CLIMATE CHANGE: la finanza suona la carica

Giovedì, 4 Maggio, 2017

IL CONVEGNO AIAF: FONDI, ETF E SOCIETÀ IN CAMPO PER L'AMBIENTE  

“Date uno sguardo a questi giudizi. La società Volskwagen era premiato prima del dieselgate con il massimo dei voti in materia di sostenibilità ambientale, ma per noi meritava un voto modesto. Al contrario la società  Tesla era in fondo alla classifica, ma non per noi”.

Ian Monroe, visiting scholar di Stanford, ma anche promotore di Etho Climate Leadership U.S. ETF (ETHO), uno dei primi (se non il primo in assoluto) exchange traded Fund (ETF) quotati al Nasdaq dal mese di novembre 2015 che assume, con buoni risultati, posizioni long sui titoli sensibili al Green ma pratica anche strategie short sulle società più nocive sul piano ambientale, usa questo esempio al Convegno che ha radunato ieri a Milano gestori di patrimoni, industriali attenti al tema della sostenibilità, manager ed esperti del tema climate change, carbon bubble e stranded asset, fornitori di indici ESG ed interpreti dell’enciclica papale Laudato sì per la transizione verso una economia a basse emissioni di carbonio attorno al tema degli investimenti responsabili.

Un appuntamento prezioso, reso possibile dall’impegno da oltre un anno di Andrea Gasperini, leader della “Mission Intangibles” dell’Aiaf, Federica Doni dell’università della Bicocca-Milano ed Emanuele Plata Presidente di Planet Life Economy Foundation.

“Nelle aziende  - continua Monroe – ancora oggi i temi della sostenibilità spesso dipendono dal settore marketing e comunicazione, senza possibilità di incidere nelle scelte strategiche delle impresa. Ma l’ambiente promette di essere il tema-chiave, decisivo per la valutazione di un investimento. Adesso, mica fra dieci anni. Non è un caso che l’Arabia Saudita metta in vendita adesso Aramco. E mostra un grafico, risultato delle ricerche promosse dalla società inglese Carbon Tracker Initiative, da cui emerge l’ineluttabile declino dell’oil (per non parlare del carbone) di qui al 2030 o anche ben prima. Un fattore destinato a cambiare anche i destini dell’auto, ben prima di quel che non si pensi.

“Non è certo per motivi ideali che la Cina ha scoperto l’emergenza ambientale e si è convertita ad una filosofia verde” incalza Massimo Nicolazzi, una vita nel mondo del petrolio, prima all’Eni poi nel gruppo Gazprom, oggi  ISPI Energy e Watch Professor Economics of Energy Sources, University di Torino . “Il cambiamento – dice – non può prescindere dalla volontà politica, che agisce attraverso un mix fatto da tasse, incentivi e proibizioni.

Ma ha un valore determinante la finanza: il professor Paul Ekins calcola in 3.000 miliardi di dollari l’anno gli investimenti necessari per abbassare il tasso di carbonio. La ricetta, insomma, non può prescindere dalla finanza”.

“Anche in Italia possiamo contare tra l’altro – dice al proposito Andrea Gasperini, responsabile Aiaf del progetto mission intangibles – sulla mobilitazione dei fondi pensione e sul ruolo della finanza degli ordini religiosi sensibili ad un processo di disinvestimento / reinvestimento delle fonti fossili”.    

Certo, l’America di Trump sta mettendo in discussione l’emergenza ambientale. Ma le tesi del Presidente possono ritardare, facendo molti danni, l’intervento della finanza in materia di difesa dell’ambiente, ma non cancellare “the tragedy of the horizon” come l’ha definita il governatore della Bank of England Mark Carney. E qualcosa ormai è cambiato anche nella corporate Italia, sempre più sensibile al tema.

Lo sono i gestori e gli analisti, che hanno portato le loro esperienze e i loro suggerimenti: Vincenzo Sagone di Amundi, Gianluca Michele Bovenzi di Deutsche Bank, Gianluca Manca di Eurizon ed Elisabetta Colombo di Vigeò Eris.

L’esperienza pilota di Assicurazioni Generali, alla costante ricerca di un equilibrio sostenibile per clienti, dipendenti e stakeholders è stata descritta da Lucia Silva Group Head of Social Responsibility.

L’universo Esg, insomma, esce dalla fase della “bontà” per assumere un preciso profilo sostenibile anche dal punto di vista del ritorno per l’azionista e per gli operatori di mercato.

E la prospettiva non cambia dal punto di vista delle imprese, come hanno sottolineato i case history di Pirelli (illustrato da Eleonora Giada Pessina), Erg (Luca Bragoli).

Dal punto di vista delle imprese il climate change è sempre più un’opportunità che un costo, anche alla luce dei rischi, talvolta irrimediabili, che può comportare la sottovalutazione della componente ambientale.   

Per carità, la strada resta ancora in salita e l’ottimismo è prematuro. Come ha sottolineato Luca Testoni fondatore di ETicaNews, uno dei centri studi più attrezzati ed attivi in materia, le previsioni sull’emissione dei green bond dopo l’accordo di Parigi 2015 (COP21) (100 miliardi) si sono rivelate troppo ottimistiche.

E non mancano i “buchi”. “Le 3-4 organizzazioni più attrezzate - commenta Gianluca Manca – possono schierare non più di 100-150 analisti per seguire 5.000 società o anche più. E’ impossibile, in queste condizioni, avere sempre analisi davvero affidabili”.

Ma, conclude Monroe, la domanda cresce e gli investitori stanno prendendo sempre più seriamente in considerazione anche la sostenibilità indipendentemente da quello che sta accadendo a Washington.     

     

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