblici richiedono di presentare da parte delle imprese del Bilancio Sociale.
    Il D.Lgs. 254/2016 non deve essere, quindi, inteso come un ulteriore e gravoso adempimento ma è una legge con finalità educative e deve essere interpretata come un motore di evoluzione utile e positivo.     

Slide presentate: - Qualche considerazione di sintesi e di scenario

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®” 

 

Milano, 20 marzo 2017

LA SOSTENIBILITÀ? ORMAI È CORE BUSINESS

Nell’ambito del continuo confronto con tutti gli operatori che si occupano di Sostenibilità nel settore finanziario, siamo stati invitati dalla dottoressa Rossella Zunino, Responsabile Sustainability Services del Dipartimento FSO (Financial Services Organization) della società EY, con un’esperienza di vent’anni su questi temi, a partecipare, nel nostro ruolo di “osservatori” dei trend e dei fenomeni che riteniamo più interessanti e degni di segnalazione per l’integrazione dei fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) nelle decisioni di investimento responsabile, alla presentazione del primo studio sugli strumenti utilizzabili dalle aziende per integrare la Sostenibilità nei processi di business e, quindi, nelle strategie.

Dallo studio “Seize the change. Integrare la sostenibilità nel core business” realizzato da EY, leader mondiale nei servizi professionali di revisione e organizzazione contabile, assistenza fiscale e legale, transaction e consulenza congiuntamente con l’ente di certificazione DNV GL e con il supporto di GFK Eurisko, emerge che in Italia tra le aziende che hanno partecipato all’indagine il 51% ha adottato una strategia/politica di sostenibilità (il 59% nel mondo) ed il 29% ritiene che nei prossimi tre anni il proprio business sarà molto condizionato dal tema dell’integrazione della sostenibilità (il 35% nel mondo).

Tale indagine è stata realizzata nel mese di giugno 2016 su un campione di 1.524 professionisti di aziende di diversi comparti dei settori primario, secondario e terziario in Europa, Nord America, Centro e Sud America e Asia di cui le aziende italiane facenti parte del campione sono state 193 ed i risultati sono stati presentati il 7 Marzo 2017 al convegno organizzato da EY e DNV GL a Milano presso la sede di EY in via Meravigli n. 7. 

Al convegno sono intervenuti Filippo Bocchi, Direttore CSR, Gruppo Hera, Elena Flor, Responsabile CSR, Intesa Sanpaolo, Loris Pedon, Imprenditore e Direttore Generale del Gruppo Pedon, Luciano Pirovano, International Marketing and CSR Director, Bolton Alimentari, Andrea Valcalda, Head of Sustainability, Enel e per le conclusioni Adriana Spazzoli Imprenditrice del Gruppo Mapei e Presidente Fondazione Sodalitas. Di seguito viene riportata una sintesi degli interventi che sono stati fatti.

 

Saluti istituzionali

  • Riccardo Giovannini, Partner, Team Sustainability di EY. Oggi è consolidata la capacità delle aziende di cogliere e mitigare i rischi della sostenibilità per il business, il 45% delle aziende italiane e globali ha in programma di investire di più nell’integrazione della sostenibilità nei prossimi tre anni evidenziando le potenziali connessioni con l’attività core dell’azienda.
  • Nicola Pivato: Regional Manager Southern Europe & Africa, DNV GL – Business Assurance. Il 40% delle imprese italiane dichiara di integrare la sostenibilità nel proprio core business. Tale percentuale segna il passaggio a una visione della sostenibilità non più come di un’aggiunta alle attività ordinarie, ma come elemento da integrare nelle strategie aziendali, con risvolti nelle prassi quotidiane.

 

Tavola rotonda

Coordinatori: Carlo Cici, Executive Director, Team Sustainability, EY e Valeria Fazio, Sustainability Services Development Manager, DNV GL – Business Assurance si sono avvalsi dell’innovativa metodologia dell’instant pool per interagire con gli oltre cento partecipanti al convegno.

  • Loris Pedon, Il Gruppo Pedon è attivo nelle attività di lavorazione, confezionamento e distribuzione di cereali e legumi secchi. La lenticchia è un prodotto intrinsecamente sostenibile ampiamente diffuso in Italia che ha impatti positivi sull’ambiente. Il Gruppo Pedon pone attenzione all’economia circolare e al packaging sostenibile, alla creazione di valore condiviso cercando di anticipare l’evoluzione della società che ha un impatto sulle tendenze di consumo. Con riferimento alle persone per integrare la sostenibilità nel business è necessaria una buona cultura generale, la capacità di saper lavorare in team, la leadership e il sapere mettersi a disposizione degli altri ed avere una buona capacità relazionale. Obiettivo per l’anno 2017 è quello di migliorare gli standard di rendicontazione per comunicare in modo misurabile quello che è stato fatto continuando ad investire in cultura aziendale.
  • Elena Flor, la visione sociale degli istituti di credito è propria del loro DNA ed ha origine dai rapporti che i clienti avevano con le fondazioni bancarie. Dall’anno 2001 Banca Intesa Sanpaolo pubblica un Rapporto di Sostenibilità (inizialmente bilancio sociale) dove viene evidenziato il ruolo che ricopre la responsabilità sociale integrata con la strategia, la reputazione aziendale e la fiducia dei clienti. Un primo tema emergente per le banche è quello della digitalizzazione di molti servizi che hanno subito una sensibile trasformazione e questo comporta un aumento degli investimenti in ICT nell’interesse dei clienti e per la gestione dei rischi derivanti da frodi informatiche ed un secondo tema emergente è quello energetico che impone anche alle banche di prestare attenzione all’ambiente erogando i finanziamenti in modo responsabile. Nell’anno 2017 verrà posta attenzione alla certificazione del reporting, alla comunicazione e la formazione interna, al welfare aziendale e molto importante è l’attività dell’Innovation Center di Intesa Sanpaolo a Torino di monitoraggio, accelerazione e matching delle più promettenti start-up internazionali e italiane la cui finalità non è quella effettuare erogazioni a fondo perduto ma investimenti con un profilo di rischio più contenuto e l’attesa elevati ritorni.
    Ulteriori impegni sono il rinnovo del codice etico che cambia in relazione all’ambiente esterno e la programmazione di incontri trasversali con le unità di business per portare avanti progetti comuni dove la CSR è un incubatore di idee con una propria funzione interna oltre a quella di reporting e di comunicazione agli investitori.
  • Andrea Valcalda, in Enel la funzione di “Innovation e Sustainability” riporta direttamente all’Amministratore Delegato ed è una leva strategica, coerente con la sua Mission, che consente di attrarre i migliori talenti. Fare un impianto a carbone con una tempistica di otto anni comporta un rischio finanziario che non è più sostenibile e agli investitori deve essere dato un ritorno in tempi molto più brevi. Solo così si ha anche un impatto positivo sugli SDGs e centrale è il tema della creazione del valore condiviso e la valutazione degli impatti sulle comunità locali, la loro crescita e progresso. Importante è valutare il momento in cui integrare la sostenibilità realizzando partnership di lungo termine con le comunità locali. La visione strategica open power stimola l’apertura a collaborazioni con centri di ricerca e start up e la ricerca di nuove partnership.
  • Luciano Pirovano, tra le principali marche del Gruppo Bolton figura quella del Tonno Rio Mare e fin dall’anno 2009 la società ha prestato grande attenzione all’integrazione della sostenibilità nel business, ha adottato politiche di CSR, elabora un report di sostenibilità denominato la Giusta Rotta e tutti i suoi prodotti sono sostenibili.
    Strumento di maggior rilievo per l’integrazione della sostenibilità nel business è il sistema di gestione inteso come “tracciabilità” in quanto ritenuto fondamentale anche per la lotta alla pesca illegale e consente la diffusione di politiche di sostenibilità. Fondamentale è la governance per integrare la sostenibilità nel business e bisogna focalizzare l’attenzione sulla domanda e su cosa chiedono i consumatori. La sostenibilità aiuta l’azienda ad essere conosciuta all’estero. 
  • Filippo Bocchi, il Gruppo Hera, multiutiliy leader nei servizi ambientali, idrici ed energetici, pubblica un bilancio di sostenibilità che riveste un ruolo centrale nell’organizzazione, è uno dei fattori abilitanti per l’integrazione della sostenibilità e deve essere utilizzato per comunicare il modo di essere dell’impresa. Importante è il commitment da parte del Board e la coerenza nel corso degli anni. Con il Bilancio di Sostenibilità Hera comunica agli stakeholder cosa avevamo detto di fare … (obiettivi) cosa abbiamo fatto … (risultati) e cosa faremo …. (target futuri) in un documento sintetico di novanta pagine.
    Si è in presenza di uno scenario in forte evoluzione sia per lo stimolo della Direttiva Europea 2014/95/UE e le richieste da parte dei consumatori che comporta un mutamento del concetto di reporting, dopo anni di teoria ora è arrivato il momento di agire e lo stesso accordo sul clima raggiunto a Parigi nel dicembre 2015 (COP21) ha rappresentato un importante evento in quanto ha reso evidente il problema del cambiamento climatico e la necessità di soddisfare i bisogni sociali inappagati nella direzione della sostenibilità ed il rispetto dell’ambiente attraverso la creazione di un valore condiviso e la capacità di fare business in quanto questa è la richiesta degli investitori.
    Lo Shared Value è un approccio nuovo e può rappresentare una nuova frontiera del reporting inoltre deve essere prestata attenzione al sistema incentivante attraverso una adeguata Balance Scorecard e in Hera il 22% della quota del bonus dei dirigenti è collegato con la sostenibilità.
    Importanti sono le iniziative di partnership tra aziende e terzo settore con la sfida di ridurre i costi e creare nuove fonti di ricavo.     

Instant pool

  • Domanda n. 1: Cosa significa integrare la sostenibilità nel business? – il 46% dei voti (il 56,4% campione EY) sono stati assegnati alla capacità di misurare e monitorare gli impatti ambientali, sociali ed economici del business mentre un punteggio molto basso pari al 4% dei voti (8% campione EY) è stato assegnato al tema della comunicazione non finanziaria, associata al concetto di integrazione.
  • Domanda n. 2: E’ condivisibile questa affermazione - Integrare la sostenibilità nel business significa ripensare e ridefinire la strategia e i processi operativi per affrontare il cambiamento e rispondere ai bisogni e alle aspettative del mercato e della società, con l’obiettivo ultimo di accrescere la competitività e sostenere la redditività duratura – il 59% dei votanti hanno indicato “molto”.
  • Domanda n. 3: La sua azienda investirà nell’integrazione della sostenibilità nei prossimi 3 anni? – il 61% dei voti (il 44,6% campione EY) sono stati assegnati alla risposta “più di oggi” mentre il 26% (il 4,6% campione EY) ha risposto “meno di oggi”.
  • Domanda n. 4: Quanto il tema dell’integrazione della sostenibilità condizionerà il business della sua azienda nei prossimi 3 anni? - il 46% dei voti (il 12,5% campione EY) sono stati assegnati alla risposta “moltissimo” mentre il 22% (il 22,9% campione EY) ha risposto “molto”.

Conclusioni

  • Adriana Spazzoli, in Mapei, azienda leader mondiale nel settore della chimica per l’edilizia, non abbiamo un responsabile della CSR in quanto è integrata in tutte le funzioni aziendali. Le piccole aziende, al contrario di quelle di maggiore dimensione, possono incontrare difficoltà ad entrare nel mondo della sostenibilità e devono considerare tutta la filiera produttiva.

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf  “Mission Intangibles®”

Milano, 13 marzo 2017

INTEGRATED REPORTING, I GRANDI FISSANO LE REGOLE

Recenti ricerche che hanno per oggetto le attuali pratiche di reporting indicano un costante aumento della qualità ed il numero dei report di sostenibilità che vengono prodotti, l’integrazione delle informazioni ambientali, sociali e la governance (ESG) nelle relazioni finanziarie annuali, sia nella forma di report “combinato” (in cui i temi della sostenibilità vengono semplicemente inclusi all’interno della relazione annuale), o report “integrato” (inteso come uno strumento per la comunicazione sintetica di come le organizzazioni attraverso l’impegno ad incrementare, ridurre o trasformare i sei capitali - finanziario, manifatturiero, intellettuale, umano, sociale / relazionale e naturale - ed il proprio modello di business creano valore nel breve, medio e lungo termine). Questo trend è la conseguenza di due principali fattori:

  • l'introduzione da parte dei governi, i regolatori dei mercati finanziari e le Borse Valori di requisiti che stimolano una migliore comunicazione di informazioni sulla sostenibilità in relazione ai cicli annuali di reporting,
  • una crescente attenzione da parte delle società, degli investitori e gli altri stakeholder dei rischi e le opportunità associate a tematiche più ampie quali le sfide ambientali e sociali.

Il Global Reporting Initiative (GRI) in collaborazione con The International Integrated Reporting Council (IIRC), consapevoli della complessità dello scenario del reporting aziendale e della confusione in essere, hanno costituito nell’anno 2015 un gruppo di lavoro congiunto, al quale hanno partecipato primarie aziende come Coca-Cola Hellenic Bottling Company, Solvay’s, Nestlè, Aramex, Roche, Norsk Hydro ASA, DNV-GL, Delta Lloyd, ING Group e Munich Airport, denominato Corporate Leadership Group on integrated reporting (CLGir) per promuovere un allineamento dei Framework, degli standard e dei requisiti necessari per individuare soluzioni pratiche per la definizione di un efficiente sistema di reporting.

Nell’anno 2017 è stato costituito il gruppo di lavoro denominato “The Corporate Leadership Group on Integrated Reporting 2017” (CLGir 2017), che si avvale dell’esperienza maturata dai precedenti gruppi di lavoro 2015-2016, il cui obiettivo è quello di confrontare e studiare come i GRI Sustainability Reporting Standards e l’International < IR > Framework possano essere utilizzati in modo coordinato per valorizzare i sei capitali delle aziende e per semplificare la coesistenza di diversi sistemi di rendicontazione affrontando concrete questioni quali ad esempio:

  • come le aziende possono integrare la sostenibilità nel cuore delle loro attività e la strategia di business facendo leva sui GRI Standards e l’International <IR> Framework,
  • come le aziende possono utilizzare i GRI Standards e l’International <IR> Framework per dimostrare l’Integrated Thinking e comunicare come viene creato il valore  per mezzo di tutte le dimensioni di capitali rilevanti,
  • come le aziende possono identificare e progettare una adeguata informativa in grado evidenziare le performance e la loro strategia,
  • come il report integrato di un’azienda può avere una significativa influenza sulla comprensione e la percezione del business da parte degli investitori.

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 6 marzo 2017

LE TEMATICHE SOCIALI, UNO DEI MOTORI ESG

Sempre più attenzione è riservata alla sostenibilità e agli investimenti responsabili da parte dei mercati finanziari e maggiore è la sensibilità per l’integrazione dei temi ambientali, sociali e la Governance (ESG) nelle decisioni di investimento.

Ai temi sociali è stato dedicato il convegno “Immaginare e costruire il domani per i giovani e il Paese” che il 16 Febbraio 2017 l’Associazione Prioritalia e Manageritalia, in collaborazione con la Fondazione Golinelli, hanno organizzato a Bologna presso l’Opificio Golinelli. 

Al convegno sono intervenute personalità di istituzioni pubbliche e private, imprenditori, manager, ricercatori accademici, giovani di talento e di seguito viene riportata una sintesi di alcuni degli interventi che sono stati fatti.

Saluti istituzionali

  • Marcella Mallen Presidente di Prioritalia. E’ necessario un piano strategico e una visione di lungo termine che consente di perseguire prospettive inedite. Bisogna disegnare progetti di partecipazione al futuro con un approccio pragmatico ed un senso di responsabilità inteso come l’impegno civico di lasciare un paese migliore di quello che si è trovato ed è importante che la classe dirigente e gli imprenditori svolgano un ruolo attivo per uno sviluppo sociale sostenibile, prestando attenzione all’economica circolare con la consapevolezza di grandi valori etici.
  • Mario Mantovani vicepresidente di Manageritalia. Il ruolo dei manager non è solo quello di costruire ma altrettanto importante è anche quello di immaginare e rendere realistico un mondo che ancora non esiste con riferimento ai temi della conoscenza, la salute e la sostenibilità ambientale di un pianeta che deve essere accudito e non solo utilizzato. L’invecchiamento della popolazione è un problema di sostenibilità pensionistica e sono necessari nuovi modelli economici tra i quali non è più sufficiente quello dello scambio che deve essere sostituito dal modello dell’accesso ad un mondo sostenibile. 

Tavola rotonda

Moderatore: Luca De Biase, Giornalista e Scrittore

  • Diva Tommei Startupper italiana, membro del board dei Global Shapers Italia e Ceo di Solenica ha presentato la società di robotica “Solenica” che grazie all’intervento di un accelleratore di idee di San Diego e un processo collaborativo di crowdfunding ha potuto realizzare Caia (ex Lucy) uno strumento che porta il sole in tutti gli angoli bui della casa senza il bisogno dell’utilizzo della corrente elettrica e che si autoalimenta grazie alla presenza di cellule fotovoltaiche.
     
  • Sergio Bertolucci già Direttore della Ricerca del CERN e professore straordinario presso l’Università di Bologna lavora sull’immateriale ed ha parlato del progetto “IdeaSquare” del CERN di Ginevra che riunisce ricercatori, ingegneri, persone provenienti dall’industria e giovani studenti per incoraggiarli a sviluppare nuove idee utili per la società. Si tratta di un modello aperto che consente alle persone di muoversi in un ecosistema regolato dalla fiducia dove le scoperte vengono condivise e messe a disposizione della comunità che ne riconosce la proprietà intellettuale e ne giudica la sostenibilità. In Europa ritiene sia carente l’appetito per l’innovazione ed il rischio.
     
  • Gaela Bernini Head of Scientific and Social Projects at Bracco Foundation. Obiettivo della Fondazione Bracco è quello di far crescere le idee a disposizione di tutti e promuovere progetti che devono avere la caratteristica di essere sostenibili. Bisogna fare rete ed essenziale non è un metodo ma una strategia che consente di mettere a sistema le competenze.
    Ad esempio il progetto “Diventerò” è un’iniziativa pluriennale della Fondazione Bracco per accompagnare i giovani di talento nel loro iter formativo e professionale, promuovendo percorsi innovativi di consolidamento tra il mondo accademico e quello del lavoro con particolare enfasi sullo sviluppo di soft skills tra le quali rientrano il pensiero critico e la consapevolezza del ruolo che si vuole ricoprire nel mondo. 
     
  • Enrico Giovannini Portavoce Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS). Tra i temi sui quali è importante riflettere ha indicato:
    • l’iniziativa Global Shapers Community del World Economic Forum di Davos alla quale partecipano oltre 6.000 giovani con sede in più di 450 città in 170 paesi e territori i quali sono organizzati in una rete di hub dedicati alla creazione di impatti a livello locale. Insieme, formano una potente fonte delle conoscenze di base e delle prospettive dei giovani a livello mondiale.
    • l’Italia non ha una onorificenza per i giovani ed erano di moda i manager e non gli imprenditori, ossia coloro che sono ritenuti essere in grado di cambiare il mondo.
    • esiste il problema dell’evasione fiscale che disincentiva l’innovazione e l’assunzione del Capitale Umano.
    • l’Italia, uno dei paesi soggetto a più elevato rischio di impatti ed un futuro pieno di shocks derivanti del cambiamento climatico, non ha un ministro dedicato al contrario di Dubai.  
    • missione di AsviS, alla quale partecipano oltre centoquaranta organizzazioni, è quella di disegnare un futuro per il mondo entro l’anno 2030 dove i problemi prioritari che devono essere affrontatati sono quelli dell’energia e del cambiamento climatico, la disuguaglianza e la povertà, l’economia circolare l’innovazione e il lavoro, il capitale naturale, il capitale sociale, la cooperazione e lo sviluppo.

Conclusioni

  • Stefano Bonaccini Presidente Regione Emilia-Romagna. Come temi importanti su cui riflettere ha evidenziato quelli dei Big Data ed il climate change che è al centro dello sviluppo economico, la rigenerazione e riqualificazione urbana e ha indicato il nuovo Piano energetico regionale dell’Emilia Romagna definito in accordo con gli obiettivi della transizione verso una economia basata su un sistema di produzione e consumi a basso contenuto di carbonio (Low Carbon Economy).

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 27 febbraio 2017

DAL LONDON STOCK EXCHANGE LA BIBBIA DELLE BEST PRACTICE ESG

Il 9 Febbraio 2017 è stata presentata dal London Stock Exchange Group (LSEG) presso la sede di Londra la guida Revealing the full picture – Your guide to ESG reporting focalizzata sulle best practice di reporting volontario dei fattori ambientali, sociali e la Governance (ESG) e il cui obiettivo è quello di raccomandare agli emittenti l’integrazione della sostenibilità nei sistemi di reporting e nella comunicazione agli investitori.

A tale evento ha partecipato Martin Skancke, Chairman, United Nations-supported Principles for Responsible Investment (PRI) e molti esperti, tra i quali, nel panel degli investitori Russell Picot, Chairman, HSBC Pension Fund and Special Advisor to FSB Task Force on Climate related Financial Disclosures e Lucia Silva, Group Head of Social Responsibility, Generali Assicurazioni e nel panel degli emittenti Graeme Pitkethly, CFO, Unilever plc e Donatella Izzo, SRI Manager, Enel.

Raffaele Jerusalmi, Amministratore Delegato di Borsa Italiana e Director of Capital Markets LSEG ha dichiarato: “… questa guida, pensata per le società emittenti che vogliono cogliere le opportunità degli investimenti che hanno una attenzione ai fattori ambientali, sociali e la governance (ESG), è focalizzata sul miglioramento del dialogo e dei flussi informativi tra emittenti e investitori, che a sua volta genera un beneficio per il mercato nel suo complesso, poiché le best practice ESG sono sempre più rilevanti nella catena degli investimenti tra i quali nel corso degli anni è cresciuta esponenzialmente l’attenzione da parte degli investitori per quelli socialmente responsabili”.

Tale guida si pone gli obiettivi di:

  • rendere le aziende più consapevoli sull’importanza di comunicare informazioni ESG di elevata qualità, e coinvolgere gli investitori sul tema della sostenibilità;
  • stimolare l’interesse per innovative opportunità aperte da questo nuovo paradigma economico;
  • aiutare emittenti ed investitori ad affrontare il complesso panorama del reporting ESG;
  • fornire più ampi flussi di dati ed agevolare il dialogo sui fattori ESG tra emittenti e investitori;
  • sostenere il consolidamento di sistemi di reporting standard a livello mondiale; e
  • consentire agli investitori di prendere decisioni di investimento più consapevoli.

In sintesi tale documento dà una risposta alla richiesta degli investitori di un approccio più coerente alla rendicontazione ESG che rappresenta ora la parte fondamentale di un trasparente processo che è alla base delle decisioni di investimento per creare valore nel lungo termine in maniera sostenibile e responsabile. 

La guida del LSEG tra i framework ritenuti avere nei prossimi decenni un impatto significativo sui sistemi globali di reporting e la comunicazione indica i 17 Sustainable Development Goals (SDGs) delle Nazioni Unite definiti nell’Agenda 2030 per uno Sviluppo Sostenibile e le raccomandazioni della Task Force on Climate-Related Financial Disclosures del Financial Stability Board’s (FSB) ‎di cui abbiamo parlato nell’Osservatorio ESG del 23 Gennaio (http://www.aiaf.it/osservatorio-esg-7).

Sebbene provenienti da direzioni molto diverse, il LSEG specifica che entrambe tali le iniziative possono ricoprire un significativo ruolo nel processo di armonizzazione globale per la misurazione dei fattori ESG a beneficio sia degli emittenti e sia degli investitori.

Il LSEG ha quindi definito otto tematiche fondamentali che devono essere affrontate in un reporting ESG:

  1. Integrazione della sostenibilità nella strategia e nel modello di business
    Gli investitori vogliono comprendere come gli emittenti sono in grado di affrontare i macro trends economici quali il cambiamento climatico, demografico e tecnologico, nonché gli sviluppi politici.
  2. Materialità per gli investitori
    Per comprendere le prospettive a lungo termine di una società, gli investitori concentrano la loro attenzione sui temi che ritengono maggiormente rilevanti o “materiali” per qualsiasi particolare business.
  3. Dati “Investment grade”
    I dati ESG che gli investitori chiedono di utilizzare nei processi decisionali di investimento devono essere completi, coerenti, attendibili, comparabili e trasparenti.
  4. Framework globali
    Gli emittenti, anche quelli più esperti, devono affrontare la sfida di individuare gli indicatori e gli standard ritenuti maggiormente rilevanti dagli investitori.
  5. Strumenti di reporting
    Le aziende possono comunicare le informazioni ESG nel loro Annual Report, attraverso un Report sulla sostenibilità stand-alone o un Report Integrato. Spesso non è chiaro quale di questi strumenti di reporting è più utile per gli investitori.
  6. Regolamenti e comunicazione agli investitori
    Il numero di regolamenti per il reporting ESG è aumentato notevolmente negli ultimi anni ed è un problema sia per gli emittenti e sia per gli investitori se le autorità di regolamentazione in diverse nazioni e paesi richiedono obblighi di reporting e standard differenti.
  7. Green revenue reporting
    Limitate sono le informazioni che attualmente consentono agli investitori di identificare i ricavi e la crescita degli emittenti imputabile a prodotti e servizi “green”.
  8. Debt finance
    Con la crescita del mercato obbligazionario “green”, gli investitori sono interessati anche ad operazioni di finanziamento collegate a specifiche attività e progetti che generano benefici all’ambiente.

ESG: otto priorità di reporting

 

Fonte: Revealing the full picture - Your guide to ESG reporting pg. 6 e 7

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 20 febbraio 2017

ESG à la carte per le pensioni francesi

Direttiva (UE) 2016/2341 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 dicembre 2016

Nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 23 dicembre 2016 è stata pubblicata la Direttiva (UE) 2016/2341 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 dicembre 2016, relativa alle attività e alla vigilanza degli enti pensionistici aziendali o professionali (EPAP)*  che impone ai fondi pensione europei di illustrare tra i principi della politica d’investimento come i fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) sono integrati nelle decisioni finanziarie di investimento e nel sistema di controllo e gestione dei rischi riferiti ai cambiamenti climatici, all’impiego delle risorse, all’ambiente, agli aspetti sociali e quelli connessi al deprezzamento degli attivi dovuto a modifiche normative («attivi non recuperabili») come indicato agli articoli 28.h) e 30.

Articolo 28
Valutazione interna del rischio

h) nei casi in cui nelle decisioni di investimento siano tenuti in conto fattori ambientali, sociali e di governance, una valutazione dei rischi nuovi o emergenti, compresi i rischi relativi ai cambiamenti climatici, all’uso delle risorse e all’ambiente, i rischi sociali e i rischi connessi al deprezzamento degli attivi in conseguenza di modifiche normative.

Articolo 30
Documento illustrante i principi della politica d’investimento

Gli Stati membri provvedono affinché tutti gli EPAP registrati o autorizzati nel loro territorio predispongano e almeno ogni tre anni riesaminino un documento scritto sui principi della politica d’investimento. Tale documento deve essere riesaminato in modo tempestivo dopo qualsiasi mutamento rilevante della politica d’investimento. Gli Stati membri fanno sì che esso illustri almeno materie quali i metodi di misurazione del rischio di investimento, le tecniche di gestione del rischio utilizzate e la ripartizione strategica delle attività in relazione alla natura e alla durata delle prestazioni pensionistiche dovute, nonché il modo in cui la politica d’investimento tiene conto dei fattori ambientali, sociali e di governance. Il documento è reso pubblicamente disponibile.

LOI n° 2015-992 du 17 août 2015 relative à la transition énergétique pour la croissance verte

Più ambiziosa in termini di rendicontazione ambientale è stata la legislazione francese in quanto l’art. 173-VI della LOI n° 2015-992 richiede ai fondi pensione, oltre alle compagnie di assicurazione e agli asset owner, di comunicare nell’Annual Report informazioni utili per comprendere come vengono considerati nelle decisioni di investimento anche gli aspetti sociali, ambientali e di governance (ESG) ed i mezzi impiegati per contribuire alla transizione energetica ed ecologica.

Devono inoltre descrivere l’esposizione ai rischi climatici, inclusa la misurazione delle emissioni di gas a effetto serra (GHG) associate con il proprio portafoglio di investimenti (carbon footprint), nonché indicare l’attenzione prestata alla transizione energetica ed ecologica e il contributo dato al rispetto dell’obiettivo internazionale di limitare il riscaldamento climatico. Tale contributo deve essere apprezzato con riferimento agli obiettivi definiti, a seconda della natura delle loro attività e il tipo di investimenti, coerentemente con la strategia nazionale di basse emissioni di carbonio di cui all'articolo L. 221-1 B del codice dell’ambiente.

Article 173-VI

«  … mentionnent dans leur rapport annuel et mettent à la disposition de leurs souscripteurs une information sur les modalités de prise en compte dans leur politique d'investissement des critères relatifs au respect d'objectifs sociaux, environnementaux et de qualité de gouvernance et sur les moyens mis en œuvre pour contribuer à la transition énergétique et écologique ».

«La prise en compte de l'exposition aux risques climatiques, notamment la mesure des émissions de gaz à effet de serre associées aux actifs détenus, ainsi que la contribution au respect de l'objectif international de limitation du réchauffement climatique et à l'atteinte des objectifs de la transition énergétique et écologique, figurent parmi les informations relevant de la prise en compte d'objectifs environnementaux. Cette contribution est notamment appréciée au regard de cibles indicatives définies, en fonction de la nature de leurs activités et du type de leurs investissements, en cohérence avec la stratégie nationale bas-carbone mentionnée à l'article L. 221-1 B du code de l'environnement. Le cas échéant, les entités mentionnées au troisième alinéa du présent article expliquent les raisons pour lesquelles leur contribution est en deçà de ces cibles indicatives pour le dernier exercice clos».

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

* Institutions for Occupational Retirement Provision II (IORP2)

Milano, 6 febbraio 2017

Esg, in Vaticano il Summit: energia pulita per la casa comune

Si è tenuta a Roma il 27 Gennaio 2017 presso la Sala Pio XI della Pontificia Università Lateranense la Conferenza internazionale Laudato Si’ e Investimenti Cattolici: Energia Pulita per la nostra Casa Comune promossa da FOCSIV – Volontari nel mondo, dalla Commissione Giustizia e Pace JPIC del USG – Unione dei Superiori Generali e del UISG – Unione Internazionale delle Superiori Generali, da GCCM – Movimento Cattolico Mondiale per il Clima, CAFOD – Catholic Agency Development Charity, Trócaire – Irish Charity Working for a Just World e CIDSE.

Esponenti del mondo cattolico e della finanza hanno partecipato a quattro distinti panel in cui sono stati discussi i legami tra operazioni di disinvestimento dai combustibili fossili e reinvestimento responsabile in energia rinnovabile attuate da importanti ordini religiosi che attenti all’appello al cambiamento contenuto nell’enciclica di Papa Francesco Laudato Si’, stanno riconsiderando le strategie finanziarie di investimento del proprio patrimonio scegliendo quei fondi che non includono imprese sorde alla causa di una giusta transizione energetica e non prestano attenzione ai criteri di sostenibilità ambientale, sociale e di governance (ESG).

 

Apertura dei lavori: La sfida, la chiamata all’azione

Moderatrice: Lorna Gold, responsabile policy/advocacy Trocaire

  • Cardinal Peter Turkson, Prefect Dicastery for the Promotion of Integral Human Development. Bisogna perseguire un progressive abbandono dei combustibili fossili in tutta la filiera nel rispetto della dignità, il rispetto dei diritti umani e dell’ambiente. Anche se lentamente è importante muoversi.
  • Christiana Figueres, Convenor, Mission 2020. La transizione verso una economia low carbon deve essere giusta, organica e strutturata. Nell’enciclica papale viene sottolineato il senso dell’urgenza, non presente nell’accordo di COP21 di Parigi 2015, in quanto necessaria per risolvere il problema della povertà estrema. Bisogna investire in fonti di energia rinnovabile spostando gli impieghi dai combustibili fossili, attuare una ricostruzione delle infrastrutture ed offrire nuove opportunità di lavoro. Il tema dei combustibili fossili è un tema sociale e non solo politico. Tutti gli operatori devono condividere il bilanciamento e comprenderne la novità e questa è una sfida del 21° secolo che impone una collaborazione ed azione a fare non quello che è possibile ma quello che è necessario.
 

Le buone ragioni per il disinvestimento dai combustibili fossili e per il reinvestimento in soluzioni climatiche 

  • Cardinal Ribat, Papua New Guinea, President, Federation of Catholic Bishops Conferences of Oceania. Nelle isole dell’Oceania il cambiamento climatico è urgentissimo in quanto è in gioco la dignità delle popolazioni, il clima è un bene comune di tutti e quindi nessuno è esente dall’agire individuando sistemi di sviluppo differenti non più basati sull’anidride carbonica e quanto più tempo si aspetta e tanto più aumentano i costi causati da inondazioni, siccità e acidificazione degli oceani.Tutte le regioni del Pacifico sono minacciate da un aumento del livello del mare e si stanno realizzando dei frangiflutti che però poco servono, i campi stanno andando distrutti e si va verso una sempre maggiore salinizzazione dell’acqua potabile che causa la morte dei bambini ed una soluzione non è quella di spostare in altri territori le persone che sono minacciate.
  • Mark Campanale, Founder Carbon Tracker Initiative. Il problema è il tempo. Le emissioni di gas serra continuano a crescere e si è in presenza di una bolla del carbonio dovuta alla presenza di ampie riserve di proprietà di società quotate in borsa che non sono utilizzabili e devono restare nella terra. E’ in corso un vivace dibattito dell’impatto sui mercati finanziari e società come BP, Exxon, Shell,s e l’OPEC comunicano il messaggio che non c’è alternativa ai loro prodotti. La redditività futura è sempre più in pericolo e nuovi progetti vengono realizzati non con i profitti ma con il ricorso a finanziamenti bancari.  
  • Ellen Dorsey, Executive Director Wallace Global Fund / Divest-Invest Philanthropy. Siamo in presenza di un modello di business che sta regredendo in presenza di stranded asset e la necessità di individuare smart investment. Il processo di disinvestimento dai combustibili fossili deve essere accompagnato da un processo di investimento guidato da una propria missione e gli investimenti devono essere al servizio di programmi di collaborazione che garantiscono nuove opportunità per le comunità locali. Non si chiede solo il disinvestimento ma è necessario un investimento in efficienza energetica e creazione di nuovi posti di lavoro e la transizione energetica deve essere giusta anche nel rispetto degli interessi delle comunità che operano nel settore minerario ed estrattivo, deve consentire di portare l’elettricità a tutti coloro che non ne hanno accesso e per invertire la rotta si devono modificare gli investimenti entro cinque anni.
  • Rev. Fletcher Harper, Executive Director, GreenFaith. Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia incalcolabile per l’uomo e il passaggio dai combustibili fossili verso una energia pulita deve avvenire subito, serve una transizione che sorregga le comunità ed i lavoratori che verranno colpiti. Disinvestire ed Investire è un test per capire la propria fede e bisogna dare un segnale inequivocabile.


Le concrete misure finanziarie adottabili in tema di reinvestimento responsabile

Moderatrice: Sarah Butler Sloss, fondatrice e direttrice di Ashden Team

  • Dan Carson, Senior Investment Analyst, Sustainable Investment, FTSE Russell. I gestori dei mercati finanziari devono comprendere i rischi legati al clima e al carbonio. In una prima fase si evitava da fare investimenti in aziende non degne (pornografia) e non si prestava ancora attenzione alle performance, dopo COP21 non si parla più solo di sostenibilità ma viene evidenziato un nuovo concetto che i rischi devono essere correttamente valutati e sempre più bisogna prestare attenzione al clima. Questo non è un mercato di nicchia ma anche i grandi investitori lo stanno prendendo in considerazione quindi bisogna considerare la correlazione tra rischio ed opportunità.
  • Jochen Wermuth, Senior Found Partner Wermouth Asset Management. E’ necessario verificare l’impatto degli investimenti sull’ambiente.
  • Aldo Bonati, Senior Relationship Management EticaSgr. Sono necessarie maggiori informazioni per prendere decisioni giuste. Nel settore finanziario sono in atto molti cambiamenti ed esistono delle soluzioni per il disinvestimento quali anche l’investimento in azioni.
  • Ian Halstead, Senior Analyst Investment, L&P Services. Disinvestire va bene ma bisogna anche investire e non bisogna parlare di limiti ma di opportunità. Non è vero che non esistono prodotti alternativi all’investimento in carboni fossili e stanno crescendo le opportunità di impact investing nel settore del solare, l’eolico che comportano una maggiore efficienza energetica. Gli investitori non amano le incognite ma vogliono essere ben informati che i nuovi investimenti possono essere redditizi. Il ruolo giocato da alcune importanti istituzioni cattoliche che già hanno imboccato la strada del disinvestimento.

Il ruolo giocato da alcune importanti istituzioni cattoliche che già hanno imboccato la strada del disinvestimento

Moderatore: Neil Thorns, responsabile advocacy e comunicazione CAFOD

  • George Hanley, Trustee University of Dayton. Il disinvestimento è un processo graduale per il quale è stato stimato un lasso temporale di cinque anni e le sfide che devono essere fronteggiate riguardano la stima dei rendimenti dei nuovi investimenti, l’impatto sulle persone più anziane, l’impegno ed il coinvolgimento di tutti. L’Università di Dayton nell’Ohio ha avviato un processo di disinvestimento che ha avuto un impatto anche sulle attività di assunzione di nuovo personale, un cambio del corpo docente e a fronte di una elevata pubblicità esterna quando si è dato l’annuncio dell’avvio del processo di disinvestimento internamente si è resa necessaria una attività di educazione dei componenti della congregazione e l’avvio di un cambiamento culturale.
  • Rev. Henrik Grape, Church of Sweeden of World Council of Churces. Un futuro sostenibile deve avere un visione concentrata sui valori. Tutte le chiese si sono mosse per arginare il cambiamento climatico e togliere carbone e carbonio dagli investimenti ed importante è il reinvestimento a favore dello sviluppo sostenibile. In Svezia anche attraverso il disinvestimento si sono ottenute migliori performance ed è sbagliato procurarsi dei profitti dalla rovina del clima e la fede può ricoprire un importante ruolo.
  • Sr. Susan Vickers, RSM, - VP of Corporate Responsibility, Dignity Health. Il processo di disinvestimento comporta anche una grande opportunità in quanto consente di integrare la sostenibilità ambientale negli obiettivi di investimento, avviare un processo di engagement, affrontare i carbon risks, avviare investimenti in soluzioni climatiche quali le energie rinnovabili e trovare una difesa per il thermal coal. Questo è possibile adottando i criteri ESG.
  • Amy Echeverria, International JPIC Coordinator, Missionary Society of St Columba.
  • Barry J Leidl, Treasurer, Jesuits from English Canada. Deve essere prestata attenzione al valore della giustizia e della pace.
  • John O’Shaughnessy, CFO & CEO, Franciscan Sisters of Mary


Idee e prospettive del movimento Divest

  • Tomas Insua, Executive Director, The Global Catholic Climate Movement.
  • Sr. Sheila Kinsey, FCJM – JPIC Executive Co-Secretary, USG-UISG.
  • Alison Tate, Policy Director International Trade Union Confederation. Non ci sono posti di lavoro in un pianeta morto! E’ importante una giusta transizione e bisogna trasformare l’industria gestendo le conseguenze del cambiamento climatico e deve essere portate avanti un dialogo con i grandi investitori. Gli investimenti devono essere a lungo termine in grado di affrontare la crisi finanziaria globale della diseguaglianza e della disoccupazione. Oltre agli stranded asset si deve affrontare il problema delle stranded comunità e stranded lavoratori. Gli investimenti devono essere pazienti e non speculativi e devono essere impegnati nello sviluppo delle infrastrutture. Si deve affrontare la problematica di una giustizia fiscale e gli investimenti devono essere in aziende etiche con una comunicazione trasparente di dove vengono investiti i patrimoni ed i piani delle aziende per il cambiamento climatico devono essere in linea con gli accordi di Parigi 2015. 
  • Clara Shannon, Interim Director, One for All

Andrea Gasperini

Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

CAMBIAMENTI CLIMATICI, LE REGOLE DEL FINANCIAL STABILITY BOARD

Uno dei più significativi, e forse il più incompreso, dei rischi che le organizzazioni devono oggi affrontare riguarda il cambiamento climatico in quanto è ampiamente riconosciuto che la continua emissione di gas serra causerà un ulteriore riscaldamento del pianeta che potrebbe arrecare conseguenze economiche e sociali dannose per tutti, tuttavia l’esatta tempistica e la gravità degli impatti fisici sono oggi difficili da stimare.

Su richiesta del G20 il Financial Stability Board (FSB) ha promosso la costituzione di un gruppo di lavoro denominato Task Force on climate-Related Financial Disclosures (TCFD) con presidente Michael Bloomberg e al quale partecipano 32 esperti per la definizione delle informazioni che le aziende dovrebbero comunicare nell’ambito di un sistema di reporting principale come l’Annual Report, riferite ai rischi e le opportunità inerenti al cambiamento climatico attualmente in corso al fine di evitare potenziali impatti negativi sulla stabilità finanziaria dei mercati e:

  • consentire ai soggetti interessati di disporre di una migliore informativa ed agevolare le decisioni finanziarie di investimento, di credito e di sottoscrizione di assicurazioni e,
  • migliorare la comprensione e l’analisi dei rischi e le opportunità legate al cambiamento climatico e, nel corso del tempo, contribuire a promuovere una progressiva piuttosto che brusca transazione verso un sistema economico “low carbon”.

Il 14 Dicembre 2016 per indicare alle aziende come comunicare i rischi finanziari e le opportunità legate al clima nel contesto degli obblighi esistenti di informativa la TCFD ha pubblicato il documento “Recommendations of the Task Force on Climate-related Financial Disclosures”.

Tale documento include una serie di raccomandazioni che rientrano in quattro diverse categorie: Governance, Strategia, Risk Management, Metriche e Targets e mirano a supportare coerenti, comparabili, affidabili, chiare ed efficienti comunicazioni che devono essere fatte dalle società finanziarie e non finanziarie.

Per quanto la TCFD è focalizzata su rischi e opportunità materiali inerenti il cambiamento climatico e la transizione verso un'economia low carbon molti dei suoi principi sono applicabili anche ad altre tematiche della sostenibilità. 

Rischi ed opportunità legate al clima e impatti finanziari

Fonte: Recommendations of the Task Force on Climate-related Financial Disclosures (pg.10)

I cambiamenti associati ad una transizione verso un’economia low carbon presentano rischi significativi ma creano anche significative opportunità per un ampio numero di organizzazioni focalizzate sulla mitigazione dei cambiamenti climatici e l’individuazione di soluzioni di adattamento.

Contestualmente la TCFD ha aperto la possibilità di partecipare ad una consultazione pubblica la cui scadenza è fissata il 12 Febbraio 2017 per consentire ai soggetti interessati di esprimere le proprie osservazioni sulle Reccomandations compilando un Report Consultation.

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 23 gennaio 2017

INTANGIBLES E CLIMA ENTRANO IN BILANCIO

In vigore anche in Italia la direttiva Ue sulle informazioni non finanziarie 

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 7 del 10 gennaio 2017, il D.Lgs. 30 dicembre 2016, n. 254 di attuazione della direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 ottobre 2014 recante modifica alla direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda la comunicazione di informazioni di carattere non finanziario e di informazioni sulla diversità da parte di talune imprese e di taluni gruppi di grandi dimensioni (17G00002). Tale provvedimento entrerà in vigore il 25 gennaio 2017 e le disposizioni del presente decreto si applicano, con riferimento alle dichiarazioni e relazioni relative, agli esercizi finanziari aventi inizio a partire dal 1° gennaio 2017.

  • Art.2 Ambito di applicazione

1.Gli enti di interesse pubblico redigono per ogni esercizio finanziario una dichiarazione conforme a quanto previsto dall’articolo 3, qualora abbiano avuto, in media, durante l’esercizio finanziario un numero di dipendenti superiore a cinquecento e, alla data di chiusura del bilancio, abbiano superato almeno uno dei due seguenti limiti dimensionali:

a.totale dello stato patrimoniale: 20.000.000 di euro; 

b.totale dei ricavi netti delle  vendite  e  delle  prestazioni: 40.000.000 di euro; 

2.Gli enti di interesse pubblico che siano società madri di un gruppo di grandi dimensioni redigono per ogni esercizio finanziario una dichiarazione conforme a quanto previsto dall'articolo 4.

  • Art. 3 Dichiarazione individuale di carattere non finanziario

1.La dichiarazione individuale di carattere non finanziario, nella misura necessaria ad assicurare la comprensione dell’attività di impresa, del suo andamento, dei suoi risultati e dell’impatto dalla stessa prodotta, copre i temi ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione attiva e passiva, che sono rilevanti tenuto conto delle attività e delle caratteristiche dell'impresa, descrivendo almeno: 

a.il modello aziendale di gestione ed organizzazione delle attività dell’impresa, ivi inclusi i modelli di organizzazione e di gestione eventualmente adottati ai sensi dell’articolo 6, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, anche con riferimento alla gestione dei suddetti temi;

b.le politiche praticate dall’impresa, comprese quelle di dovuta diligenza, i risultati conseguiti tramite di esse ed i relativi indicatori fondamentali di prestazione di carattere non finanziario;

c.i principali rischi, generati o subiti, connessi ai suddetti temi e che derivano dalle attività dell’impresa, dai suoi prodotti, servizi o rapporti commerciali, incluse, ove rilevanti, le catene di fornitura e subappalto;

2.In merito agli ambiti di cui al comma 1, la dichiarazione di carattere non finanziario contiene almeno informazioni riguardanti: 

a.l’utilizzo di risorse energetiche, distinguendo fra quelle prodotte da fonti rinnovabili e non  rinnovabili, e l’impiego di risorse idriche; 

b.le emissioni di gas ad effetto serra e le emissioni inquinanti in atmosfera; 

c.l’impatto, ove possibile sulla base di ipotesi o scenari realistici anche a medio termine, sull’ambiente nonché sulla salute e la sicurezza, associato ai fattori di rischio di cui al comma 1, lettera c), o ad altri rilevanti fattori di rischio ambientale e sanitario; 

d.aspetti sociali e attinenti alla gestione del personale, incluse le azioni poste in essere per garantire la parità di genere, le misure volte ad attuare le convenzioni di organizzazioni internazionali e sovranazionali in materia, e le modalità con cui è realizzato il dialogo con le parti sociali; 

e.rispetto dei diritti umani, le misure adottate per prevenirne le violazioni, nonché le azioni poste in essere per impedire atteggiamenti ed azioni comunque discriminatori; 

f.lotta contro la corruzione sia attiva sia passiva, con indicazione degli strumenti a tal fine adottati.

  •  Art. 7 Dichiarazioni volontarie di carattere non finanziario conformi

1.I soggetti diversi da quelli ricompresi nell’ambito di applicazione di cui all’articolo 2 che, su base volontaria, redigono e pubblicano dichiarazioni individuali o consolidate non finanziarie e che si attengono a quanto disposto dal presente decreto legislativo, possono apporre su dette dichiarazioni la dicitura di conformità allo stesso.

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 12 gennaio 2017

FIGC, IL PALLONE SCOPRE IL REPORT INTEGRATO

Il 15 novembre 2016 la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) (http://www.figc.it/index.shtml), una delle prime organizzazioni sportive al mondo a dotarsi di tale strumento, ha presentato a Milano la prima edizione del Bilancio Integrato ispirato al principio della sostenibilità che rappresenta l’evoluzione dei precedenti tre Bilanci Sociali e nasce dall’esigenza di comunicare agli stakeholder il valore prodotto con il complesso delle proprie attività e dei suoi programmi strategici di sviluppo.

Il Bilancio Integrato, disponibile al link http://www.figc.it/other/Bilancio_Integrato_2015/Bilancio_Completo_13_09_2016_0800_Lr.pdf,  illustra i principali programmi strategici della Federazione ed il loro potenziamento, con particolare riferimento all’efficienza organizzativa interna, alla sostenibilità e alla trasparenza, nonché alla valorizzazione della dimensione sportiva e giovanile, alle azioni relative al settore del calcio professionistico e dell’impiantistica sportiva, anche attraverso la rivisitazione delle norme e dei regolamenti.

I contenuti del Bilancio Integrato sono stati predisposti adottando come modello di riferimento tecnico-metodologico quello dell’Integrated Reporting <IR> Framework pubblicato nel dicembre 2013 dall’International Integrated Reporting Council (IIRC) e, per continuità con i precedenti Bilanci Sociali, le linee guida del GRI. La struttura del documento è stata definita in funzione del processo di creazione del valore nel breve, medio e lungo termine della FIGC e, conseguentemente, dell’analisi della connettività delle informazioni riferite alle sei forme di capitale economico, produttivo e naturale, umano, intellettuale ed organizzativo, sociale e relazionale di cui dispone che vengono trasformate in output e outcome.

Il modello di business della FIGC

Fonte: FIGC Bilancio Integrato anno 2015

Come indicato dalla stessa FIGC l’integrated journey è appena iniziato e ulteriori considerazioni riferite all’<IR> Framework di IIRC per la seconda edizione potrebbero riguardare, ad esempio, il principio guida 3C “relazioni con gli stakeholder” avviando un processo di stakeholder engagement, 3D “materialità” con la presentazione della matrice di materialità e 3E “sinteticità” limitando alcune sezioni specifiche di un Bilancio Sociale.

Il Bilancio Integrato anno 2015, distinto dal Bilancio di Esercizio al 31 dicembre 2015, non è stato sottoposto ad esame di limited assurance engagement da parte di una società di revisione indipendente e non include la sezione GRI content index presente nei precedenti Bilanci Sociali.

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 9 gennaio 2017

ESG, ARRIVA LA GUIDA VERDE DI PARIBAS

Lunedì, 19 Dicembre 2016 abbiamo segnalato nell’Osservatorio ESG la guida WIRF proposta dal World Intellectual Capital Initiative il cui obiettivo è quello di aiutare le organizzazioni a presentare il proprio modello di business dove il valore è prevalentemente generato da risorse quali la conoscenza, la tecnologia, i brevetti e know-how, la strategia e le procedure, la governance, la qualità del capitale umano, i marchi, la reputazione e le relazioni con i clienti ed i business partners (http://www.aiaf.it/osservatorio-esg-3).      

Segnaliamo questa settimana una seconda guida utile per comprendere anche i fattori Ambientali, Sociali e di Corporate Governance (ESG) disponibile al link 
http://securities.bnpparibas.com/files/live/sites/quintessence/files/Documents/Newsletter/ESGMadeSimpleGuide_English_%255BSCREEN%255D.pdf proposta nel mese di Settembre 2016 da BNP Paribas una delle principali istituzioni finanziarie che ricopre un ruolo chiave nel sostenere gli investimenti responsabili e le pratiche di investimento sostenibile a lungo termine, attiva nel mercato dei green bonds e la definizione dei prodotti richiesti dagli investimenti responsabili.

Attraverso l’analisi dei fattori ESG vengono esaminate le correnti pratiche di business di un’azienda e da questo punto di vista viene misurato il rischio sulla base della gestione ambientale da parte dell’azienda, la sua interazione con le comunità locali, nazionali o regionali in cui opera e la sua corporate governance. Un elenco non esaustivo dei fattori ESG è di seguito descritto.

I tre pilastri dei fattori ESG:

Fonte: BNP Paribas – ESG Made Simple

Anche tale guida può essere di ausilio per meglio interpretare il decreto legislativo, in corso di delibera da parte del Consiglio dei Ministri, di attuazione della Direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo per quanto riguarda la comunicazione delle informazioni di carattere non finanziario attinenti i temi ambientali, sociali, al personale, al rispetto dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione attiva e passiva che sono rilevanti tenuto conto delle attività e delle caratteristiche delle imprese.  

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 27 dicembre 2016

PIU’ VICINO IL DECRETO SUGLI INTANGIBLES. ARRIVA LA GUIDA WICI

Il World Intellectual Capital Assets Initiative (http://www.wici-global.com/) è un network di organizzazioni che operano nel settore pubblico e privato che ha iniziato la propria attività nell’anno 2007 ed è basato su un protocollo d’intesa internazionale finalizzato a definire un nuovo framework per il business reporting, in grado di rappresentare in modo più soddisfacente ed esaustivo le varie dimensioni dei risultati d’impresa, inclusa quella intangibile.

Un recente documento pubblicato dal WICI nel mese di settembre 2016 denominato Wici Intangibles Reporting Framework (http://www.wici-global.com/framework) cristallizza le migliori pratiche e le proposte che sono emerse nel corso degli ultimi venti anni a livello mondiale nel campo del reporting dei beni immateriali e della creazione del valore da parte delle imprese.

Tale Framework può essere di ausilio per meglio interpretare il decreto legislativo, in corso di delibera da parte del Consiglio dei Ministri, di attuazione della Direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo per quanto riguarda la comunicazione delle informazioni di carattere non finanziario attinenti i temi ambientali, sociali, al personale, al rispetto dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione attiva e passiva che sono rilevanti tenuto conto delle attività e delle caratteristiche delle imprese.  

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 19 dicembre 2016

Troppo carbone, la Cina corre con lentezza ai ripari

Carbon Tracker (http://www.carbontracker.org/) è un think tank finanziario indipendente con sede a Londra che fornisce un’analisi approfondita sull’impatto del cambiamento climatico sui mercati dei capitali, gli investimenti in combustibili fossili, una mappatura dei rischi, le opportunità e il percorso verso un futuro a basse emissioni di carbonio.

Successivamente ad una serie di ricerche sul carbone che nel rispetto dei limiti imposti dall’accordo di COP21 a Parigi al surriscaldamento della temperatura a 2°C non potrà essere bruciato e agli stranded assets ha avviato un nuovo dibattito su come allineare il sistema finanziario con una transazione energetica verso future basse emissioni di carbonio.

In una ricerca pubblicata nel mese di Novembre 2016 http://www.carbontracker.org/report/chasing-the-dragon-china-coal-power-plants-stranded-assets-five-year-plan/ Carbon Tracker evidenzia che la Cina sta costruendo più centrali elettriche a carbone di quante necessiti e che è in atto una errata allocazione dei capitali in quanto alla data del mese di luglio 2016 dispone di 895 GW di capacità di energia elettrica da carbone largamente sottoutilizzata e ha 205 GW in costruzione e altri 405 GW in fase di pianificazione. I progetti di impianti in costruzione e pianificati ammontano ad un totale investimento di mezzo trilione di dollari, che rischia di andare perduto.

Il governo cinese è tuttavia consapevole di questa crisi di sovraccapacità e la necessità di interventi politici per tornare ad investimenti di generazione di carbone equilibrati e il responsabile della Agenzia per l’Energia Nazionale (NEA) ha dichiarato in un’intervista rilasciata nel mese di marzo 2016 che il governo sta prendendo le misure necessarie per evitare questo eccesso di capacità a carbone. La questione non è se la Cina agirà con convinzione per affrontare la sua crisi di eccesso di capacità di carbone, ma come e quando.

Carbon Tracker considera quindi in questa ricerca le implicazioni finanziarie e sul clima imputabili alla crisi di sovraccapacità di carbone della Cina nel contesto di limitare l’aumento della temperatura media globale a 2° C.

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles®”

Milano, 12 dicembre 2016

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Il settore finanziario sta reagendo ai segnali di rischio imputabili al cambiamento climatico

Secondo una ricerca pubblicata il 22 novembre 2016 dall’organizzazione “The Climate Institute” (http://www.climateinstitute.org.au/) il passaggio alle energie pulite, nonostante la presidenza di Trump, continuerà ed è in crescita la pressione sulle imprese di comunicare sempre più informazioni sulla loro capacità di gestire anche rischi climatici e ridurre i gas ad effetto serra (GHG). Questi fattori comportano inoltre un aumento del rischio per i gestori dei patrimoni, che hanno doveri fiduciari nei confronti dei loro clienti, che venga imputato loro di aver violato questi compiti quanto più si impegnano a finanziare investimenti ad alto carbonio....

http://www.aiaf.it/osservatorio-esg-0

Milano, 1 dicembre 2016

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